“Tutto quel dolore? E’ la guerra: per questo l’Italia la ripudia”


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Per quelle strane coincidenze della vita due giorni fa vi ho parlato degli “ebbrei“. O meglio, ne ho fatto parlare quella bambina di dieci anni che è mia madre. Quella storia la raccontai in un libro (quello che ricordava Nomfup): misi mia madre davanti a un registratore e le chiesi di raccontarmi che cos’è la guerra, quando hai 10 anni. Poi chiesi a Oscar Luigi Scalfaro di scriverne una Prefazione.
Mi rispose che ormai scriveva poco ma soprattutto mi disse:  “e cosa posso aggiungere io a quel mare di dolore che parla così bene da solo?”.
Però lo fece. “Per quella bambina”. Mi mandò quattro cartelle scritte a macchina, mentre eravamo in pieno conflitto iracheno. Queste sono le ultime righe:

Tutto quel dolore? “E’ la guerra. Per questo l’Italia la “ripudia”. (…) Mentre esce questo diario così vivo e doloroso altra guerra non ha ancora cessato di insanguinare l’umanità. Ed è sorta la teoria della guerra preventiva che non trae legittimazioni nel diritto internazionale e tanto meno nei principi generali dell’etica e con le bombe intelligenti sono apparsi, nel linguaggio che tutto aggiusta, i morti e i feriti del fuoco amico! (…)
Per chi legge qui c’è il breve diario di una sofferenza dovuta alla guerra; una sofferenza piccola di fronte all’immane devastazione della guerra. Ma l’umana sofferenza può mai essere chiamata piccola?
Questo certamente non è il pensiero di Dio.
E quanti di questi piccoli e ignoti episodi di guerra? Migliaia? No, milioni e milioni, un’alluvione di umano dolore: e questo dolore quanto vale?
Quanto vale per ciascuno di noi?
Quanto vale per te che leggi?”.

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