Miro al piattello


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3 gennaio 2012
Doveva essere il clou del viaggio. L’Everest delle scalate, il Louis Armstrong del jazz, la Gioconda dei sorrisi in posa, la Nutella delle cioccolate. Loro, i Mursi. Quelli delle donne col piattello labiale. Quella cosa che tu parti e dici “e poi vedremo i Mursi”. Ma come spesso accade, e non solo in viaggio, capitemiammè, all’aumentare delle aspettative diminuisce proporzionalmente l’effettiva soddisfazione finale. E dunque mi guarderò bene dal dirvi che a incontrare cose così non sia rimasta sbigottita:

Mursi woman (Foto Meri Pop)

 provata

Mursi village (Foto Meri Pop)

o inebetita

Mursi post piattello (Foto Professor Pi)

Ma c’è che lo sanno. Sanno di essere le star. Che sei qui soprattutto per loro. E un po’ se la tirano. No, non solo il labbro e le orecchie. Sanno che tutto sommato sulla concorrenza dei Borana e dei Karo vincono a mani basse. Ma soprattutto a mani allungate: a chiedere “bir, bir, bir”, mani addosso a strattonarti, a stringerti per il braccio, a circondarti, a inseguirti, a sbarrarti la strada per mettersi in posa reclamando la foto a pagamento che gli spetta.

Sia chiaro (e 2): lo spettacolo è assicurato. Indimenticabile. Unico.
Ma proprio come quando ti avvicini alla Gioconda al Louvre, è tale il casino intorno, gli spintoni, la visuale offuscata, la gomitata nel fianco del vicino fotografante, che alla fine non vedi l’ora di andartene. Nel senso di uscire da quella centrifuga. E passare alla sala accanto. Dove magari c’è il capolavoro minore. Però è lì tutto per te. Puoi, per un attimo, sentirlo tuo. Non preso in prestito o, in questo caso, acquistato in franchising.

Detto questo appariva subito chiaro, dopo un’arrampicata chilometrica a tornanti su strapiombi e girata la curva finale della chicane, che presentadocisi innanzi un muro di muscoli, sia pur addobbati variamente, e armi di bastonamenti di massa, acquisiva una certa sostanza il contenuto del teorico appello lanciato dal Professor Pi per comunicare alcune coordinate per la sopravvivenza: “siate cauti-potrebbero rivelarsi molto aggressivi-se li fotografate e vi chiedono soldi pagateli-consiglio di non attardarvi in dibattiti e trattative”.

La questione piattello è presto detta: nato nella notte dei tempi per sottrarre le donne a pericoli di violenze da parte di nemici e stranieri, rendendole  poco desiderabili, in ossequio al principio secondo il quale nulla è più definitivo di ciò che è temporaneo, permane ancora oggi. Il “trattamento” inizia intorno ai 10-11 anni delle bambine: si buca il labbro inferiore, si inserisce prima un piccolo pezzo di legno, poi sempre più grande fino ad arrivare a veri e propri “dischi” di terracotta che possono arrivare anche a un diametro di 20 centimetri. Un CD, praticamente. Per fargli spazio all’interno della bocca vengono tirati via i quattro incisivi inferiori. Non sembrando ciò abbastanza, accade che lo stesso trattamento decidano di riservarlo anche ai lobi delle orecchie.

(Foto Meri Pop)

Ora però mi costituisco spontaneamente confessandovi che, per tutta la permanenza al villaggio, non mi sfiorava l’idea di nessuna di queste considerazioni storico antropologiche, essendo il mio sconcerto richiamato solo da domande basiche tipo: ma come fanno a mangiare? E a bere? E baciare?

Mentre amleticamente mi dibattevo in questi interrogativi venivo richiamata da un vociare di simil inizio rissa nel quale rischiava di precipitare la Carlina che, non avendo fotografato per nulla una santantonia locale piattellomunita, e di stazza tre volte la sua, si vedeva ugualmente richiedere il compenso:

-Cara, oicchè tu dici? Icchè issiachiaro, non è per i quattro bir (i Mursi hanno tariffa più alta rispetto alla concorrenza) che anche volentieri comunque ti darei, ma io proprio ‘unt’hoffotografataffatto, vedi, cara?
e le mostrava a ritroso lo storyboard omorivico della sua Canon.
La santantonia piattellomunita, spiazzata dall’inedita carrellata stile SuperQuark, la guardava dall’altissimo in basso piuttosto interdetta e, al quarto caricatore di foto, abbandonava stremata l’inesistente pretesa.

Confortati dal successo della trattativa sindacale della Carlina ritenevamo giunto il momento che dei Mursi mo’ pure basta.

4 Risposte to “Miro al piattello”

  1. The Mac Dice:

    Questa cosa è agghiacciante assai. Direi una barbarie. Non ho letto gli altri tuoi post, ma resto sempre più convinta che certi popoli bisognerebbe solo leggerli sui libri.

  2. Grace Dice:

    Sì vabbè ma io voglio sapere come bevono, mangiano e baciano soprattutto?!

  3. ex-First Lady Dice:

    ….ci sarà stato a suo tempo qualche turista che ha iniziato questa bella trovata che per una foto si paga qualche soldino…questa pratica è la rovina del turismo e dell’autenticità di certe popolazioni….bisognerebbe trovare il modo di barattare la foto piuttosto con beni di consumo, cibo, medicinali, ma ormai in alcune zone mi sa che purtroppo è tardi…

  4. MeriPop Dice:

    TheMac: esatto, agghiacciante anche a 38 gradi.
    Grace: e pure io, mica l’ho capito e, visto il tasso di socializzazione, non ho avuto modo di approfondire.
    First: lo temo anche io, si è innescata una sorta di procedura di non ritorno.

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