A Zigo Zago c’era un Mago. Nationalpark


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2 gennaio 2012
Trascinatami di buon mattino dalla tenda al cespuglio (bagno donne) e poi all’albero spinoso (acacia) ove avevo sistemato il quartier generale del restauro (specchietto appeso al ramo mentre ci si deterge con fazzolettini imbevuti sognando un lavandino con l’acqua, pure zozzo e sbeccato, il lavandino, ma con l’acqua) intercettavo un miraggio che odorava di caffè. Seguendo la scia pervenivo alla sala colazioni e, beh, ci sarà pure un motivo -dico almeno uno- per cui poi io sto Professor Pi ancora lo seguo. Questo è uno dei motivi e ci attendeva in quel di Kolcho, tribù Karo, Omo river, Etiopia, altipiano:

Breakfast room, Karo village (Foto Meri Pop)

Nel motivo, apparecchiato alla perfezione,

Colazione meglio che da Tiffany (Foto Meri Pop)

planavano addirittura delle fette di ananas. Oltre al solito nugolo insettivoro volante, disposto in formazione tipo Frecce tricolore, ovviamente. Ed era dopo la colazione da re che, preceduto da un corteo di ragazzini locali venuto a salutarci, le nostre tre ambasciatrici si congedavano, e facevano congedare noi, dai Karo come meglio non avrebbe potuto sceneggiare manco Denzel Washington. Cioè così: uno

Karo goodbye (Foto Meri Pop)

due

tre

stella

E così avete visto pure altri quattro motivi. Per cui sto Professor Pi lo seguo al limite dello stalking.
A malincuore, e radunate tutte le carabattole, ci rimettevamo in marcia, destinazione Mago Park.
Si fa presente all’utenza che, nei circa tremila chilometri di dolon dolon su piste etiopi, qualche centinaio l’equipaggio di Meri e Pi ospitava Laura, 10 anni. La qual cosa era rilevabile prima di tutto dal tipo di dibattiti politici (allora adesso si gioca a trova la sillaba. allora adesso mi date la rivincita a trova la sillaba. quindi che si fa, si gioca a trova la sillabaaa?) e poi dalla colonna sonora, quella di David essendo stanziale su Aster Aweke e la mia e del Professor Pi su Carlos Santana con sconfinamenti sugli U2 e John Denver. E dunque Laura, negli insondabili misteri etiopi, ci apriva  anche a quelli di Selena Gomez piuttosto che di James Blunt. Il che rendeva quei paesaggi, ve lo assicuro, ancora più irresistibili nelle loro contraddizioni e nella distanza tra qui e lì.

E, soprattutto, Laura in macchina legge. Legge con qualsiasi tipo di terreno, curve, pendenze, ascensioni, smottamenti. Ed è così che, aprendo la Lonely, declamava: “dunque noi stiamo andando al Mago Park? Bene allora Mago National Park, uno dei posti più remoti dell’Etiopia, zona ad altissima densità malarica, nonchè territorio per lo più ancora inesplorato e allo stato selvaggio, regno incontrastato della mosca a tse tse”. No, volete che aggiunga altro? E’ che io ‘ste caspita di guide non solo non le leggo in Italia prima di partire ma ormai manco me le compro più: io meno so prima di partire e meglio è perché sennò poi si rifarebbe strada l’ipotesi Abano terme. Che infatti decidevo in quel momento che avrei rimesso in vetta, sola e incontrastata, per le destinazioni estive. Anche se, sbarcati dopo ore di peregrinazioni a finestrini serrati (che sta mosca a tse tse s’infila ovunque), si perveniva qui:

Mago, Meri & Sirvietta (Foto Professor Pi)

che non ci sono le terme ma la sauna si. Nel senso che c’era un tasso di umidità da acquario e noi coperti come palombari, per via di quelle descrizioni della Lonely. Che, mi scappa e ve lo devo dire, Sirvietta che ha coordinato le pause dei pipì stop della spedizione per tutto il viaggio, nel Mago Park ha seriamente preso in considerazione l’ipotesi catetere.

A notte fonda, sigillati nelle tende in mezzo al caspita di niente della savana vergine, Professor Pi ronfante, udivo il lento scorrere del fiume. E un sinistro ruggito stereo, da destra e sinistra. Che però lo sapevo che se mi azzeccavo al professor Pi pure nel sacco a pelo a dirglielo, oltre ad aver imperversato in tutti i suoi baldaletti precedenti con presagi di vario tipo regolarmente rivelatisi senza fondamento, quello poi giustamente si poteva anche stranire. E mi sono detta, da sola (che qualcosa da sti viaggi l’avrò pure imparata):
-Meripo’, ma quale ruggito, sono Antonio e Fabio che russano.
ROOOOOONFFFFF

2 Risposte to “A Zigo Zago c’era un Mago. Nationalpark”

  1. Nicoletta Dice:

    Meri, ma come le avete scovate queste meraviglie di fanciulle e relativi genitori, così ‘audaci’ da portarle in mezzo ai Karo?
    Mi avete fatto venire la tentazione di propormi per un viaggio ‘family’!

  2. MeriPop Dice:

    anfatti. mo’ contatto l’Unesco per segnalare babbo Sven e mamma Luisa “matrimonio dell’Umanità”.

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