Karo amico


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Categoria: Omo river   |    1 Comment »   |   
1 gennaio 2012
Strana sensazione. Quella di iniziare un nuovo anno in un nuovo posto. Ti sembra di cominciare non dico meglio ma di più. Poi c’è sta cosa che in questi viaggi col professor Pi quasi ogni mattina ti devi rifare lo zaino e ripartire. Cosa della quale ho cura, in loco, di lamentarmi abbondantemente. Però a pensarci qui mi piace mi da’ soddisfazione mi voglio lamentare ugualmente ma un po’ di meno.
Insomma è il primo gennaio 2012 e io, se mi guardo col geolocalizzatore, sto in un puntino in mezzo alla savana etiope con direzione villaggio Kolcho, tribù dei Karo. Che se qualcuno me l’avesse preannunciato solo un paio di anni fa l’avrei fatto ricoverare con TSO, trattamento sanitario obbligato. E fa un caldo pazzesco, il sole frigge il cervello già alle 10 del mattino, io mi sono spellata il naso già due volte, giro bardata tendenza burqa e costello ogni giornata di ansie di vario tipo (non bere acqua, non prendere ghiaccio, no verdure crude, non toccarti gli occhi, non toccarti la faccia, che è sta bolla, che è st’animale) ma è dopo ore di viaggio che il professor Pi ci fa infine arrivare su un promontorio affacciato su una vallata verde e rigogliosa sotto alla quale, a strapiombo, scorre sua Maestà. L’Omo river. E’ qui che ci aspettava questo:

Karo Omo (Foto Professor Pi)

E anche questo:

Karo mio (Foto Professor Pi)

che dico la verità m’aveva messa un po’ in soggezione e manco sono riuscita a fargli la foto. Però mi accertavo che gliela facesse il Professor Pi.

E poi in quel momento mi sono dimenticata di tutto, anche della crema protezione schermo globale. Sono scesa senza fiato e senza parole. E mi volevo abbracciare tutto l’Omo river. E l’Africa.

Meri Omo Pop (Foto professor Pi)

Però ci avevo accanto solo il professor Pi. E così mi sono abbracciata un po’ lui. Che è molto alto e quindi ne abbraccio di norma metà/due terzi al massimo.

Ed è allora che sono sgusciati fuori tutti i Karo: sono considerati i maestri della decorazione del corpo, si dipingono con una polvere bianca, calcare della montagna. Parecchio aggressivi. Soldi soldi soldi. Le prime ore di permanenza non sentivamo altro che “bir, bir, bir”. Il cattivissimo col fucile, là sopra, era il peggiore. E il professor Pi aveva pure detto:
-Di solito la gente si ferma qui un’oretta, li fotografa, li paga e se ne va. Noi resteremo. Anche la notte
Certo, visto come sono ospitali, maporcapaletta che bell’idea tranquillizzante.
E insomma per sottrarci alle continue richieste e strattonate ci rifugiavamo in una specie di capannotta dove allestivamo un frugale desinare. Loro fuori, a osservarci. Torvi.
Una loro guida, rinchiusa con noi, ci illustrava usi e costumi locali. Cose terribili tipo: “se a un bambino scende prima il dente di sopra anziché di sotto è considerato presagio di sventura e il bambino viene ucciso”.
CHE COSA???
E lui: – Si, anche se ora stiamo cercando di debellare questa usanza. Ma alcuni continuano a praticarla
E ancora: quando c’è un funerale le donne piangono e gli uomini sparano. Se sparando uccidono qualcuno “si dispiacciono molto”. Ah, che sensibilità lodevole.
No, proprio non ci siamo, Kari. Mi stavo infastidendo. Inorridendo. Spazientendo. Arrabbiando. Disagiando. Intanto passavano le ore.
Ed è stato quando abbiamo definitivamente messo via le nostre macchine fotografiche che, piano, piano, loro si sono riavvicinati incuriositi da sto gruppetto di matti che avrebbe pernottato su tende a picco sul costone.
E’ allora che ho visto Laura, 10 anni, fare i compiti circondata di bambini Karo, con le faccette dipinte di bianco: non ho idea in che lingua si parlassero ma piano piano loro sono entrati nel capannotto e si sono messi al tavolo con lei. Scambio di quaderni. Tipo le referenze degli ambasciatori.

E poi dopo di lei il guerriero cattivissimo s’è portato via Alice. Io stavo a morì di paura. Ma il suo papà e la sua mamma no e quindi ho capito che ero io che mi dovevo dare una calmata. E infatti poco dopo ce l’ha riportata. sana e salva. E TUTTA DIPINTA. Bellissima:

Alice nel Paese delle meraviglie dei Karo (Foto Professor Pi)

Tanto sono aggressivi, avidi, intrattabili quando si mettono in posa per estorcere soldi tanto poi si squagliano quando a disarmarci siamo noi. Insomma poi il guerriero ex cattivissimo s’è messo a fare lui le foto. A Sven e Alice.

Cheeeessseee (Foto Meri Pop e guerriero Karo)

Noi  nel frattempo avevamo visitato il loro villaggio e al termine avevo trovato la fila da Sven, che di suo sarebbe un dentista ma stava lì a ricucire piedi, ferite, mani. Insomma il disarmo bilaterale stava funzionando. Sarà che comunque, come aveva avuto modo di osservare il professor Pi, avere tre bambine, piccole donne al seguito ci stava aiutando nel contatto con queste popolazioni perché si predispongono meglio sia loro che noi, fatto sta che, per finire, la sera ci hanno portato e offerto anche un liquore all’anice, imbevibile, di circa 450 gradi. Il suggello alcolico scorreva sopra, l’Omo sotto.

La qui presente, invece, nella tenda, senz’acqua e senza bagni, senza luce e senza niente ma con una vista a picco sul fiume d’argento sotto luna piena specchiantevicisivi, firmava la resa al nemico con un fastidiosissimo e inspiegabile “peròcchebbello” che vagava indisturbato e a piede libero nella testa semidormiente senza cuscino. E pure con una colonna sonora. Questa:

che in macchina, quando c’erano con noi Laura o Julie, ci chiedevano sempre di metterla. E così ho pure svecchiato un po’ il mio parco musica. Che sto tizio non l’avevo manco mai sentito noiminare. Come l’Omo. Vedimo’.

Una Risposta to “Karo amico”

  1. ex-First Lady Dice:

    Bello..bello..bellissimo, e ti immagini le 3 ragazze con i compagni di scuola, che a Natale al max saranno stati a fare la settimana bianca in Val di Fassa!!?? Che esperienza meravigliosa!

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