Chi lascia la strada vecchia per la nuova mo’ sa quello che trova


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(segue saga)
Ilmaritodellamicamia, esaurite le formalità della stretta di mano e del benarrivati, non riusciva più a riprendere la parola dal sabato pomeriggio fino alla domenica sera.

Lamicamia, Lamicasua ora anche mia e Lamicosuo pure e io ci precipitavamo in una no-stop di ore trenta interrotta solo da arrosticini, affettati, formaggi, salamini e Montepulciano in quantità industriale, intervallata anche da marmellate, torte, biscotti, mieli, tartetatin e associati della colazione successiva.

Il resto è consegnato alla storia. E alla geografia. E al fatto che come te nessuno mai, caro questoweekend. Che tutta una vita a rifiutare caramelle dagli sconosciuti per poi piombargli direttamente in casa.

Insomma l’ho fatta parecchio lunga però questo,alla fine, vi volevo dire: prendetele, ste caramelle. Nel senso buttiamolo, ognittanto, il cuore oltre l’ostacolo. Che oltre a fare più fico che scavallarlo inciampandoci sopra capita che magari vi scoprite pure Sotomayor.  Ah si, certo che avevo paura. E anche questo vi volevo dire: la paura è un buon segnale. Che fare cose che non ce ne mettono almeno un po’ alla fine può rivelarsi un bel duepalle.
E chi lascia la strada vecchia per la nuova sa quello che lascia e mo’ sa pure quello che trova.

Mettiamola così: dovendo scegliere tra una cosa che vi mette un po’ d’ansia e una liscia famo che qualche volta scegliamo la più difficile. Ho detto qualche volta. Non questa che state pensando mo’. Che ve conosco, mascherine.

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