Un uomo in corriera


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20 agosto – da Normanton a Cairns settecentochilometri

La mattina alle 7,30 si accompagnava quindi Dario alla corriera. Scene inqualificabili nei saluti. Appaiabili a quelle dei parenti degli emigranti all’imbarco del piroscafo.

Baibai (Foto Meri Pop)

Si conforta l’autoimmolatosi prestandogli una Lonely Planet (“così quando arrivi non ti perdi”) e un litro d’acqua che lui, dignitosamente, rifiuta. Che Dario l’unico bene di conforto che pratica è il Mars: Dario è dunque un Marsiano.

L’ho visto nutrirsi quasi esclusivamente di questo concentrato di caramella mou e cioccolato, trigliceridi e glicidi, che non a caso negli anni ’40 era dato in pasto agli eserciti in guerra: in pasto al nemico, intendo, per ammazzarlo di diabete. E dunque nei momenti più impensati lui estraeva l’abominevole barretta e riusciva ad approvigionarsene e trovarlo anche dove non si riusciva a trovare manco la strada.

Dunque Dario in corriera  noi strizzati nelle gippone si parte. Dietro alla corriera. A tratti anche uno avanti, corriera in mezzo, uno dietro. Tipo staffetta del pullman della Roma in Trigoria-stadio Olimpico. Una tirata da paura: 700 chilometri in 11 ore, interrotte solo da poche soste pipì -giusto perché non potevano cateterizzarci, a noi donne- e un fondamentale caffè stop a Croydon. Che chi non conosce Croydon, voi gente di mondo?

Croydon, Laustralia (Foto Meri Pop)

Dai, stappa un Croydon, dove c’è il più antico negozio laustraliano pieno di memorie dell’età dell’oro ma che per fare un caffè sta tipo all’età della pietra che santocielo c’è voluta un’ora per farlo e un’altra per farlo raffreddare che sembrava piombo fuso.
Si prosegue sempre rincorrendoci con la corriera e a tratti sbracciandoci dalle jeep superandoli e urlando “Dariooooooo” tipo “Adrianaaaaaaaaaaa” di Silvester Stallone. Finché si giunge in un fantomatico confine tra due niente dove un cartello ci chiede: “Portate spore, semi, fuscelli? Subito alla disinfestazione, brutti zozzoni, chiudete i finestrini e passate lentamente ma senza fermarvi sotto le docce” con ciò costringendoci a passare in una specie di autolavaggio a spruzzo che però invece del Mastrolindo ci ha il DDT.

Seguirà poi un’altra sosta volante in un posto in cui c’è un albero di fico figo enoooorme (Big Fig Tree) che c’era pure la spiega di come caspita è nato ma quella chiedetegliela a Paola Pieroangela che io non ci ho capito un fico secco:

Meri Big Fig (Foto Professor Pi)

e poi ancora passaggio dal desierto alla vallata di Heidi, bellissima, tipo Val Badia, proprio, che mica lo so come ci è finita là in mezzo.
E insomma a un certo punto si svolta da questa pace e POF si precipita improvvisamente in quel di Cairns: una specie di Santa Barbara, California. In piazza c’è una piscina all’aperto, per dire. Che nell’Oceano che gli si spalanca davanti, chevvelodicoaffà, ci stanno i coccodrilli. Estuarini, si chiamano, quelli salati.

Cairns (Foto Professor Pi)

Impatto devastante. Macchine quante non ne abbiamo mai viste neanche in tutto il viaggio, clacson e, soprattutto, la prima, immensa, giallaerrossa insegna di McDonald.

Ci muoviamo come ebeti, nel senso più ebeti del solito e anche gli autisti risentono del Tropico dei Capricornuti, che questi ci strombazzano e ci ci mandano da tutte le parti. Siamo in una dimensione tipo lo sbarco del povero E.T. La prima tentazione è l’inversione di marcia. Perché, è chiaro, la Laustralia e il viaggio, in qualche modo, finiscono qui: da ora ne inizia un’altra. E, se je la famo, un po’ di vacanza. Mare, barriera corallina, Tequila bum bum.

Il problema serio è che però, davvero, in questo preciso istante io vorrei essere teletrasportata indietro, a Marree fra i pionieri del Klondike e la mitica pioneer woman, a Birdsville o William Creek. Si lo so che vi avevo scassato le balle lamentandomi del freddo, dei topi, del saccappelo, del professor Pi, del caspita di niente a perdita d’occhio e pure degli uccelli  dei volatili, delle alzatacce all’alba e della tenda ma il punto è proprio, devastantemente, questo: è lì che, ora, io vorrei stare.

Se conoscete uno bravo segnalatemelo. Di strizzacervelli, dico.

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