Supersquarc: la ruotona e la tendona della sfortunona


Tags: ,

Categoria: Laustralia   |    4 Comments »   |   

17 agosto – Barroloola, Limmen National Park

Ore 8 partenza. Siamo sulla Savannah Way che tradotto vuol dire circa 1.000 chilometri di sterrato rosso lungo lungo dritto dritto. A un’ora dalla partenza, praticamente all’unico bivio su mille chilometri, non si ha più traccia della Dariomobile, la gippona Darioguidata. Passata la soglia dei 10 minuti di attesa (la tolleranza prevista per “si saranno fermati a fare due foto” che infatti quali caspita di foto devi fare su un rettilineo? e vabbè) si evince che, avendoli invano attesi altri 25, a meno che dalle foto non siano passati ai filmati e, nel caso, tutto “Guerra e Pace” trasposto in Laustralia, tocca andarli a cercare.

Li si incrocia a 10 minuti di dietrofront, Dario guidante, che fanno il segno OK col pollicione in su. Ma appena iniziamo l’inversione di marcia per riaccordarcicisivi, avvistato il lato B della gippona appare uno spettacolo inquietante, alla Dario sì ma Argento. Questo:

La ruotona della sfortunona (Fotona Meri Poppona)

Un relitto di ex ruota giaceva esanime sul retro. Scesi tutti dalle macchine si incaricava Darioargento di tranquillizzare gli astanti:
-Ebeh, tutto bene, comunque ci è scoppiata una ruota
seguito dalla di Mariella compagna di abitacolo postilla
-Che botto
e dal di Carlina e mio
-Uggesùggesù

Alle ore 11 si seguiva la deviazione per Maria Lagoon che non è una piantagione acquea di avetecapitobenecosa de canapa ma una simil pozzona gigante con la spiaggetta che però, presa la deviazione chilometrica segnalata come “venite un po’ a vede’ qua che spettacolo”, aveva il cancello sbarrato con su scritto “nun se po’ più passà e se lo fate so’ cavoli vostri”. Ora dico io: perché sto cartello non me lo metti all’inizio, eh? Vabbè allora ci si avviava a mangiare il pane in cassetta con sottiletta a Butterfly Springs. Il panino lo capite da voi che roba che era però le butterflies erano bellissime, sia pur non commestibili, e volavano a centinaia nella laguna con cascatella in laghetto.

Dopo altri 400 km di agevole dolon dolon su sterrato rosso e guadi

Ciafffff (Foto Professor Pi)

si perveniva a Barroloola, in camping dove per la prima volta avvistavamo una, e una sola fino alla fine del viaggio, famiglia di aborigeni in simil vacanza. Effettuata la lauta cena a base di pappone tonno-fagioli-mais-fagiolini, un terzetto degli eroi annunciava “Vabbè, noi ci andiamo a fare una birretta al pub”.  Ma, tempo un quarto d’ora, li avvistavamo già di ritorno. Si incaricava Enza di metterci al corrente della locale strategia di dissuasione dal consumo di alcol che vige in questa Canguria. Dunque, ordinate e aperte davanti al loro naso numero tre birrette una per uno, alla domanda “e cosa mangiate?” avendo loro risposto “niente cara, grazie, ma abbiamo già mangiato”, con scatto felino la barista, ululando come un dingo vagante nel bush, strappava dalle di loro mani e dalla di Enza bocca la bottiglia lanciando incomprensibili anatemi. I nostri provavano a placcarla e placarla, la barista, impegnandosi a mangiare un piatto di patatine fritte ma “NOU”, le patatine fritte erano troppo poco: non abbastanza per bere.

Ora è del tutto evidente che in questo Paese c’è un problema serio di alcolismo. Esclusi gli aborigeni, che vagano come fantasmi anche nei pochi momenti nei quali li ho visti sobri, pure gli altri non scherzano. E’ però ugualmente evidente che questa politica strappativa di bottiglie di bocca non sta producendo grandi risultati. Diamo qui di seguito, tanto per capirci, alcune delle altre norme nelle quali il gruppo laustrale si è basitamente imbattuto.
1) Nei supermercati gli alcolici si vendono in locali attigui e a parte, segregati in forzieri e non si possono acquistare prima delle 14, sono razionati e occorre esibire passaporto, codice fiscale e quant’altro.
2) Il giorno in cui il Professor Pi ha preso una confezione di 2 litri di Merlot, avendo poi calcolato che diviso 10 (che Paola sempre astemia era) ne veniva un contagocce a testa, si rivolgeva alla signorina dicendo “anzi, scusi me ne dia due” e lei incacchiata come un ragno dei cunicoli di Sidney lo male apostrofava “e no, eh, lei ne ha appena presa una confezione, non può per altri tre giorni. Eventualmente può prenderla qualcun altro”, chiosava avvistando il gruppazzo in attesa fuori. Si offriva Dario di fare la parte dell’avvinazzato e, richiestole “bene, quasi quasi prendo anche io due litri di Merlot che però paga il mio amico professor Pi” ella non batteva ciglio. Ha senso?
Insomma qui la disciplina in materia è federale però mi sa che se ne sta a occupà Calderoli.

Come Bacco vuole, dunque, rientrati i tre cacciati dal pub, ci si avvia a dormire. E’ giusto il caso di sottolineare che, per la prima volta, arrivati a sto camping nel tardo pomeriggio, dovendo correre il professor Pi a dirimere non so quale cavolo di laustrale controversia alla Reception, mi aveva mollato con il tendame ancora impacchettato dicendo “Meripo’, io devo andare, la tenda la montiamo dopo”. E che stiamo a pettinà i fili d’erba? Lesta e agile, oplà, Meri la tenda se la montava DA SOLA, ripeto DA-SO-LA. Che so’ soddisfazioni. E quindi, alle ore 23 calava finalmente il sipario sulla giornata e ci si introduceva nella meripoppica da sola montata tenda:

Il capolavoro autoassemblato (Foto Meri Pop)

Senonchè, nel cuore della notte, un rombo di tuono squarciava il laustrale accampamento. Un botto che lèvati. Il Professor Pi scattava come una molla al grido di “machecca….omissis…..”, io dall’infarto in atto manco riuscivo a respirà figurati a dire qualcosa. Signori, la tenda era autoimplosa e ci ricadeva addosso da ogni dove. Il Professor Pi, avvoltolato nella Ferrino ricaduta, tentava di divincolarsi per tentare almeno di riaprirla e fuoriuscirne, invece di consegnarsi all’alba avvolto come un salame nel domopak. Fortunatamente il resto dell’accampamento continuava a ronfare, nonostante le reiterate urla notturne e tentativi di “metti questo ferro qui, sposta l’asta, guarda il paletto”: signori, era esploso un asse portante, di alluminio.

Ve lo ridico: è autoimplosa na sbara de fero! Il Professor Pi tentava un rabbercio almeno per dormire un altro paio d’ore, trasformando la tecnica Ferrino in una perfetta tenda sioux puntellata di stecchi, legni, canne:

Ci si sistemava alfine dentro ma uno a capo uno a piedi e si attendeva l’alba, che veniva da lla voce di Cris annunciata all’accampamento con “UUHHH ma che caspita è successo a sta tenda stanotte?”. 
Una visione che manco un impatto con un meteorite. Manco Poltergeist.
L’innata signorilità del Professor Pi riusciva nonsisaccome a prevalere sul sanguigno toscanaccio che ivi in lui alberga e al mio

-Oddio ma mica sarà colpa mia?
rispondeva serafico con un pat pat sulla spalla e con un
-No, Meripo’, stai tranquilla. Però, soprattutto, stai ferma. Almeno fino al prossimo atterraggio a Fiumicino

4 Risposte to “Supersquarc: la ruotona e la tendona della sfortunona”

  1. gimbo Dice:

    per bacco, mi sa che l’australia non fa per me… (p.s.: emmenomale che era un igloo, 30 anni fa se implodeva la canadese o dormivate impacchettati o aspettavate la luce del giorno)

  2. MeriPop Dice:

    la canadese! tipo la tivvù con le valvole. però invece la Laustralia fa proprio per te, basta che non ci vai con Pi. anche se Pi ti mette tutti i Rolling Stones.

  3. Aledardes Dice:

    Ossignùr ho le lacrime dal ridere!!!

  4. gimbo Dice:

    ma io con gli stones mi ci trovo bene, se togli tutto quello che hanno combinato dal 1974 in poi, con rare eccezioni. sono tra i pochi che se gli chiedi: stones o beatles? risponde: tutti e due. è che quegli altri “se so liquesi” presto e non hanno avuto modo di decadere…

Lascia una Risposta

Copyleft SuperCaliFragili | Design by Riversman Entries RSS Comments RSS