Rolling balls


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Sempre 15 agosto, da Jim Jim Falls a Pine Creek

Dunque eravamo rimasti che stavamo finendo il trekking delle Jim Jim Falls e le truppe, per un motivo o per l’altro, avevano già accumulato sei ore di ritardo nonostante lo sbomballamento di uallera del professor Pi che continuava a incalzarci con “ragazzi, vi ricordo che col buio è preferibile non guidare, che i canguri ci si buttano sotto in un amen”.

E’ giusto il caso di precisare che il professor Pi, per incacchiature fino alla classificazione AA++, tipo rating di Moody’s, non parla né reagisce: mette i Rolling Stones a palla. E il volume è crescente in quantità direttamente proporzionale alla criticità dell’evento. Contestualmente Carlina odia i Rolling Stones.  Anche io non li amo perché fanno parecchio rumore ma lei proprio li aborre. Senonchè un giorno che li avevamo messi, ma bassi, lei aveva opposto resistenza passiva aprendo tutti i finestrini quando facevano 6 gradi.

A un ennesimo intoppo autoprodotto, mi pare un bivio sbagliato tipo noi da una parte le altre due jeep dall’altra, l’esimio iniziava a produrre fuoriuscita di fumo dalle orecchie. Ed è stato a quel punto che il professor Pi ha messo Ruby Tuesday a 42 tutto d’un botto:

Carlina però non fiatava. E manco noi. Tuonavano solo i Rolling Stones, accompagnando il di Pi movimento di rolling balls.

Si arrivava a Pine Creek alle 20,30 con buio pesto e Ruby Tuesday a 54.
Precipitatici nell’unico locale-saloon-ristorante-camping-pizzeria si ordinavano pizze Bbq Chicken, Meetlovers, Aussie e Hawaian e corrispondenti birrette. Infine, dopo un montaggio tende al buio, alle 22,30 svenivamo esausti sui giacigli.

16 agosto – verso Roper Bar (che non è er baretto de Roper)
390 km. In 8 ore. Non so se avete presente: manco 50 all’ora di media (mi pare. Oddio, Sunny, Boss, Professor Pi, l’8 nel 39 ci sta 4 volte e riporto 7 poi…). Si partiva da Pine Creek, ci si fermava a Katherine per riparare i danni provocati a una jeep da uno degli attraversamenti fiume guadone: aggiustamento specchietto sgarrupatosi e targa anteriore penzolante.
Si giungeva infine a sera a Roper Bar dove veniva allestita la cena. In terra. Sui sacchi della mondezza. Che tavoli non ce n’erano. E manco sedie.

Dining room (Foto Meri Pop)

 E nemmeno un barbecue per cuocere. E noi, per la prima volta, avevamo comprato un quintale di cotolette. “E che problema c’è? Facciamo il fuoco” diceva  Mangiafuoco Pi. Tipo come nel Pleistocene.

Room of fire (Foto Meri Pop)

E non c’era manco la carta al bagno

Paper room (Foto Meri Pop)

E uno stendino

Laundry room (Foto Meri Pop)

Fatto il giro dei possedimenti ora scusate se qui lascio anche traccia di un marginalissimo ma personalissimo figosissimo accadimento. Dunque vi avevo già accennato che, a fronte di una spesa di 140 euro, con la patente internazionale di Carlina e mia ci si poteva al massimo fare usi irriferibili, poiché noi non arrivavamo ai pedali. Senza contare il fatto che 1) a me guidare non mi piace proprio dunque evito l’esercizio frizione acceleratore freno come l’Ikea la domenica mattina 2) da un anno e mezzo non guido proprio che se dio vuole mi sono liberata pure della macchina e 3) nell’anno prima avevo guidato solo una macchina col cambio automatico.

Comunque arrivati al Roper Camp&Caravan Park (che vi ho lassù illustrato) un cartello avvertiva: “Guai a voi se entrate qua dentro e vi piazzate senza prima essere passati al bar di Roper Bar a pagare” cioè tornare indietro di alcuni chilometri in puro sterrato rosso.
Senonché il Professor Pi, insieme alle truppe scelte, memore dei fasti del ’68, occupava la piazzuole e intimavaci di sistemarcisivi. Dopodichè intimava pure “Meripo’, accompagnami a pagare”. Accompagnamento coatto. Nel senso non di trucido ma obbligato. Ci si rimetteva sul gippone e si perveniva a sto baretto di Roper Bar, sorta di emporio del Far West.

Apprestandomi a risalire trovavo però il posto passeggero occupato. Dall’esimio. Che, chiavi in mano sventolanti, me le avvicinava nuovamente intimando:
-Andiamo
-Andiamo dove?
-Da dove proveniamo
Il dialogo alla Franco Catalano si concludeva con la sottoscritta seduta nell’unico posto disponibile, quello della guida, zampe penzolanti nel vuoto. A quel punto lui  avvicinava il sedile e -oplà-abbassava il volante. Si: mi abbassava il volante. E così in assetto Schumacher mettevo la chiave nel cruscotto, spingevo il piedino sinistro sulla frizione (mi pare) ingranavo la prima, il destro progressivamente sull’acceleratore (così, no?) e puf, partivo. Sulla corsia di sinistra da posto di guida a destra con 4500 cavalli sotto il c sedere.

Meri Driving in (Foto Professor Pi)

E mo’ ve lo dico: i 2 km più esaltanti della mia vita, a parimerito con la soddisfazione per quelli che mi separano dalla mia parrucchiera al ritorno da un viaggio.

P.S.
Pssss vi devo dì una cosa: poi, quando siamo rientrati al camping, il Professor Pi ha fatto scendere me e salire Carlina. E il giretto se lo è fatto pure lei. Faceva lo slalom fra le tende che manco Alberto Tomba. S’è divertita un sacco. Lei. I campeggiatori meno. Ma lei era proprio felice. E poi gli ha fatto sentire i Rolling Stones per il resto del viaggio. A 30, però.

3 Risposte to “Rolling balls”

  1. PaolaDarwin Dice:

    …sì, anche la versione di Ruby Tuesday che lei predilige, la soft del Franco Battiato….

  2. ex-First Lady Dice:

    Che belline al volante del gippone, mi immagino l’effetto di guidare sto coso enorme!!!! 🙂

  3. SuperCaliFragili » Blog Archive » Non è nulla, caro Dice:

    […] con animo lieto il cammino e con Ruby Tuesday a 63 la via, ci sciroppavamo sti altri100 chilometri a 35 all’ora, sempre nella nuvola rossa […]

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