E’ più facile che un cammello entri in un ago che la carità in un confessionale


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Categoria: Rievoluzione   |    6 Comments »   |   

Allora succede questo: che una pia donna, nubile, cristiana, praticante e timorata di Dio, giovedì Santo vada a confessarsi. (La storia la racconta oggi Repubblica e la ripubblicano qui). Tutto procede liscio finchè non “confessa” che presto sposerà un uomo divorziato. Presto. Ma non ancora. Ci convive? No. Ma il parroco le nega ugualmente l’assoluzione. “Progetto di vita incompatibile con i sacramenti”.
La poverina se ne va in lacrime. “So che quando sarò sposata non potrò accostarmi al sacramento della Comunione – dice- ma oggi sono ancora nubile”.

Uno poi vuole ostinarsi all’ottimismo e dice “e vabbè, t’ha detto male e hai trovato un talebano”. No. L’Arcivescovo Gianfranco Girotti, reggente della Penitenzieria apostolica, dice che il parroco “è stato coerente perché quella signora, che si è accostata alla confessione, non ha dato prova di voler cambiare atteggiamento”. Cioè non sposare Mefistofele.

Chi scrive, si sa, non è serena sul tema. Però, mi pare, cari penitenzieri e affini, non siete sereni manco voi. Perché delle due l’una: o la pia intransigenza vale per tutti o non vale per nessuno. 

E, scusate se insisto, quanto al “progetto di vita incompatibile con i sacramenti” non sembrava che le Sacre penitenzierie fossero andate troppo per il sottile, ultimamente. 

A meno che l’intenzione di sposare un divorziato abbia sorpassato, nella hit parade delle indegnità secondo il borsino ecclesiale, anche la pratica dello sfruttamento della prostituzione minorile. Ma in questo caso, ribadisco, c’è solo da andar fieri di non far parte del sacro club.

6 Risposte to “E’ più facile che un cammello entri in un ago che la carità in un confessionale”

  1. Boss Dice:

    Parole Sante!!!!!

  2. Thumper Dice:

    Il problema, secondo me (e la mia opinione su questi argomenti non vale un fico secco) non è tanto il fatto che abbiano negato l’assoluzione alla pia donna, che è (per me) incomprensibile, ma coerente con i dettami della chiesta cattolica (il minuscolo è voluto); il fatto è che poi la stessa c.c. assolve peccati di gran lunga peggiori.

    Ma il bandolo della matassa (perché io sarò anche agnostica, ma sono stata tirata su da brava praticante) sta tutto in quelle intenzioni; per la c.c. fai quello che ti pare, basta che poi ti dichiari pentito e dichiari la non intenzione di farlo ancora.

    (sono stata antipatica?)

  3. Massetti Federico Dice:

    Mi viene da pensare se la pratica della pedofilia da parte di numerosi sacerdoti sia un progetto di vita conciliabile con i sacramenti, se le pratiche private di molti uomini politici che pure vanno a messa e vengono di sicuro assolti nei confessionali(senza scomodare il presidente del consiglio che porta la bandiera “delle libertà” per così dire pensiamo a tutti i conservatori a favore della famiglia intesa come nucleo tradizionale che sono divorziati)siano conciliabili con i sacramenti.
    L’unico sacramento che ci può salvare da questa recrudescenza talebana è l’estrema unzione su tutti coloro che per unica fede hanno l’integralismo.

  4. MeriPop Dice:

    no, Thumper, sei stata illuminante.
    Federico: mi viene in mente un detto popolare “fate quello che il prete dice, non quello che il prete fa”. Tristezza.

  5. Gimbo Dice:

    diciamo che alla chiesa manca un po’ di umiltà. insomma, ci vorrebbe qualcuno che pronunci dal balcone la seguente frase: “Voi avete bisogno di una guida disposta ad amare ognuno di voi…. Una guida che non posso essere io!”. (http://www.habemuspapam.it/)

  6. MeriPop Dice:

    ecco, si, proprio questo. non volevo provocare un “no, il dibattito no” però, Gimbo, mi è piaciuto.

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