La guerra di Eugenia


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Non vorrei si pensasse a un mio accanimento terapeutico contro la poveretta: ma è lei che provoca. Dunque la signora Roccella Eugenia, sottosegretario alla Salute in quel del governo Berlusconi, nelle cui mani è affidata anche la sorte del testamento biologico, dichiara oggi testualmente che “Eluana è morta disidratata come Cucchi”.

Più estesamente la signora Roccella Eugenia argomenta che “”Con questa legge (quella del testamento biologico, ndr) si applica l’articolo 32 normando il consenso informato. Quanto a alimentazione e idratazione, nessuno di noi rinuncia a alimentarsi perchè sarebbe una morte dolorosa e traumatica, come nel caso Cucchi. La condizione di Cucchi era diversa, ovviamente, ma la modalitá di morte per disidratazione sono sempre quelle”.

Ora io capisco che lei debba promuovere, come ogni buon piazzista, la bontà del suo prodotto che, nel caso di specie, è una legge. Capisco che per farlo sia disposta a ricorrere a ogni mezzo e capisco persino che per conseguire l’acquisizione di qualche voterello sia disposta a perderci pure la faccia: è la sua, può disporne, a differenza di ciò che potremo fare noi del nostro corpo dopo quella legge,  come vuole.

Ma, mi scusi, era proprio necessario passare ancora una volta come un panzer sopra il corpo di un ragazzo morto di botte e su quello di un padre quasi morto di umiliazioni?

2 Risposte to “La guerra di Eugenia”

  1. gimbo Dice:

    da vomitare. questa è gente che ha perso il senso della realtà e della pietà. sarebbe interessante cogliere il parere di qualche analista, visto anche l’ambiente familiare (di tutt’altro spessore) dal quale proviene l’energumena

  2. chiara Dice:

    Comprendo la crociata “pro vita” della signora in questione, capisco che è facile parlare di non interrompere la vita piuttosto che interrogarsi su quale dignità ha un corpo martoriato, intubato, violato. Mi riconosco ignorante in materia, incerta, dubbiosa, ma violentemente mi chiedo: chi deve veder morire un figlio lentamente ha la libertà etica di dire…staccate tutto? Se il discrimine è religioso, ed è stato un mio personale rovello, quale diritto abbiamo di non permettere alla morte di fare il suo doere con dignità? Si prendesse i voti e l’acclamazione, io da credente ignorante e amante dell’esegesi dico che non voglio essere mantenuta in vita.

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