Professorè, da Auschwitz nun po’ tornà nessuno


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Un governo, una separazione e due lavori fa Meri Pop decise di non farsi mancare proprio nulla e accettò di verificare se era in grado di sopravvivere anche al Ministero della Pubblica Istruzione.
Un giorno la chiamò il ministro e le disse: “Meripo’ sto andando ad Auschwitz. Con i ragazzi. Copriti bene”.

Arrivarono una mattina di gennaio davanti a una montagna di neve bianca dalla quale spuntava un cancello di ferro nero. E sotto una gelida nevicata iniziarono a camminare a fatica tra le stradine dell’inferno. I ragazzi accompagnavano il ministro, Meri Pop i giornalisti, il ghiaccio e il silenzio accompagnavano tutti.

Andarono nelle baracche delle donne, in quelle degli uomini, in quelle dei bambini. Poi andarono anche al museo: cataste di abiti, occhiali, capelli, protesi dentarie, scarpe. Davanti a una scarpina singola taglia bambina la linea Maginot di Meri Pop crollò.
E cominciarono a scendere: tante, calde, veloci.

E’ a quel punto che, dal gruppetto degli studenti, se ne staccò uno -primo liceo scientifico, 14 anni massimo 15- e le si avvicinò, facendo cadere un’altra Maginot, quella che in qualche modo aveva tenuto una distanza di sicurezza e di comprensibile reverenzial timore tra i due.  E, dopo ventiquattr’ore di viaggio e di “Dottorè”, il ragazzo le poggiò un vigoroso braccio sulla spalluccia piangente, ed ora anche scossa, ed esclamò:
“Professorè, io me sto a trattenè da un’ora e mo’ tu sbraghi?”

E’ uno dei momenti salienti della Hall of Fame della mia vita. Uno di quelli ai quali ogni tanto attingo nei fotogrammi No. Insieme al fatto che, poche mattine fa, ero su un autobus e a un certo punto ho sentito uno che richiamava l’attenzione di tutto il jumbobus con:

“Professorèèè! Se ricorda?”
e con aria complice e abbassando la voce come dovesse rivelarmi la comune appartenenza alla Massoneria aggiungeva
“semo stati insieme ad Auschwitz”.

Ovviamente non l’ho riconosciuto ma dimenticare è, appunto, impossibile.
Ci siamo scambiati qualche battuta, ha già fatto la maturità. Poi gli ho chiesto quanti anni erano passati da quando eravamo tornati da Auschwitz. 

Mi ha guardata e ha preso fiato. Poi:

“Professorè, mica lo so. Me sa che da Auschwitz nun po’ tornà nessuno. Io certe volte ce ripenso e me sembra che sto ancora là”.

18 Risposte to “Professorè, da Auschwitz nun po’ tornà nessuno”

  1. Marilla Dice:

    Meri,
    Mathausen è stato l’unico posto al mondo nel quale io sia riuscita a non fare nemmeno un briciolo di cinica ironia.
    Non ho pianto, ma il ricordo di quelle docce, e del dolore che trasudava da ogni angolo, resteranno in me per sempre. Per fortuna.

    “Nel mondo ciascuno ha i suoi ebrei. I francesi hanno i còrsi, i lavoratori algerini; gli italiani hanno i terroni e i terremotati; gli americani hanno i negri, i portoricani; gli uomini hanno le donne; la Società ha i ladri, gli omosessuali, gli handicappati. Noi siamo gli ebrei di tutti.” Herbert Pagani, un piccolo grande ebreo

  2. Sunny Dice:

    Io non trovo il coraggio di andare.
    Mi sento anche un po’ vigliacca.
    Ma non ho mai mancato di ricordare.
    Ed oggi ho deciso che non leggerò quotidiani on line e non ascolterò telegiornali.
    Non permetterò alla pochezza di certi esseri di insudiciare il rispetto che si deve a questa giornata.

    Leggerò questo:
    http://temi.repubblica.it/repubblicafirenze-il-viaggio-della-memoria/?ref=HREC1-1

    E questo:
    http://firenze.repubblica.it/cronaca/2011/01/24/news/il_diario_per_sms-11584116/

    E ricorderò a me stessa che dobbiamo vigilare.
    Sempre.

    Grazie come sempre, MeriPo’ <3

  3. Pres Dice:

    Spero che ieri sera abbiate visto Paolini su La7 – Ausmerzen…

    <>

  4. MeriPop Dice:

    Si, Pres, Presente.

  5. Thumper Dice:

    Io ho visto solo la risiera, ma mi è bastato.

  6. Valerimba Dice:

    purtroppo la mia città trieste si pregia di avere un orrore simile La Risiera di San Sabba è un lager italiano,l unico strutturato come un vero lager,l ho visitata non so più quante volte e ogni volta c’è qualche scritta sul muro,che mi era sfuggita e che mi colpisce come uno schiaffo in piena faccia,io ho parlato con persone che vi erano state rinchiuse o con i loro figli e nipoti..che dire..è un orrore che sento mio,non è tedesco,nè polacco,nè ebreo,è umano,proprio umano,riguarda tutti,nessuno escluso.Mai più.

  7. gimbo Dice:

    scelta scontata, lo so, ma è anche per ricordare di quando l’italia aveva fior di poeti con la chitarra
    http://www.youtube.com/watch?v=P_IXfKoUvCI

  8. patù Dice:

    Non c’è niente da aggiungere.

  9. strafanto Dice:

    ebbene sì anche strafanto ha pianto davanti al vestitino di una bambina dentro la teca

  10. Valerimba Dice:

    http://www.deportati.it/risiera_canale/default.html

  11. Vito andolini Dice:

    Che serva di monito e che la storia ci faccia da “insegnante” l’accentramento del potere su menti fragili e malate porta ad abomini di cui solo l’uomo è capace in natura. Deve essere il giorno della memoria futura.

  12. Nicoletta Dice:

    Grazie, Meri Pop.
    Non sono solo i racconti della Dancalia a riportami su questo blog.
    Nichi (non Sventola), ma indirizzata sul tuo blog dalla Sventola

  13. Sunny Dice:

    Deve essere il giorno della memoria futura. È proprio così.

  14. chiara Dice:

    da questo dolore qualcuno è tornato, lo dico con cognizione di causa, sono figlia di chi è tornato…e c’era andato senza essere sicuro del perchè c’era…ma. di tutti i mondi possibili questo mi piace, possiamo dirlo, io, figlia di uno che è stato lì, oggi posso ricordarlo, e l’ho raccontato ai miei figli. Se essere uomini significa ricordare e dirlo, io l’ho fatto

  15. Verderame Dice:

    Dachau mi ha cambiato la vita, ma tu lo sai, Meripò.

  16. Tami Dice:

    Brava Meri. Commovente. Belli i tuoi scritti per questa giornata. Brava!!

  17. SuperCaliFragili » Blog Archive » Professorè, da Auschwitz nun po’ tornà nessuno Dice:

    […] l’ha studiata un po’ meglio. Un ragazzo del liceo. E’ vecchio, questo post. Di due anni. Ma a ogni fermata dell’autobus ritorna. E soprattutto a ogni fermata del cervello de […]

  18. SuperCaliFragili » Blog Archive » Professoré, da Auschwitz nun po’ tornà nessuno Dice:

    […] lo ripropongo ogni anno, da due anni. Perché non trovo ancora altre parole che […]

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