Un uomo solo al comando


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Avevo già preparato un post che parlava dell’amore secondo le donne. Era pronto anche quello sul diario dancalo. Poi è arrivata quella montagna di merda delle intercettazioni.

Credo di non meritarlo e credo che non ve lo meritiate neanche voi. E così, come terapia d’urto, ho pensato che invece era ora di far scendere in campo qualcuno che vi riparlasse di amore, di sentimenti, di donne, di feste, sì anche di feste e non di festini, di cuore e soprattutto di bellezza, quella vera.

Se un uomo solo al comando del Paese ci tiene in ostaggio della tristezza e dello squallore del suo declino io gli rispondo con un uomo solo al comando della poesia.
E più lui cercherà di trascinarmi nel baratro dello scadimento e della vergogna più io cercherò di opporgli la bellezza.

Io a Silvio Berlusconi voglio rispondere con Giacomo Leopardi.

Signori, “La sera del dì di festa

“Dolce e chiara è la notte e senza vento,
E queta sovra i tetti e in mezzo agli orti
Posa la luna, e di lontan rivela
Serena ogni montagna. O donna mia,
Già tace ogni sentiero, e pei balconi
Rara traluce la notturna lampa:
Tu dormi, che t’accolse agevol sonno
Nelle tue chete stanze; e non ti morde
Cura nessuna; e già non sai nè pensi
Quanta piaga m’apristi in mezzo al petto.
Tu dormi: io questo ciel, che sì benigno
Appare in vista, a salutar m’affaccio,
E l’antica natura onnipossente,
Che mi fece all’affanno. A te la speme
Nego, mi disse, anche la speme; e d’altro
Non brillin gli occhi tuoi se non di pianto.
Questo dì fu solenne: or da’ trastulli
Prendi riposo; e forse ti rimembra
In sogno a quanti oggi piacesti, e quanti
Piacquero a te: non io, non già, ch’io speri,
Al pensier ti ricorro. Intanto io chieggo
Quanto a viver mi resti, e qui per terra
Mi getto, e grido, e fremo. Oh giorni orrendi
In così verde etate! Ahi, per la via
Odo non lunge il solitario canto
Dell’artigian, che riede a tarda notte,
Dopo i sollazzi, al suo povero ostello;
E fieramente mi si stringe il core,
A pensar come tutto al mondo passa,
E quasi orma non lascia. Ecco è fuggito
Il dì festivo, ed al festivo il giorno
Volgar succede, e se ne porta il tempo
Ogni umano accidente. Or dov’è il suono
Di que’ popoli antichi? or dov’è il grido
De’ nostri avi famosi, e il grande impero
Di quella Roma, e l’armi, e il fragorio
Che n’andò per la terra e l’oceano?
Tutto è pace e silenzio, e tutto posa
Il mondo, e più di lor non si ragiona.
Nella mia prima età, quando s’aspetta
Bramosamente il dì festivo, or poscia
Ch’egli era spento, io doloroso, in veglia,
Premea le piume; ed alla tarda notte
Un canto che s’udia per li sentieri
Lontanando morire a poco a poco,
Già similmente mi stringeva il core”.

 (da “I Canti”)

2 Risposte to “Un uomo solo al comando”

  1. antonella Dice:

    Oh Meri!!!

  2. Marilla Dice:

    Ecco si Meri.
    Un adorabil depresso sfigatello in amore come il Giacomo solleverà decisamente gli spiriti…

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