Merry Popper e la ricerca dell’astuccio perduto


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3 gennaio 2011 – Campo base Canyon di Saba

Dopo un’altra mezz’ora di ugualmente infruttuosi e spasmodici rovistamenti, cercamenti, mancamenti e disperamenti intorno al marsupio porta-necessaire, Meri Pop certificava pubblicamente, alla domanda “maccheccaspitatièsuccesso?”
il “porcacciamiseria non trovo più l’Eutirox”.

Delle magiche pilloline aiutameripoptiroide che da vent’anni l’accompagnavano quotidianamente come la coperta di Linus, la Dancalia sembrava aver improvvisamente inghiottito pure l’astuccio.

Non avendo mai sperimentato gli effetti da astinenza da tiroxina per più di due giorni consecutivi, e procedendo con le ditina della mano destra sul naso a un rapido calcolo che le restituiva -8 giorni mancanti al decollo verso l’Occidente, Meri Pop cedeva allo sconforto mentre il Professor Pi -temendo un’ulteriore curva peggiorativa del già di norma pessimo equilibrio psichico emotivo della stessa- ordinava stentoreo: “Vediamo di cercare ‘ste caspita di pillole”.

Il tutto avveniva, chevvelodicoaffà, al buio pesto dell’afosa e funesta nonché pipistrellica notte dancalica nell’accampamento base del Canyon di Saba, ovvero montagna pietrosa attraversata da cammelliche carovane del sale.

La diurna lochèscion della notturna lostèscion - Foto professor Pi

Un improvviso turbinìo di torce da testa iniziava a rischiarare la notte dipanandosi nella vallata: gli autisti Daniel e Belay inutilmente ispezionavano perquisendola da cima a fondo la capannuccia del frugale pranzo poi abbandonata per il trasferimento agli Everglades.

Allo stesso tempo gli eroici Luca e Mariò (mi pare, eventualmente ci fossero contestazioni sulle circostanze rivolgetevi pure a Ghedini che appena si libera, fra una venticinquina d’anni, di certo se avete bisogno vi aiuta) si recavano a ritroso sulla stradina in salita, nonché cammellata pista, che dagli Everglades dell’accampamento portava alla capannuccia, mentre residue carovane si attardavano in transito, muggendo, i cammellieri cantando ma i cammelli-ahinoi- anche defecando per la stradina medesima. 

La generosa e ardita operazione si concludeva con un nulla di fatto: perse e inghiottite nella buia notte dancala tutte le pasticchette di Eutirox nonché due compresse di Lariam, la gomma del Ponte e l’auricolare dell’Aifonio. Di ‘sto caspita di astuccio blu abbandoniamo dunque le tracce oggi per mai più riaverne notizia.

Il disappunto diventava autoincacchiatura all’idea che – se una è scema è scema – del preziosissimo farmaco Meri Pop non aveva provveduto a dislocare scorte in altri posti. Dal posto B, in località zaino nella jeep anfratto busta delle altre medicine, faceva capolino la scatolina -vuota- con la beffarda scritta Eutirox50.

Nichi Sventola e il professor Pi si incaricavano di studiare un piano C: “Cavolacci Meripo’, se ce la fai a resistere senza per altri due giorni, che si esce dalla Dancalia, le cerchiamo all’ospedale di Makallè”. La sola idea che in Etiopia facciano uso di tiroxina sodica appariva in quel contesto abbastanza folle. Infatti lo era. Ma ciò non sembrava preoccupare né tantomeno scoraggiare né Nichi Sventola né il professor Pi che all’unisono rassicuravano “le troveremo”.  D’altra parte due sani di mente non usano venti giorni di ferie a Natale per avventurarsi con altri 16 sciamannati in Dancalia.

La vera ma involontaria buona notizia contenuta due comunicazioni fa, invece, secondo il personale parere di Meri Pop, era “altri due giorni e poi si esce dalla Dancalia”. Un faro di speranza nella notte.

Il monitoraggio continuo dell’equilibrio tiroideo ma soprattutto emotivo della partecipante Meri Pop si sarebbe dipanato nelle ore e nei giorni successivi in sincronici turni di domande degli altri partecipanti con alterni:
“Meripo’, tutto bene?”
“Meripo’, come ti senti?”
“Meripo’, ci senti?”
domande che le venivano rivolte dissimulando perfettamente l’apprensione ma più spesso scandendo bene le parole, quasi ci si rivolgesse a una rincoglionita piuttosto che a un’ipotiroidea quale effettivamente Meri Pop è. Rincoglionita, intendo.

Dopo un passeggero accenno di ansia notturna, che però evitava di esternare al dividente tenda Professor Pi dopo che avendolo già scosso cinque volte a causa del russare si sentiva da lui rispondere -continuando a sentir russare anche se lui ora era ben sveglio-
“Meripo’ non sono io che russo”
 ecco dicevo che Meri Pop dopo un solitario accenno notturno d’ansia se ne faceva definitivamente una ragione mutuando un antico proverbio di nonosoddove che fin dalla preadolescenza le ripete suo padre e ora, nella premenopausa, anche il professor Pi:
“se c’è rimedio perché ti affanni? E se non c’è rimedio perché ti affanni?”.

(E ora Fiorella. Il tempo non torna più. E ‘manco l’astuccio. Buon weekend a tutti i viaggiatori)

8 Risposte to “Merry Popper e la ricerca dell’astuccio perduto”

  1. Thumper Dice:

    se c’è rimedio perché ti affanni? E se non c’è rimedio perché ti affanni? era scritto con l’indelebile sulla porta del mio frigo.

  2. First Lady Dice:

    AHAHAHAHA…troppo carino questo post! 🙂
    Baci e buon w.e.

  3. MeriPop Dice:

    Sulla porta del frigo: geniale. Così da assolveri dai sensi di colpa affidandosi all’ineluttabilità del destino.

  4. Pi Dice:

    Gentile MeriPop, si ricorda di quando qualcuno, di notte, l’ha gentilmente scossa sperando in un po di silenzio da parte sua?
    E le ricordo che non stava recitando l’Avemmaria

  5. MeriPop Dice:

    Caro Professor Pi, e con questo ormai sarà ben chiaro a tutti che succede la notte in tenda in quei luoghi e cioé quello che succede anche all’aria aperta durante il giorno: incubi a ripetizione. L’occasione mi è gradita per ringraziarla di avermi procurato quelli diurni ma aiutata a svegliarmi da quelli notturni.

  6. Valerimba Dice:

    e anche la dancalia è off limits,mi chiedo negli anni come esito dei vostri molteplici racconti bloggheschi quanti altri paesi,serenamente,depennerò dalla lista. 🙂

  7. SuperCaliFragili » Blog Archive » I bambini ci guardano. Le lettrici ci precedono Dice:

    […] Vi ricordate l’annosa vicenda? […]

  8. SuperCaliFragili » Blog Archive » L’attimo struggente Dice:

    […] 50. Cioè quella cosa che se te la perdi mentre sei in mezzo alla Dancalia etiopica è un casino. Dunque siccome si va in Australia mi è stato imposto di portarne dieci confezioni, che andranno […]

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