Love in translation


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Supermercato, interno giorno, fuori piove che Dio la manda.
Entra una ragazza straniera. Confabula a gesti col macellaio, con quello del bancone del pane, con la hostess che promuove il caffè e infine anche con quello del bancone del pesce che lascia polpi e mazzancolle per andarle incontro nella corsia.

Lei: reincout, reincout
Lui: nun te capisco, che voi?
Lei: rein rein
Lui: ‘a stazione? Er treno? Voi sapè dove sta Termini? Sta qua vicino.
Lei: nou nou, rein, reincout
Lui, alzando la voce e con le mani a megafono: aò ce sta qualcuno che capisce gli stranieri, qua dentro?
Io: guardi, credo voglia sapere se avete impermeabili
Lui a lei, esterrefatto: cioè voi er chiuuèi? E dillo subito, no? E comunque no, nun cell’ho er chiuuèi

Poi rivolto a me: capirai e quando ci arrivavamo a capì impermeabile. Dì chiuèi e basta.
Ci pensa un po’, infine: ‘e donne so’ complicate. Però ammazza quanto ce piaceno. Pure quando piove.

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