Vieni via con te


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Stavolta non basta sfilarsi calze. Stavolta serve un miracolo. O un Mecenate. Cioé un miracolo.

Si chiama Vittorio ma finora la vita gli ha riservato prevalentemente sconfitte. Ha una madre alcolista, un padre morto, una sorella che da sola non ce la fa e un fratello arenato pure lui nel guado del niente.

Vittorio è nato annaspando nel liquido amniotico e non ha mai smesso di boccheggiare nei mari in tempesta che bagnano la Calabria. Finché ha incontrato una roccia alla quale aggrapparsi. Una roccia di nome Costanza: è la madre che l’ha preso in casa con sé, qualche anno fa. Costanza di figli ne ha già quattro e aveva appena finito di accompagnarli sulla strada dell’autonomia quando, invece di godersene i frutti, ha ricominciato da capo con lui.

Che Costanza, quando ha incontrato l’amore di Vittorio, aveva appena perso quello della sua vita. E, invece di piangersene il lutto in santa pace chiusa in casa, ha riaperto il portone e allungato la mano per prendergli lo zainetto con dentro niente e uno spazzolino da denti. E gli ha detto: “entra”.

Poi, qualche mese fa, è arrivato il giorno in cui Vittorio ha compiuto 18 anni ma invece di farlo entrare a testa alta nella vita gli è stato spiegato che invece lo mettevano a testa bassa fuori. Fuori dalla casa di Costanza, fuori da quella piccola rete di protezione che pure, in mezzo al mare, aveva trovato. Perché Vittorio è un “ospite”. E perché pare che, in questo Paese, se hai due genitori sono obbligati a mantenerti fino a 40 anni ma se non ce l’hai, o quelli che hai non sono in grado di essere presenti manco a sé stessi, e compi 18 anni, sei in mezzo a una strada il giorno dopo, senza un cristo di qualcuno che ti dia una mano.

Vittorio e Costanza vivono in un paesino della Calabria e questo, è chiaro no?, ci complica non poco una storia già così disperante, pure se Costanza è una leonessa in un corpo di scricciolo.

La leonessa ha iniziato a suonare a campanelli e citofoni, a sobillare vicini, a bussare alle porte e pure a sbatterle ma nessuno finora ha risposto.

Nell’assoluta impossibilità di esigere qualcosa per questo “figlio di fatto” scippato alla disperazione, la leonessa dal corpo di scricciolo ha cominciato a chiedere prima e invocare poi: Santi, prelati, laici, sindaci, assessori, enti, ha strattonato giacche, scosso paramenti, assediato uffici.

Perché Vittorio, che se solo si decidesse a capire dove vive risolverebbe il problema del suo futuro in 5 minuti rispondendo alle offerte vantaggiose di altre “famiglie”, invece di andare a bussare alla porta di un boss vuole andare all’Università, iscriversi a un corso triennale e diventare infermiere.

Vittorio non vuole l’elemosina: vuole studiare. E se deve mantenersi agli studi vuole un lavoro: e lo vuole onesto.
Vittorio non vuole un seggio né una poltrona, né uno strapuntino: vuole un camice sterile.
Vittorio da grande non vuole fare il sicario e guadagnare 10.000 euro al mese: vuole fare l’infermiere e guadagnarne 1.000.

Chi ci aiuta?

Chi ci aiuta a dimostrare prima di tutto a noi stessi che viviamo in un caspita di Paese, sì rattoppato, malfermo, azzoppato, nel quale però, tutto sommato, un ragazzo testone di 18 anni e mezzo che vive in Calabria può ancora realizzare un sogno, quello di fare l’infermiere?

Chi ci aiuta a fare presto? Perché le Università hanno già iniziato i corsi e Vittorio, che fino a qui ci è arrivato in un mare di guai ma sempre risalendo la corrente con la rabbia in corpo, ieri ha detto alla leonessa che è stanco. E non ha più voglia di nuotare.

12 Risposte to “Vieni via con te”

  1. Beerbohm Dice:

    Il post è serissimo, la situazione è grave e questa volta non si scherza in nessun modo.

    Nel nostro paese l’accesso alla laurea per infermieri (è una laurea triennale) è a numero chiuso, ed è regolamentata da un test di accesso. Se il ragazzo non ha fatto il test o non l’ha superato non esiste nessun modo sulla terra per consentirgli di perseguire i suoi desideri, se non ripetendo con successo il test l’anno prossimo.

    Se il test l’ha superato (o se lo supererà) io non sarei così pessimista. Alcune università offrono, in collaborazione con le banche, dei “prestiti d’onore”, sapendo che gli infermieri nel nostro paese trovano istantaneamente lavoro. Un lavoro difficile e non troppo ben pagato, ma assolutamente sicuro. Le università serie (ci sono) generalmente si trovano ad offrire migliori prospettive in questo senso agli studenti disagiati.

    Questa che da noi è un’eccezione in altri paesi ai quali siamo soliti rivolgere critiche severe (per esempio, gli Stati Uniti) è la norma. Norma che ha permesso ad una persona in una situazione non troppo differente da questa, come Bill Clinton, di studiare a Yale ed infine diventare Presidente.

  2. patù Dice:

    Ragazzi questa volta ci serve aiuto. Non è solo un problema di test. E’ un problema cultura, di mezzi, mi fa male dirlo, di povertà. E vi assicuro che in alcuni casi, quando non possiede nulla, non sei nulla. Noi quel nulla lo vogliamo fare esistere, perché esiste già. Forza!!!

  3. First Lady Dice:

    La cosa assurda è che stiamo parlando di gente onesta, che vorrebbe migliorare la propria situazione seguendo percorsi altrettanto onesti, vale a dire: studiare e avere meriti e capacità per lavorare ed ottenere un lavoro poco redditizio ma onesto…
    Costanza per questo ha già tentato di contattare tutti: santi, prelati, laici, sindaci, assessori, enti, ha strattonato giacche, scosso paramenti, assediato uffici….e non ha ricevuto ascolto.

    La cosa ancora più assurda è che in questo paese, se invece sei una ladra con pochi meriti e ancor meno valori, ma hai un bel c… ed un bel paio di t… per te, per le tue necessità, per risolvere i tuoi problemi, si muove addirittura il presidente del consiglio…(??!)

    Ecco, davanti a tanta ingiustizia, noi comuni cittadini, lavoratori, che paghiamo le tasse e cerchiamo con onestà e dignità di lavorare e tirare avanti in questo paese di controsensi, cosa possiamo fare?
    Come possiamo aiutare un ragazzo che vorrebbe solo avere la possibilità di studiare?

    Perchè la Minetti da igienista-ballerina, diventa Consigliere Regionale?
    Quali capacità ha in merito?
    E perchè chi vorrebbe solo un’opportunità nella vita, un aiuto dalla Società per studiare e per avere ancora l’affetto di una famiglia, si vede chiudere tutte le porte in faccia!??

  4. trudy Dice:

    ok, ma Calabria dove?

  5. Gimbo Dice:

    non è un paese per giovani, purtroppo. e nessuno può dire “non sono responsabile”. se l’italia funziona così, la colpa, chi più, chi meno, è di tutti. e non vedo motivi di ottimismo per sperare in un riscatto. il riscatto può essere solo collettivo, e noi la collettività non sappiamo più nemmeno dirla o scriverla

  6. Andrea Dice:

    La storia, come tante nel nostro Paese, fa ribollire il sangue.
    Ma per capire il da farsi occorre avere più informazioni sullo status universitario del ragazzo.

  7. Beerbohm Dice:

    Mi sembra che viviate sul pianeta Marte. Da molti anni nel nostro paese i figli degli avvocati fanno gli avvocati, i figli degli ingegneri gli ingegneri, i figli dei medici i medici, i figli dei notai i notai. Con tutto quello che ne consegue per le professioni ed i mestieri (legali ed illegali) che non ho elencato.

    Dare per questo la colpa alla igienista Minetti o anche solo alla destra al governo mi sembra davvero riduttivo, visto che non è che negli anni nei quali c’era al governo la sinistra questo giovane avrebbe avuto prospettive diverse.

  8. Beerbohm Dice:

    piuttosto bisognerebbe capire come potere aiutare, concretamente e discretamente, questa persona. Come individui, visto che la società se ne frega.

  9. First Lady Dice:

    “”piuttosto bisognerebbe capire come potere aiutare, concretamente e discretamente, questa persona. Come individui, visto che la società se ne frega””
    …ecco bravo/a, il punto è proprio questo…
    cosa si può fare??…come??
    No perchè di poveri cristi nelle stesse condizioni, l’Italia ne è piena…

  10. Pres Dice:

    Beerbohm hai ragione, c’è anche il Trota :-).
    Scherzi a parte ciò ce dici è sacrosanto: diciamo che ultimamente ci sono degli esempi che hanno un forte impatto mediatico e quindi fanno più presa…
    Io vivo in Emilia e ce ne sarebbe da dire anche dall’altra parte…
    Non per questo, dato che è sempre stato così, allora uno ci si deve abituare. Perchè fare in modo che si arrivi a dire “tanto sono tutti uguali” è proprio l’obiettivo che si vuole raggiungere, non tutta l’immondizia va nell’indifferenziata.
    Per il nostro caro Vittorio ho iniziato a muovermi fra i miei contatti…vedremo. Certo la situazione non è semplice, però ci si prova.
    La cosa importante Vittorio è non mollare mai..mai darsi per vinti. Forza!!

  11. patù Dice:

    Io dico solo questo, vanno benissimo i bambini di Maputo e dei villaggi dell’Africa, ma ci sono pure ragazzi che vivono accanto alla porta di casa e che non hanno i soldi per fare la spesa. Non dico per i vestiti firmati. Le scarpe gliele abbiamo comprate con una colletta così la divisa per suonare nella banda del paese. Possiamo fare uno sforzo. dai dai!

  12. Gimbo Dice:

    quoto pres. dire che sono tutti uguali non risolve nulla. astenersi alle elezioni non risolve nulla, anzi. dopodiché, è vero anche che sono tutti coinvolti, cfr. http://www.youtube.com/watch?v=llW9J9DK7tE&feature=related
    oppure, con una diversissima chiave di lettura, http://www.youtube.com/watch?v=K-VpPGI2S50

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