Jackie, Oh


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Frequentò la Vassar University di New York, la Sorbona di Parigi e la George Washington University, primo ingaggio come junior editor di Vogue ottenuto vincendo un concorso di scrittura e a Vogue lavorò prima negli uffici di Manhattan, poi nella redazione di Parigi. Fu poi arruolata come reporter per il “Washington Times-Herald”, realizzando interviste in ambito politico-finanziario. Fra gli intervistati Richard Nixon, l’uomo che il suo futuro marito avrebbe  sconfitto alle elezioni presidenziali del 1960.

E io che la inseguivo come una delle più iconiche soprattutto per quei sandali capresi e quel tailleur rosa macchiato di sangue. L’americana che vestiva francese. Finché il padre del futuro presidente, Joseph Kennedy, la strappò a Chanel e la riposizionò più consonamente sul designer americano Oleg Cassini, che gliene firmò circa 300, di abiti a stelle e strisce. La donna le cui conversioni stilistiche segnarono le epoche come fossero i periodi di Picasso.

Tipo il rosa Christian Dior.Jackie Oh

Jacqueline Kennedy Onassis nata Bouvier: e sì, il cognome da ragazza di Marge Simpson è volutamente lo stesso di quello da ragazza di Jackie.

Jacqueline alla quale, non sapevo, dobbiamo il salvataggio del tempio di Dendur, magnificente opera in arenaria salvata dalle acque dopo la costruzione della diga di Assuan e installata, grazie anche a lei, al Metropolitan Museum of Art di Manhattan, nel 1979.

Cose che un po’ me la riabilitano, che ahimè mai le ho perdonato il tragico destino della Callas, sfigata in amore più di Tosca (e ce ne vuole). Ma non fui sola: “Ha deluso il mondo intero” titolarono crudelmente i giornali, il 20 ottobre 1968 mentre a Skorpios diventava la signora Onassis (io mi delusi comunque una ventina d’anni dopo eh, che al matrimonio c’ero appena) … e nonostante fosse vestita Valentino, quel giorno, la vedova “del più amato”, per andare in sposa al “superpescecane”.

Superpescecane che lei tradì con Roswell Gilpatric, inducendo il cornificato a chiedere il divorzio. Che non ottenne mai perché spirò durante l’accumulo dei faldoni per gli avvocati. Così lasciando Jacqueline ancora una volta vedova e ricchissima. Chiuse il suo ciclo a New York, come esperta di arte egizia.

Morì nel suo appartamento sulla Fifth Avenue, il 19 maggio 1994, a 64 anni. E’ sepolta a fianco di John Fitzgerald Kennedy, nel Cimitero Nazionale di Arlington. Perché è lì che ci piace pensare sia sempre rimasto vicino, lì vicino, in qualche modo, il suo cuore.

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