Mia. Nostra


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Che a dire quanto tutti le dobbiamo è cosa impossibile. Cosìccome raccogliere l’alta marea di lacrime di coccodrillo di chi la emarginò ieri negandole “l’ultima occasione per vivere”, ma anche quelle in mezzo, e la osanna oggi.

Oggi che sono venticinque anni senza. E che continua inutilmente ad avvertirci che gli uomini non cambiano e che la gente è strana.

A riascoltarle tutte si vede contemporaneamente passarci la nostra carriera sentimentale davanti. Costellata di piccoli uomini e gente matta forse troppo soddisfatta. E no, non finisce mica il cielo. Però certe volte si restringe.

Sulle “sere per elemosinare amore” in cui si rimediano solo sòle ci aveva messe in guardia dal 1973.  Eppure le attese continuano. “È un’incognita ogni sera mia/ Un’attesa pari a un’agonia/ Troppe volte vorrei dirti no/Il mio cuore si ribella a te ma il mio corpo no” e vedi mo’ che invece ogni tanto qualcuna jelafa e glielo dice No. E alla fine si ribella pure il corpo.

Anche quello di Mia Martini si ribellò. E decise che basta.

Lei non lo trovò, l’Almeno tu nell’universo. Ci sperò fino alla fine. Ma in tempi di solitudine e confusione ogni tanto ci ribrilla almeno quel “diamante in mezzo al cuore”.

Che è la sua voce. La nostra.

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