Caro Giuseppe Con-giunto



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Caro Giuseppe,

le scrive una che, sopravvissuta a un divorzio, dieci traslochi e a tutta l’evoluzione della specie politica dalla Dc a oggi – ciononostante non ancora decrepita- da 60 giorni non vede e non tocca nessuno e non si è recata oltre le colonne d’Ercole del giornalaio. In tempi successivi al Pleistocene sono stata financo dalle sue parti, lavorativamente, nel senso governativo. E sono sopravvissuta pure a quelli. Dunque si figuri se mi metto qui ad aprire polemiche: se lei ordina io obbedisco. Ebbasta.

Però (eh, lo so). Da lunedì prossimo – si legge nel decreto, articolo 1 comma a – saranno considerati “necessari gli spostamenti per incontrare congiunti purché…”. Ora, dicoio, perché dopo sessanta giorni durissimi lei mi irrompe nella già squassata vita sentimentale-affettiva con uno dei termini più opachi, opinabili e anche giuridicamente nzesà?

Glielo ripeto: da 60 giorni senza vedere e toccare nessuno, senza soprattutto sapere il mio stato immunitario, se cioè me lo so’ preso e l’ho smaltito, se invece no, insomma, io i genitori e la famiglia ce li ho fuori dal Comune. Però perché, di grazia, lunedì prossimo posso oltrepassare i 200 metri per andare a trovare zia Peppinella che chi se l’è mai filata ma non un’amica che è più famiglia per me di zia Peppinella?

Questo solo io vorrei sapere: chi decide per me chi sono i miei congiunti? Me so’ distratta e nel frattempo c’è il congiunto di stato civile?

Capisco il timore dell’assembramento. Allora preferirei che mi si dicesse che da lunedì posso scegliere due persone di affezione (siamo a livello gatto eh) da andare a trovare. Però, Giusè, le scelgo IO. Chiaro?

Sua Meripo’
Si associa anche zia Peppinella

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