L’amore in una stanza: Wally Neuzil e Egon Schiele


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Gliela presenta Gustav Klimt. Lei quattro anni più giovane di lui, finita in una casa chiusa da minorenne, 17 anni, rossi capelli ricci e occhi azzurri. Lui  taciturno, schivo, rimasto orfano a 15 anni, un destino nelle mani addomesticato all’Accademia di Belle arti. Intorno a  loro lo splendore di Vienna e no, lui non la incontra: lui la “riconosce”. Si specchiano, più che guardarsi. Egon Schiele e Wally Neuzil si trovano così, nel 1911.

Ci sono amori che nascono per acquietare, altri per accendere. Il loro porterà sempre con sé la parola inquietudine. Ed Eros. Che a sua volta si porta Thanatos. Una coppia non sposata, lei minorenne, nelle campagne austriache, ai primi del Novecento, lui già poco compreso di suo: cocktail micidiale che però rafforza quella sindrome e quell’illusione di io e te contro il mondo. E quando quell’inquietudine erotica approda sulle tele, deflagra anche nella società chiusa che li circonda. Ma è lì, stretto nella morsa del desiderio di lei, che lui consacrerà il suo nome di artista.

Nel 1912 Egon Schiele viene arrestato con l’accusa d’aver sedotto una minorenne e per possesso di disegni pornografici. Ma in realtà l’obiettivo è arrestare la sua arte: il giudice lo assolve dall’accusa di adescamento ma fa bruciare i suoi disegni per oscenità.

“Reprimere un artista è un crimine: significa uccidere una vita che germoglia”, urlerà inutilmente lui. Lei sempre accanto, sempre Musa, sempre a sorreggerlo.

Ma è dopo il carcere che arriva il colpo di scena: Egon lascia Wally e sposa Edith Harms, figlia di un borghese. Forse cerca di riabilitarsi socialmente, forse economicamente, forse forse forse. Certo è che dopo i colpi di pennello arriva la rasoiata.

Eppure. Eppure non riesce a staccarsi da Wally. Arriverà a proporle di prendere un appartamento in cui vedersi una sola volta l’anno per stare insieme. Lei rifiuterà. Lui continuerà a ritrarla fino alla fine, con ciò trovando l’unico modo per non lasciarla andar via per sempre. E’ lei la  “Donna seduta di spalle“ del 1917, la donna seduta ad aspettarlo. E’ lei sempre.

Ma da qui inizia la fine rovinosa per tutti. Wally si arruola nella Croce rossa e morirà nel 1917 in un ospedale militare vicino a Spalato. Ancora peggiore la fine di tutto quello che rimane a lui: la moglie Edith muore il 28 ottobre 1918 incinta al sesto mese di spagnola. Lui la seguirà pochi giorni dopo, il 31 ottobre, contagiato dalla sua malattia.

Si fa fatica a crederlo ma arrivati a questo punto lui ha solo 28 anni. In mezzo un’opera sterminata di dolore e inquietudine, tremila opere su carta e trecento su tela, nelle quali ha cercato di dare forma a quel connubio di amore e morte.

Cercando e chiamando, fino alla fine, Wally. Che da quei quadri, seduta nella stanza, di spalle o di fronte, ancora lo aspetta.

2 Risposte to “L’amore in una stanza: Wally Neuzil e Egon Schiele”

  1. Carlo Dice:

    Colpisce sempre in queste vite la giovanissima età in cui muoiono. Fantastico riuscire a diventare immortali vivendo così poco. Anche Raffaello ad esempio …
    E cosa avrebbero fatto campando 80 anni? (Magari niente di più)

    E noi?

  2. MeriPop Dice:

    Ahia. La domanda finale arriva come una stilettata

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