Tullia Zevi, la signora della Forza



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Non a caso l’unica sua biografia, al netto della chiacchierata con la nipote Nathania, sta in una collana chiamata “Farfalle”, creata da Clara Sereni, per farla “volare così in alto da urtare contro quel tetto di vetro che nei secoli è stato imposto alla parola delle donne”. Il libro, a cura di Puma Valentina Scricciolo, è un continuo tessere fili, ricami, punti a croce ricavati dalle testimonianze dei figli, dei nipoti Tobia e Nathania, del genero Matteo Amati (ne abbiamo parlato qui per la Cooperativa Agricoltura Nuova), degli amici, dei testimoni.

Oggi, che non ci sono più né Clara né Tullia, mi è venuta voglia di parlarvene anche perché stasera RaiStoria alle 21,10 manderà in onda il documentario “Tullia Zevi, la signora delle minoranze”.

Tullia Calabi Zevi oggi avrebbe 101 anni e ha lasciato un segno profondo ma discreto in tutti quelli che ha attraversato. Costretta all’esilio dopo che nel 1939 vengono promulgate le Leggi razziali, in America incontra si innamora e sposa Tullio Zevi. Rientra in Italia dove nascono Adachiara e Luca. Prima donna a essere eletta Presidente dell’Ucei, e non sarà facile convertire i suoi  interlocutori tuttimaschi, è lei che firmerà l’Intesa fra comunità ebraiche e Stato italiano, lei che per la prima volta accoglierà un Papa in Sinagoga, lei che stringerà la mano ad Arafat in Campidoglio, lei che farà lavoro di tessitura, dialogo, incontro a livello internazionale.

Da giornalista sarà reporter sia al processo di Norimberga che al processo ad Eichmann in Argentina: una vittima che assiste al processo dei suoi carnefici ma ci assiste da giornalista. Ritrovarseli di fronte, guardarli negli occhi, distaccarsene, scriverne, raccontarcelo. Quanta forza ci vuole?

Ma c’è un episodio che più di tutti mi ha reso “la signora dell’ebraismo italiano” indimenticabile. Da Presidente Ucei si trova ad affrontare il caso Priebke, il responsabile dei 335 martiri delle Fosse Ardeatine. Segue le udienze ed è in Aula anche il 1 agosto 1996 quando la Corte decreta la scarcerazione, il non luogo a procedere. L’efferatezza è a piede libero. Si scatena il finimondo, il Tribunale viene occupato e a quel punto, per motivi di sicurezza, lei resta chiusa nella stessa stanza con Priebke. La vittima e il carnefice. I conti della storia a portata di mano. Lì, davanti a lei. Da soli.

Ed è allora che lei decide di colpirlo. Con l’unica arma che ritiene di saper maneggiare: l’indifferenza. Con le braccia e le gambe conserte si siede di spalle al nazista. Muta. Immobile. Sono le sliding doors della storia e della dignità. E’ tarda sera quando finalmente li fanno uscire. Ed è allora che lei si reca alle Fosse Ardeatine con un fiore. La seguiranno in molti, in quella processione notturna.

Questa è l’immagine che porto con me di lei. Lei così composta, elegante, discreta, sobria. Ma così forte. Così invincibile.

 

Tullia Calabi Zevi
di Puma Valentina Scricciolo
Alino Editrice

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