Il mondo come vorremmo che fosse



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Di lei vi avevo già parlato, qui. Della Cooperativa Agricoltura nuova, intendo. Senonché ieri mattina un amico mi telefona e dice

-Meri Pop, che ne diresti di andare alla Cooperativa?

E io -Ma certo, dovevo giusto fare la spesa

-Ma no Meripo’, non per la spesa, oggi lì è una giornata speciale.

E andiamo dunque a ‘sta giornata speciale. Andiamo con un po’ di magone perché io, lì accanto, ho abitato dodici anni, un matrimonio fa, e a volte ci andavo a fare la spesa il sabato. Poi, contestualmente al divorzio e al trasloco, non ci ho messo più piede. E ho fatto male. Perché quel posto, se possibile, è diventato ancora più bello.

E’ che ieri Antonio Cederna avrebbe compiuto 98 anni. Dice ma mo’ che c’entra Cederna? Questo nome, per Roma, significa soprattutto Appia antica, liberazione dal “sacco” dei costruttori, il piccolo Davide che si ribella al gigante Golia. E vince.

E Agricoltura Nuova questo, soprattutto, è stato: un gruppetto di ragazzi un po’ folli, braccianti, disoccupati e volontari, capitanati da Matteo Amati e Carlo Patacconi, che un giorno, il 2 luglio del 1977, prende le cesoie e va ad affrontare Golia. Cioè va a occupare le immense distese di terra in completo abbandono tra Laurentina e Pontina: si chiama Le Tre Decime, è considerata terra di nessuno e per questo stanno per metterci le mani i palazzinari. E’ terra piena di reperti archeologici, resti di insediamenti romani e buona da mettere a frutto. Antonio Cederna sarà uno dei protagonisti di quella vittoria, insieme a Matteo, Carlo e tanti altri.

Oggi quei 180 ettari di terreni incolti sono diventati un’azienda agricola all’avanguardia, che ha introdotto il chilometro zero, il biologico e il rispetto dei tempi della natura quando nessuno sapeva neanche cosa significassero. In quell’azienda-comunità lavorano anche portatori di handicap e i fondatori accanto ai nuovi operai.

Poi, una mattina di qualche mese fa, uno dei veterinari e amici della Cooperativa -che si chiama Palmerino e, modestamente, è molisano- trova in un angolo di una stanzetta una targa, una targa per ricordare Antonio Cederna. Volevano metterla tempo fa su un muro ma la zona proprio grazie a loro è protetta e quindi niente targa. Però, si dice Palmerino, sul muro no ma magari in terra sì. A quel punto contatta Giuseppe Cederna, figlio di Antonio, attore scrittore e tuttecose (che per me e quelli di ‘nacerta resta prima di tutto Quello-di-Mediterraneo, di Salvatores). Il resto è stata una giornata bellissima, benedetta pure dal cielo nonché dal riscaldamento terrestre.

Perché Giuseppe, Matteo, Carlo, Palmerino e tutto il cucuzzaro hanno trasformato quella festa per Antonio nella festa di tutti. Piena di gente bella che ti fa riprendere un po’ di fiducia nel fatto che forse sì poesse che jelafamo. Io, per dire, ci ho trovato pure la mia amica Rosalba spuntata chissàccome.

Giuseppe Cederna e Matteo Amati (foto Musica minuscola)

Federica Gasbarro (ieri con Pietro Del Soldà) che ci ha rappresentati allo Youth Climate Summit dell’Onu

Per una intera giornata i nostri occhi e le nostre orecchie si sono riempite di quella merce rarissima, oltre alle verdure buone, che è la speranza: dai ragazzi di Fridays for future Italia, a Vezio De Lucia, a quelli di LAB 1.0, all’orchestra Musica minuscola, in cui ragazzi di ogni provenienza compiono il miracolo di fare della diversità un’arte.

(foto Musica minuscola)

Le battaglie di ieri insieme ai risultati di oggi. Insomma il mondo come vorremmo che fosse. Compresi quel vino e quella minestra buonissima -di non ho capito cosa- del pranzo.

Sì, una giornata bellissima. Quelle che torni a casa e pensi che la salvezza risiede, alla fine, in una cosa semplice, questa:

Credo che avere la terra e non rovinarla sia la più bella forma d’arte che si possa desiderare.
(Andy Warhol)

Una Risposta to “Il mondo come vorremmo che fosse”

  1. Adachiara Dice:

    Brava Tiziana…simpatica profonda e leggera! Hai dipinto l’atmosfera di domenica come meglio non si potrebbe! Grazie e un abbraccio dalla giudia e dal contadino!

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