Cari miei futuri colleghi



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Cari miei futuri colleghi, nonché studenti del corso di Scienza della comunicazione dell’Università Roma Tre,

incontrarvi ieri è stato un grande piacere. Ho iniziato costituendomi spontaneamente: sono qui -vi ho detto-  non per tenere una lezione ma per darvi una serie di scoraggianti notizie che il vostro prof titolare non aveva il coraggio di darvi. Ma ce ne saranno anche alcune buone, alla fine, quindi vi consiglio di resistere fino alla conclusione.

Alcune ho cercato, effettivamente di darvele. Ma se verrete a dare un’occhiata qui anche oggi (ve l’ho detto che i blog andrebbero aggiornati il più spesso possibile) troverete una piccola ma preziosa postilla: sono i Consigli di Ennio Flaiano (“a un giovane analfabeta che vuol darsi alla letteratura attratto dal numero dei premi letterari”). Ovunque e per chiunque scriverete non dimenticateli mai

– Chi apre il periodo, lo chiuda.
– E’ pericoloso sporgersi dal capitolo.
– Cedete il condizionale alle persone anziane, alle donne e agli invalidi.
– Lasciate l’avverbio dove vorreste trovarlo.
– Chi tocca l’apostrofo muore.
– Abolito l’articolo, non si accettano reclami.
– La persona educata non sputa sul componimento.
– Non usare l’esclamativo dopo le 22.
– Non si risponde degli aggettivi incustoditi.
– Per gli anacoluti, servirsi del cestino.
– Tenere i soggetti al guinzaglio.
– Non calpestare le metafore.
– I punti di sospensione si pagano a parte.
– Non usare le sdrucciole se la strada è bagnata.
– Per le rime rivolgersi al portiere.
– L’uso del dialetto è vietato ai minori dei 16 anni.
– E’ vietato servirsi del sonetto durante le fermate.
– E’ vietato aprire le parentesi durante la corsa.
– Nulla è dovuto al poeta per il recapito.

Ad majora, bellemie e bellimiei.
Vostra Meri Pop

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