Il senso di Paola per l’accidia: L’ora meridiana



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E’ una domenica di giugno il giorno in cui Lorenzo Martinez prende atto che quattro fatti lo minacciano: sua moglie l’ha lasciato, la sua azienda è sull’orlo del baratro, la sua amante lo tradisce e il suo socio è scomparso. Potrebbe piovere, direbbe Frankenstein junior.

“Mia moglie mi ha lasciato”: è da queste cinque parole che parte la sua vicenda. Irresistibili, per una tenutaria di blog sentimentale. Senonché “L’ora meridiana”, l’ultimo libro di Paola Musa e lo dico subito che l’autrice è persona che conosco e stimo (lei è l’autrice, tra l’altro di Condominio occidentale, da cui è stato tratto il film di  Rai 1 “Una casa nel cuore” con Cristiana Capotondi), non è un libro né sulle separazioni, né sulla pennica del dopo pranzo né sulla sfiga. E’ un libro sull’accidia.

Parola temibile e difficilissima per me che la sentivo evocare da mia nonna mentre da piccola mi elencava i sette vizi capitali. E mi sembrava la più terribile. La vita mi avrebbe dimostrato che era effettivamente così. Accidia, quel “vorticare catatonici e depressi nella frenesia di un’esistenza votata infine all’effimero”. Più che pigri: negligenti, anche di fronte al male. Che, grazie a loro che non fanno, fa quel che vuole.

Accidia. Acedia, dicevano i greci: senza cura. Dante li mette nella palude Stige: neanche si vedono, sotto la melma, ma se ne intuisce la presenza dal gorgogliare dell’acqua. Tanto per farsi un’idea della repulsione indotta.

E non è per cattiveria, quindi, che Lorenzo Martinez -e chissà quanti di noi con lui- si ritrova un giorno all’implosione della propria vita. Accusato di un delitto che non ricorda di aver commesso. Ci si ritrova non per aver fatto chissà cosa ma proprio per non aver fatto. Per non essersi accorto. Per non aver visto. Per non aver ascoltato. Per non aver fatto.

Che, come disse il saggio, se il mondo si ritrova nelle disgraziate condizioni in cui si trova, non è solo per causa di chi fa del male ma spesso per chi non ha fatto proprio nulla.

Oggi questo libro mi suona non solo come una profonda esperienza di lettura, come Paola sa regalarci, ma anche e soprattutto un bussare alla nostra coscienza.

Mi fermo qui, per non scoprire il finale del giallo. E dico a Paola che anche stavolta il suo TocToc ha fatto centro.

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