Lucio, non ci dimenticare mai


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Che poi ero così stanca da non dormire, che erano le due di notte e non c’e’ niente da fare. Che mi piace tanto stare ferma e sentirti respirare e certo contestualmente mi chiedevo come sarà la mia faccia stanca.  Quindi che faccio? Provo a girare il mio cuscino, ma è una scusa per venirti più vicino. Provo a svegliarti con un po’ di tosse ma tu ti giri come se niente fosse. Spengo la luce provo a dormire ma tu con la mano mi vieni a cercare.

Insomma che sera: che la luna è una palla ed il cielo è un biliardo quante stelle nei flippers sono più di un miliardo. Di una luna che ti illumina a giorno, che balla il mistero di questo mondo che brucia in fretta quello che ieri era vero. Che poi è questo, ecco il mistero, sotto un cielo di ferro e di gesso l’uomo riesce ad amare lo stesso e ama davvero nessuna certezza: che commozione, che tenerezza.

Certo è che vorrei essere il vestito che porterai e poi ma quanti capelli che hai, non si riesce a contare, sposta la bottiglia e lasciami guardare se di tanti capelli ci si può fidare.
E comunque purtroppo, si: tu, tu non mi basti mai.

E… oh Lucio sai che è? Che non so se sono io che parlo come te o tu che come me, ma il punto era proprio questo: che m’ero detta che mai e poi mai sarei riuscita a scrivere qualcosa se morivi. Ma il fatto è che tu t’eri messo a scrivere come noi vivevamo.

Comunque io io io ci provo sai. Oh, Lucio,…non ci dimenticare mai

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