Rosa Luxemburg, l’amore rivoluzionario



Categoria: donne toste   |    No Comments   |   

“Mi trovo a casa davanti al tavolo e cerco di buttare giù il volantino. Dziodzio mio! Non ne ho voglia (…). Voglio essere con te, non ne posso più. (…) Quando avrà fine tutto questo? Oggi ho sentito dentro di me una stanchezza così profonda e una così grande nostalgia che per poco non mi sono messa a gridare. (…). Per consolarmi immagino già la locomotiva che fischia, il treno che si mette in moto quando partirò per raggiungerti. Il treno si avvicina a Zurigo, tu mi aspetti, io scendo e corro vero l’uscita e tu sei lì, alla porta tra la folla e non ti sarà possibile correre verso di me: no, sarò io ad affrettarmi! Ma noi non ci abbracceremo subito, no, questo guasterebbe tutto, non avrebbe nessun significato. Andremo a casa in fretta e, camminando, ci guarderemo in un certo modo e ci sorrideremo. E a casa ci siederemo sul sofà e ci abbracceremo; e io scoppierò in lacrime, come adesso. (…). Purtroppo ho strappato tutte le tue lettere nel timore di una perquisizione. E adesso non ho niente per consolarmi”.

Rivoluzionaria, intellettuale, grande teorica del marxismo e pienamente -pienamente- donna. Rosa Luxemburg. Che qui scrive al suo amato. E sono sì rivoluzionarie queste “Lettere di lotta e disperato amore”. Una piccola parte delle 2.500 che ci ha lasciato. Una corrispondenza di oltre vent’anni, quella con Leo Jogiches, suo compagno di lotta e amante. Ma il suo è un Amore universale, per tutti gli uomini. E certo anche per uno in particolare. Rosa che non ha mai rinunciato a quella parte di sé, quella umana.

E dunque in queste lettere c’è il demone della rivoluzione ma c’è anche l’ossessione dell’amore: “Dziodzio.. Vieni subito. Ci nascondiamo tutti e due da tutto il mondo in due stanzette e lavoreremo da soli, faremo da mangiare da soli e staremo così bene, così bene…”. Non arretra di un passo nella lotta ma poi vorrebbe mettergli le braccia al collo e baciarlo “mille volte. Vorrei che tu mi sollevassi tra le braccia, come piace a me, ma tu trovi sempre la scusa che peso troppo”.

Rosa Luxemburg con le sue passioni, i suoi umori, il suo desiderio di tenerezza e cura (“Scrivimi se la mattina prendi ancora l’uovo. Bevi la cioccolata alle 4? Prendi il latte ogni giorno?”) “che nulla toglie alla portata rivoluzionaria. Vuole cambiare il mondo ma vuole anche essere felice. Filosofa, economista, politica e rivoluzionaria polacca di origini ebraiche naturalizzata tedesca, teorica del socialismo.

E, come dirà Margarethe von Trotta illustrando il suo film su di lei, c’è anche “il suo amore per Leo Jogiches con il quale, all’ inizio, lei voleva dividere una serie di gioie e di piaceri “borghesi”, una casa, dei bambini, dei viaggi. Racconterò di come si lasciarono perché li divideva l’ incapacità di lui a rispondere alla natura appassionata di lei… Racconterò però anche del rispetto e dell’ amicizia che li ha uniti per tutta la vita, anche se, terminato l’ amore, si davano reciprocamente del “lei”.

Il film si intitolerà La pazienza di Rosa (più conosciuto come Rosa L): “Perché quasi ogni lettera delle moltissime che ci ha lasciato la Luxemburg finiva con la frase “resta sereno e paziente”, che scriveva e raccomandava a tutti gli amici. E’ stata nove volte in carcere, Rosa Luxemburg, e da lì si rivolgeva all’esterno: “sii paziente”. Ma in realtà lo diceva soprattutto a se stessa, che paziente non era: che contro ogni razionalità della pazienza voleva, disperatamente voleva, che la rivoluzione si realizzasse subito, finché lei era ancora in vita”.

“Restare un essere umano, cioè gettare, se necessario, gioiosamente tutta la propria vita “sulla grande bilancia del destino”, ma allo stesso tempo rallegrarsi per ogni giornata di sole, per ogni bella nuvola. Ahimè! Non conosco la ricetta che permetterebbe di comportarsi come un essere umano:  so solo come lo si è. E tu lo sapevi, anche tu, ogni volta che andavamo per qualche ora a passeggiare nella campagna di Südende, mentre i raggi del tramonto illuminavano i campi di grano. Il mondo è così bello malgrado tutti gli orrori e sarebbe ancora più bello se non vi fossero sulla terra dei vigliacchi e dei codardi.”

Nel gennaio del 1919, cento anni fa, i Freikorps arrivati a Berlino per reprimere la rivoluzione spartachista, uccidono Rosa Luxemburg e il suo compagno di ideali Karl Liebknecht e buttano il corpo in un canale. Il suo cadavere verrà ripescato a maggio, completamente sfigurato. Una morte atroce, con orde di gente armata ad infierire sul corpo senza vita di una delle menti più brillanti dell’ideologia marxista.

E dunque se oggi le chiedessimo
-Rosa, come si fa ad essere rivoluzionarie?
lei probabilmente ci risponderebbe
-Io so soltanto come si è umani

Lascia una Risposta

Copyleft SuperCaliFragili | Design by Riversman Entries RSS Comments RSS