Helen Hulick, che ci regalò il diritto di portare i pantaloni


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I ladri le hanno svaligiato casa e lei deve presentarsi in tribunale come testimone. E’ così che una storia di ordinario furto si trasforma in una Storia con la S maiuscola. Perché a quell’udienza Helen Hulick, di professione maestra di scuola materna, si presenta in pantaloni. E’ il 1938 e il giudice del Tribunale di Los Angeles, Arthur S. Guerin, non è pronto a un simile oltraggio. Sospende l’udienza e le intima di tornare vestita “da donna”.

Per tutta risposta Helen, che all’epoca ha 28 anni, replica

-Dite al giudice che farò valere i miei diritti. Se mi ordina di mettermi un vestito non lo farò. Mi piacciono i pantaloni. Sono comodi.

Si ripresenta cinque giorni dopo. Con un bel paio di pantaloni arancioni e verdi. Il giudice è furibondo:

L’ultima volta che si è presentata a questa corte vestita come lo è ora, ha attirato l’attenzione di tutti più del procedimento in corso. Le è stato chiesto di tornare con un abito più consono per un processo in tribunale. Oggi è tornata indossando dei pantaloni, sfidando apertamente la corte. E la corte le ordina di tornare dunque domani con un abito adatto. Se insiste a indossare i pantaloni, le verrà impedito di testimoniare. Ma sia pronta a essere punita secondo la legge per oltraggio alla corte

Secondo voi cosa risponde a quel punto, la sventurata?

-Tornerò con i pantaloni, signor giudice. E se lei mi metterà in prigione spero che questo possa aiutare le donne a liberarsi per sempre dagli anti-pantalonisti.

Neanche a dirlo, si presenta il giorno dopo con i pantaloni e con un avvocato, William Katz, che a sua volta si trascina dietro quattro volumi di citazioni sul diritto ad indossare anche in tribunale l’abbigliamento voluto.

A conferma del fatto che “il coraggio fortifica ma l’ostinazione diverte“, Helen spiega:

-Signor giudice, d’altra parte io indosso pantaloni dall’età di 15 anni, non ho altri vestiti se non uno da gran cerimonia, e non vorrà mica che mi presenti qui in abito da sera, immagino.

Helen viene condannata a cinque giorni di carcere dove, sì, dovrà indossare un abito, un abito di jeans, che è la divisa delle detenute.

Il suo avvocato a quel punto porta la questione in Corte d’Appello che, signore e signori, sancirà finalmente il diritto di Helen e di ogni donna di indossare i pantaloni anche in tribunale.

E siccome “un fatto è la cosa più ostinata del mondo”, è il 17 gennaio 1939 quando Helen Hulick, di nuovo convocata come testimone sul furto a casa propria e dopo aver prevalso sia sul giudice Guerin che sulla mentalità bacchettona dell’epoca, finalmente si presenta in tribunale… vestita in abiti femminili.

 

La pioniera americana dei pantaloni fu in realtà Mary Walker, una delle prime donne medico del Paese che rifiutò, ovviamente derisa, di indossare le lunghe, scomode e anti igieniche gonne che raccoglievano dalle strade sporcizia e polvere. Pare abbia così magistralmente riassunto la situazione, nel 1871:
I più grandi dolori quotidiani di cui soffrono le donne sono fisici, morali e mentali, causati dal loro modo poco igienico di vestire“.

Ma saranno le aviatrici e attrici come Marlène Dietrich, Greta Garbo e Katharine Hepburn ad ostentare e liberalizzare i pantaloni femminili. E solo nel 1960, millenovecentosessanta, André Courrèges e Yves Saint Laurent presenteranno ufficialmente nelle sfilate di moda il pantalone femminile, contribuendo finalmente alla cancellazione del divieto.

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