Claude Monet, l’uomo che riuscì a raccogliere aria e luce e le imprigionò su una tela



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Dice allora andiamo a Giverny per scendere nel nucleo atomico dell’Impressionismo, a casa Monet. E chiunque dovrebbe prima o poi sperimentare questa sequenza: effettivamente partire da Parigi aeroporto, arrivare a Giverny (con l’ulteriore aggravio di una trentina di inutili chilometri, che il Navicoso si era spento e siamo spuntate alla Defense invece che verso Giverny), dormirci -a Giverny- alzarsi la mattina dopo, consumare una colazione effettivamente molto impressionante, scrutare il cielo, scrutarci noi  e con un’occhiata decidere, con i biglietti già acquistati in tasca, che no: con le secchiate d’acqua a quei giardini no. Non stamattina. Non così.

Inutilmente l’ostessa che ci ospitava strabuzzava il ceruleo e normanno occhio
-Ma come, parbleau, e prendetevi un parapluie! Mavviparemai che avete fatto tutta questa strada e ve ne andate senza vederla?
Dirò di più: senza nemmeno passarci davanti. Che Grace quando va in fissa è irremovibile. “Meripo’, lo faremo al ritorno, che i giardini di Monet con il monsone proprio no, jàmm”.

L’irremovibile Grace, manco a dirlo, aveva ragione. Perché riallocato il Navicoso sulla via del ritorno verso Paris, quindici giorni dopo, e dopo aver perimetrato Bretagna e Normandia in lungo e in largo, arisbucavamo a Giverny in una splendida giornata di gialli e di azzurri. Che nemmeno se ce li avesse dipinti il padrone di casa, sarebbero stati così.

Tutto questo pippone per dirvi Andate. Fatevi questo regalo se ancora non ve lo siete fatto e fatevi questo viaggetto sui posti veri che crearono quei capolavori dipinti di Claude Monet. E se non tutti andate almeno alla fermata finale, a Giverny, dove creò un Paradiso prima in un giardino e poi sulle tele, lì dove ormai praticamente cieco dolentemente confessò: “Questi riflessi sono diventati un’ossessione. E’ una cosa che va al di là delle mie forze di vecchio, e tuttavia voglio riuscire in quello che sento”.

E, neanche a dirlo, ci riuscì. Claude Monet, morto il 5 dicembre di 92 anni fa, lì, fra l’aria e la luce che non vedeva più ma che aveva raccolto per tutta la vita, imprigionandole nelle sue tele.

Giardini di Giverny, foto Meri Pop

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