Vorrei la pelle nera



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Confessiamolo: ciascuno di noi prima o poi sente il desiderio di lasciare una traccia di sé nel mondo, per non pensare di essere passati invano. Tra l’eterno niente che c’è prima di noi e l’eterno niente del dopo di noi, ci azzecchiamo nel mondo per una frazione di tempo, un lampo, un impercettibile e insignificante momento. Eppure inseguiamo l’idea di poterne lasciare testimonianza, “Ognuno col suo viaggio, ognuno diverso”, come canta quello.

Ordunque, miei cari, si pensi a quegli ardimentosi del Comune di Codroipo che, incaricati di redigere un nuovo regolamento per l’asilo nido locale, improvvisamente si illuminano, reciprocamente si guardano e vedono il lampo del proprio genio rischiarare il buio dell’anonimato: sì, lasceremo una traccia ai posteri pure noi.

E decidono di consegnarsi alla storia così, con una firma. Sotto alla frase “è vietato ogni riferimento alle diverse culture o alle culture di provenienza degli alunni”. E cioè mobbasta giocare coi bambolotti con la pelle nera.

Sono lontani i tempi nei quali Nino Ferrer, conscio del fatto che mai avrebbe raggiunto le vette canore di James Brown e Wilson Pickett, implorava invece a squarciagola VORREI LA PELLE NERA.

Darwin, perdonaci.

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