Louisa May Alcott, piccola grande donna



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Primancora degli oroscopi di Paolo Fox e dei test di IodonnatudonnaElladonna fu lei a disegnare le quattro categorie in cui ciascuna donna, da quel momento in poi, avrebbe potuto riconoscersi. E forse è stato questo il successo inarrivabile del suo capolavoro, “Piccole donne”, 1868: Louisa May Alcott, che nacque 186 anni fa oggi a Germantown, città della Pennsylvania oggi parte dell’area di Philadelphia.

Perché chi di noi non ha trovato almeno una delle sorelle March ch’entro le ruggeva? Quando non un po’ di tutte. Quante fragili Beth, sagge Meg, buffe Amy e tumultuose Jo March si sono riconosciute in quelle pagine? Quanta forza ci ha dato Jo che voleva scrivere e non sposarsi, in un’epoca nella quale senza matrimonio ci si consegnava all’insignificanza e all’invisibilità?

Louisa May Alcott non si sposò mai e volle che anche Jo non lo facesse. Una volta raccontò,  in pieno puritanesimo americano, di essere rimasta nubile perché nella vita “mi sono sempre innamorata di molte ragazze carine, ma mai una volta di un uomo”.

A un certo punto iniziarono pressioni fortissime da parte del pubblico perché sta benedetta Jo si sposasse con Laurie, il ragazzo della porta accanto. Alla fine Louisa cedette ma niente ragazzo bello, giovane, ricco, che la adorava: le diede in marito il professore Bhaer. Scegliere per amore. Non si usava.

Louisa May Alcott, dunque attivista femminista, antischiavista, insegnante, domestica, governante e scrittrice, ma soprattutto disegnatrice di caratteri femminili. Suo padre Amos Bronson Alcott, era un insegnante e fissato trascendentalista kantiano, sempre in ambasce e in bolletta. E fu lei che, per aiutare la famiglia, si dovette rimboccare le maniche anzi i pennini. Si guardò intorno e vide le sue tre sorelle da raccontare. Perché Piccole donne è la sua storia, quella della sua famiglia. Compresa la morte della sorella più giovane e il matrimonio della più anziana.

Alla fine degli anni Quaranta dell’Ottocento, Louisa May Alcott si appassionò ai diritti delle donne e soprattutto l’estensione del diritto di voto. Diventò la prima donna a iscriversi negli elenchi per l’elezione di un consiglio d’istituto scolastico a Concord. Lavorò come infermiera durante la Guerra Civile, ma si ammalò gravemente di tifo.

Anni Cinquanta, ancora guai finanziari per la famiglia. Lei si sentiva angosciata perché non trovava un lavoro adatto a sostenerla. Ebbe una forte depressione e meditò persino il suicidio.

Ma è nel 1868 che scrisse il libro che non aveva nessuna intenzione di scrivere. Poi, capito che l’editore non avrebbe mai fatto scrivere un libro a suo padre (che di quel libro stava facendo una malattia) se lei non ne avesse scritto uno per ragazzi, si decise. E scrisse Piccole donne in 10  settimane, come una forsennata, spesso dimenticandosi anche di mangiare. “Questo lavoro non mi piace per niente”, disse del lavoro che doveva consegnarla alla storia.

L’anno dopo uscì anche Piccole donne crescono. Nel frattempo stava facendo i conti  con una malattia autoimmune cronica, forse lupus, che la debilitava giorno per giorno (un’altra ipotesi è che soffrisse di un avvelenamento da mercurio, causato dai trattamenti subiti per curare il tifo).

Morì a 55 anni per un ictus il 6 marzo del 1888 a Boston, due giorni dopo la morte del padre.

È sepolta allo Sleepy Hollow Cemetery di Concord, poco distante dalle tombe di altri grandi autori americani come Henry David Thoureau e Ralph Waldo Emerson.

Le quattro sorelle March, invece hanno 150 anni. E sono più vive che mai.

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