A story of Beauty



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Uno dei miei momenti più felici è quando posso poggiare un bagaglio a mano sul divano e iniziare a riempirlo.

Questa volta la destinazione sarà Israele.

Tra le cose che stamattina ho iniziato a radunare per il viaggio (la metà delle quali sarà poi tolta e lasciata a casa) c’è una storia. La racconta oggi Roberto Gagnor, che di norma scrive fumetti per Topolino, su Il Post. E a lui l’ha raccontata Radek Vezgrzyn. Perché le storie fanno così, viaggiano da persona a persona finché incontrano qualcuno che le fa fermare su qualche pagina o qualche pellicola o qualche canzone.

E la storia è che ad Haifa, in Israele, c’è una casa di riposo, creata dall’associazione Yad Ezer L’Haver (“Una mano d’aiuto da amici”) di Shimon Sabag. Shimon l’ha aperta -con l’aiuto dell’International Christian Embassy, un gruppo di volontari cristiani evangelici di Gerusalemme- dopo essere sopravvissuto a un pauroso incidente. Alla sua mensa dei poveri si accorge che arrivano parecchi sopravvissuti all’Olocausto. Ma è una psicologa, Miriam Grinberg, ad aprire una porta imprevista che ci fa entrare in un’altra storia nella storia.

Miriam lavora con i sopravvissuti dell’Olocausto (“Paranoia, depressione, abuso di psicofarmaci, il survivor’s guilt il rimorso per essere sopravvissuti, insonnia”). Ma lavora soprattutto con i ricordi delle donne, sopravvissute: maltrattate, violentate, abusate. Donne senza infanzia i cui corpi sono stati i primi campi di battaglia e che per questo non hanno mai potuto sentirsi femminili, attraenti, belle. Mai.

E che si inventa? Un concorso di bellezza per sopravvissute all’Olocausto. Sì anche io sono saltata sulla sedia appena l’ho letto. Quindi l’ho riletto. E sì lei si inventa The Miss Holocaust Survivor Beauty Pageant. Una serata in un teatro di Haifa in cui le sopravvissute mettono i loro vestiti migliori, si truccano, sfilano, si raccontano. E non si raccontano solo nell”orrore, anzi, raccontano prevalentemente di come hanno fatto a rinascere dopo. E di ciò che sono riuscite a diventare, professioniste, scrittrici, artiste.

Come Rita Kassimow Brown: quando i nazisti arrivano nel suo paesino lituano, tutta la famiglia scappa e si rifugia in un nascondiglio sotto una stalla. I genitori escono a cercare cibo ma lei e i suoi fratellini non escono mai. Rita rimane in quel buco per diciotto mesi. Un anno e mezzo dentro a un buco nel terreno. A un certo punto, per disperazione, tenta il suicidio ingoiando bottoni.

Ma si salva. Con tutta la famiglia. Emigra in America e da allora si è sposata due volte, ha avuto figli e nipoti, ha scritto un libro, dipinge e ora vive allo Yad Ezer.

Uno show come un concorso di bellezza diventa quindi la possibilità di “mostrarsi” sì, ma di mostrare la propria rinascita.

L’idea ovviamente ha avuto anche critiche e detrattori che l’hanno definita “macabra”. Ma alle partecipanti sembra fare un gran bene. Il 14 ottobre si è svolta l’ultima edizione che potrebbe essere proprio l’ultima in ragione delle età delle partecipanti.

E insomma ora Roberto Gagnor e l’amico Radek hanno deciso di raccontarle in un film, queste storie. E per questo hanno lanciato una sottoscrizione su Kickstarter (ricordate? La piattaforma di crowdfunding sulla quale sono nate le Storie della buonanotte per bambine ribelli, la stessa la cui storia è stata oggetto del monologo teatrale che la quippresente vostra ha scritto per Companies Talks e che abbiamo rappresentato a Heroes Meet Maratea a settembre scorso).

Adotta una storia, chiedono Roberto e Radek. Il progetto è il “Miss Holocaust Survivor. A story of Beauty”: il link per chi volesse adottarla è questo.

Io intanto metto queste storie nel mio bagaglio a mano. E me le porto. Ovunque.

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