L’irresistibile irraggiungevolezza dell’essere


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Cara Meri Pop,

a proposito dei “desideranti l’irraggiungibile” volevo specificare che la categoria mi ha sempre vista come socia da golden card. E’ che io, a desiderare i raggiungibili, non mi ci trovo. Non è che gli altri non mi piacciano: è che non decollo senza una sfida. E non è che mi capitino: io, come si dice a Roma, vado proprio a caparmeli. E lo faccio da una vita, chè proprio non sono una giovanetta.
E’ come se seguissi le briciole di Pollicino, da dovunque parta prima o poi arrivo a imbattermi in un irraggiungibile. Non parlo di aspiranti che non mi si filino, eh, ma di desideranti, appassionati part-time dall’impossibile coronamento finale. Ma che tengono sempre acceso il desiderio.
Meri Pop, sai qual è il problema? Che questa non è una lettera di lamentele: è di autocompiacimento. Alla fine io voglio continuare a sognarlo per quello che potrebbe essere e che, in tempi contingentati, è.
E, come Pollicino, mentre raccolgo le briciole, faccio in modo di non poter tornare più indietro.
Diversamente proprio non so vivere.
Felicemente anticoronamentale

Cara Felicemente anticoronamentale,
apprendo che si poteva arrivare alla stessa conclusione pur in assenza di trasferte in Africa. Lì, però, avanzavo solo un’ipotesi. Che pure io me ne vado capando di difficili ma non sono ancora in grado di sceglierli come stile di vita. E dunque ci vorrebbe il Professor Pi per dirci cosa trasforma un’ipotesi in una teoria:
Wikipedia – che al contrario del Professor Pi non sta al Simposio della sedia a sdraio – dice che serve un sistema interconnesso di ipotesi. A noi per ora basterebbe anche un sistema interconnesso di bricioline di Pollicino. Anzi, di seeds of love.

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