Anna Politkovskaya, donna non rieducabile



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La Corte europea per i diritti dell’uomo ha condannato poco fa la Russia per “non aver attuato le opportune misure investigative per identificare i mandanti dell’omicidio” della giornalista Anna Politkovskaya, avvenuto nel 2006. “Lo Stato russo – si legge in una nota – non ha rispettato gli obblighi relativi all’efficacia e alla durata dell’indagine imposti dalla Convenzione europea sui diritti umani”.

“Sono una reietta. È questo il risultato principale del mio lavoro di giornalista in Cecenia e della pubblicazione all’estero dei miei libri sulla vita in Russia e sul conflitto ceceno. A Mosca non mi invitano alle conferenze stampa né alle iniziative in cui è prevista la partecipazione di funzionari del Cremlino: gli organizzatori non vogliono essere sospettati di avere delle simpatie per me.
Eppure tutti i più alti funzionari accettano d’incontrarmi quando sto scrivendo un articolo o sto conducendo un’indagine. Ma lo fanno di nascosto, in posti dove non possono essere visti, all’aria aperta, in piazza o in luoghi segreti che raggiungiamo seguendo strade diverse, quasi fossimo delle spie.
Sono felici di parlare con me. Mi danno informazioni, chiedono il mio parere e mi raccontano cosa succede ai vertici. Ma sempre in segreto. È una situazione a cui non ti abitui, ma impari a conviverci”. E’ questo quello che Anna Politkovskaya scrive di se stessa in un saggio che verrà pubblicato postumo nel 2007.

Anna Politkovskaja, classe 1958, giornalista russa e attivista per i diritti umani, viene trovata cadavere nell’ascensore del suo palazzo il 7 ottobre 2006, giorno del compleanno di Putin. Freddata da quattro colpi di pistola più un altro “di sicurezza” alla nuca.

Muore così dopo una serie di minacce sferratele dai vertici militari, oggetto delle denunce della giornalista nelle sue inchieste sugli abusi, le torture, i soprusi e le umiliazioni nei confronti dei civili ceceni. “Io vedo tutto. Questo è il mio problema”, riassunse lei.

Anna Politkovskaja che il regime classificò, poco prima della morte “Donna non rieducabile”.

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