La casa del mago


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Sostiene Butler Yeats che “Il mondo è pieno di cose magiche, pazientemente in attesa che i nostri sensi si acuiscano”. La pazienza della Basilicata nei confronti dei miei sensi si è allungata fino a che, due anni fa, arrivò ad opera di Lorenza il trascinamento a Matera. Ora il trascinamento è avvenuto ad opera di Patrizia, Scassaminx per gli amici. E capite che il potere di convincimento di una che si chiama così è indiscutibile.

La parola-chiave, stavolta, non è stata però né viaggetto, né peperone crusco e nemmeno “A Meripo’ se non vieni te meno”. No, stavolta la parola-chiave è stata “La casa del mago”.

Si può dire di No a una che ti dice

-Meripo’ ci vieni con me alla Casa del Mago di Castelmezzano?

Il punto è che in ciascuno di noi, a qualsiasi età, sonnecchia un pupo che aspetta di essere stupito. Ma l’altro punto è che spesso l’incantesimo dimora nei posti più impensati. E, onestamente, mai avrei associato l’idea di magìa con il nome di Castelmezzano. Che, detto tra noi, non sapevo neanche dove fosse. Senonché è in Basilicata. E senonché per arrivarci bisogna faticare un po’. Perché il treno vi farà sbarcare a Potenza. E lì noi abbiamo trovato perlappunto il santuomo, Pierfrancesco, che ci aspettava con un coso mobile comodissimo con il quale ci ha scarrozzate fino a Castelmezzano e senonché La casa del mago è la sua. Ora.

Perché in realtà prima era di un mago veramente, molto conosciuto in Basilicata,  Giuseppe Calvello, detto  il Ferramosca. Un guaritore dai metodi non proprio ortodossi, uno che preferiva guarire le femmine anziché i masculi e insomma signorimiei un bel filibustiere. Al cui fascino e alla cui notorietà si sottrassero in pochi e alla cui porta un giorno bussò financo Ernesto De Martino, sissignori l’etnologo, che lo fece finire ampiamente citato -insieme alla sua Casa- nel celeberrimo saggio  “Sud e magia”, che giustamente troneggia nell’ingresso della casa.

Senonché Pierfrancesco ci ha raccontato che la Casa è molto più antica e risale ai tempi in cui erano ancora visibili le mura del castello dell’antico Castro Mediano, attorno all’anno Mille. E fu a quei tempi che nerborute braccia scavarono a mano il cuore della casa: ed ecco le tre nicchie in roccia che ora compongono le camere da letto e la cucina ma anche le scale che dal portone di pietra portano su.

E sarà la suggestione, sarà l’aria (15 gradi a giugno, regolatevi) saranno i peperoni cruschi con la birretta che avevano preceduto l’impatto, appena sono entrata ho sentito che le nerborute braccia che avevano scavato erano in qualche modo rimaste ad accogliere gli ospiti dei secoli dei secoli.

La Casa del Mago è stata abitata anche  dalla mamma, di Pierfrancesco, Teri Volini, ospite della zia Marietta durante le vacanze estive. Ed è proprio lì che, neanche a dirlo, una strega buona le ha fatto l’incantesimo artistico: e Teri prima ha iniziato con la serie pittorica de “La Montagna Stregata” ma a un certo punto si è messa in testa di cucire il cielo.

Sissignori, questa donna nel 1999 ha realizzato una grande “tessitura” tra le Piccole Dolomiti: una gigantesca Ragnatela in filo rosso, a rappresentare il senso di unione tra tutti gli esseri e la natura e il rispetto che le dobbiamo.

Teri Volini, La ragnatela

Un’installazione tra i picchi rocciosi, oltre 6000 metri quadrati. Nastro rosso, corda, chiodi e materiale da alpinismo.

Ed eccola, mentre tesseva il cielo come una Penelope volante.

Non è forse magìa anche questa? Teri ha tessuto il cielo come una Penelope volante. Ed è la prova di quanto avesse ragione anche il caro Goethe:

“La magia è credere, e credere in se stessi: se riusciamo a farlo, allora possiamo far accadere qualsiasi cosa”. Anche cucire il cielo.

Quasi tutto, a Castelmezzano, vi parlerà degli incantesimi. Li troverete in ogni pietra e soprattutto li ascolterete nel Percorso delle Sette Pietre. un antico sentiero contadino di 2 km, che collega Pietrapertosa e Castelmezzano (che a farli in macchina di chilometri sono 20. In volo uno e mezzo ma del volo riparleremo) e che sale e scende a mammamia, da 920 metri a Pietrapertosa fino a 660 metri nella valle attraversata dal torrente Caperrino e risale a 770 metri a Castelmezzano.L’impettata di turno prende ispirazione dai racconti tramandati oralmente di generazione in generazione e dall’immaginario collettivo su cui si fonda il testo Vito ballava con le streghe di Mimmo Sammartino. Mentre vi spantecate su e giù troverete sette punti per rifiatare, ciascuno con una pietra sulla quale è incisa una parola. E no eh, mica ve le dico, ve le dovete andare a leggere anche perché mentre starete lì a leggere sentirete alzarsi una musica e una voce, sì è l’altoparlante ma la prima volta là in mezzo al bosco con tutto quel silenzio ve piglia un colpo, santocielo. Comunque questo è l’Antro delle streghe

Antro delle streghe, Percorso delle Sette Pietre

E vorrete forse voi farvi sfuggire il ponte nepalese e l’accidentato percorso per arrivarvicivisi?

La buona notizia è che, alla fine dell’inghianata e del saliscendi sbucherete a Pietrapertosa, incantevole e incantata come Castelmezzano, dove arrancando per un’altra manciata di gradoni impettati arisbucherete alla pasticceria della signora Anna e lì potrete scofanarvi i mini bignè di pasta choux alla crema: io solo uno per via dell’LDL che non è una sostanza stupefacente ma il colesterolo cattivo. Ma chi può abbondi.

Una Risposta to “La casa del mago”

  1. TERI VOLINI Dice:

    grazie, molto carino e spiritoso il reportage in generale e la parte che mi riguarda …anche se ci sarebbe ancora tanto da dire, specie sulle “streghe”
    abbracci
    teri

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