Il senso della Lore per le salite



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Dopo anni e annieannieanni di attesa, di delusioni e di aspettative malriposte la mia amica Lore ha fatto l’incontro della sua vita. Sono stati decenni di tentativi a vuoto, di innamoramenti non corrisposti, di tempi sbagliati, di annunci non supportati dai fatti e di promesse al vento. Chiunque si sarebbe messo l’anima in pace e avrebbe rinunciato, al grido di meglio sole che sòle. Lei no. Lei sapeva che da qualche parte lui c’era. E la stava aspettando. Inutilmente abbiamo cercato di riportarla alla realtà. Lei, indomita, non cedeva. E aspettava. Aspettava.

Finché i fatti e il tempo, che sì è galantuomo ed è uno dei pochissimi rimasti, non le hanno dato ragione e ricompensa. E sì, lui alla fine l’ha incontrato, l’ha corteggiato e l’ha persino inseguito quando -sul più bello e a un passo dalla mèta- tutto si è improvvisamente complicato. Sì, l’ha voluto con tutte le sue forze. E alla fine l’ha ottenuto. E ieri sera mi ha portata a conoscere il magico incontro della sua vita: un terrazzo a Roma. Nella sua casa. La sua prima casasua.

L’ultima volta che ci eravamo fatte un’impettata insieme era stato in Vietnam, un Natale e una menopausa fa (la mia eh). Anche allora l’ascesa era culminata con un paesaggio mozzafiato e con una discreta serie di kitemmuorti durante l’inghianata (molisano, salita). A conferma del fatto che il concetto del macchimelhaffattofareammè di fronte a uno sforzo da fare ovunque porti, affiora a qualsiasi latitudine.

Stavolta l’ascesa si è protratta solo per quattro piani di scale, a differenza dei duecento terrazzamenti di risaie vietnamite. E stavolta ci sono stati risparmiati i dirupi ma non la fanga e la polvere. A conferma del fatto che il karma è una cosa seria.

Ci siamo preparate alle presentazioni in pompa magna: due Corona -Coronissime- gelate comprate dai bangla del market di sotto e un piccolo sacchetto di patatine. E con quel bendiddio abbiamo iniziato la salita.

Lei ha aperto la porta, mi ha preceduta nella devastazione del buio e polveroso cantiere e poi ha infilato una chiavetta in una serratura e ha aperto la caspita di portafinestra inseguita da sempre. E sì è stato lì, signore e signori miei, che ci si è spalancato di fronte non un panorama ma una conquista. Che non è tanto e non è solo quella di essere arrivate senza bisogno del rianimatore ma quella di chi si è data un obiettivo e con fatica lo ha raggiunto.

E mentre brindavamo con le due Corona mi è sembrato che quella conquista non fosse solo la sua ma che, nella sua costanza, ci fosse la risposta ai tentativi di tutti noi: perché
“La riuscita non deve essere inseguita; deve essere attratta dalla persona che diventi”, sostiene tal Jim Rohn.

Ecco, Lore ci dice che la nostra terrazzina -qualsiasi sia la terrazzina che desideriamo raggiungere- è lì, da qualche parte. Sta solo aspettando di entrare nell’orbita della grantostaggine che dobbiamo diventare per attirarla.

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