Orador-sur-Glane, dove il tempo è eterno e l’orrore perenne


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Ci siamo arrivate tornando da Limoges e dirette a Cognac. Non era in programma e avevamo la testa e il portabagagli ancora pieni di porcellane finissime. Ma non c’è stato neanche bisogno di dirglielo: ho fissato Grace che era alla guida (ci stava da almeno mille chilometri), le ho indicato la foto che avevo trovato sulla Lonely, ci siamo guardate come Thelma e Louise e lei ha prima inchiodato poi fatto l’inversione a U che giusto ci mancava la Gendarmerie.

Per non farci mancare nulla, sulla giornata grigia e plumbea ha iniziato a scendere una pioggerella sottile. Abbiamo parcheggiato in un piazzale che eravamo al 7 agosto 2017 e siamo entrate in un corridoio che ci ha fatto sbucare nel 10 giugno 1944.

Si chiama Orador sur Glane ed è la Sant’Anna di Stazzema francese. Ma a Orador hanno fatto sì che tutto restasse come la furia nazista aveva lasciato: non hanno toccato o ricostruito nulla. Hanno lasciato che ciò che accadde quel 10 giugno 1944 durasse per sempre.

Alle 14 del 10 giugno le SS circondarono l’abitato di Orador Sur Glane e ordinarono a tutti gli abitanti di radunarsi sulla piazza per un accertamento di identità.

Orador 6

Alle 15.00 ordinarono di portare tutte le donne e i bambini, 400 persone, all’interno della Chiesa. L’unica che sopravviverà, Marguerite Rouffanche, testimonierà in seguito che furono fatti sdraiare tutti a terra: due soldati, dopo aver sbarrato le porte, misero un involucro alla fine della navata e accesero delle “cordicelle”. Fu lì che capirono che erano micce di una bomba. Donne e bambini furono presi dal panico ma la prima che tentò di alzarsi per fuggire fu mitragliata con il figlio in braccio.

Li fecero esplodere così. Tutti. Contemporaneamente, all’esterno, iniziarono le altre esecuzioni. Chi non fu ucciso subito nella piazza fu radunato rimesse, fienili e garage e mitragliato. Poi diedero fuoco a tutto.

Alle 17, terminato il massacro, se ne andarono. In tre ore trucidarono 642 persone. Tornarono due giorni dopo, per scavare due grandi fosse dove seppellirono i resti.

Ed è così che Orador è ancora oggi. Come se le SS fossero appena andate via.

Orador 2
Non so dirvi cosa si provi a percorrere quelle strade, entrare dall’ex merceria, nel negozio del barbiere, in quella casa con le scarpine ancora a terra. Grace ed io l’abbiamo fatto in silenzio per due ore. Era un giorno qualunque. Ed era pieno. Pieno soprattutto di nonni che ci accompagnavano i bambini.

Orador 7

Nel cimitero oggi riposano tutti insieme, ma non tutti hanno un nome. Tra quei morti recentemente sono stati identificati almeno 9 italiani, tra i quali una madre con 7 dei suoi 9 figli. Il sindaco ha messo anche un avviso, all’entrata: chiunque abbia informazioni per aiutare ad identificare chi manca lo faccia. Lo faccia perché il tempo, a Orador, è eterno. E non è andato avanti mai.

Orador 5

 

Se andate in Dordogna e se andate a Limoges prendete la strada per Orador. Prendete la strada per quell’inferno. Perché nonostante tutti continuino a dire “Mai più” c’è chi nel frattempo sta ponendo le basi per il”Di nuovo”.

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