La base


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E’ stato alla fine della visita di quell’altra Napoli, quella sotterranea non meno emozionante di quella che sta ncoppa, che la nostra guida ci ha fatti sbucare in un teatro greco romano inglobato, nel tempo, dint’a nu palazz e che un giorno all’improvviso è spuntato da un “basso”, più precisamente dalla cantina della signora Filomena (no, non lo so come si chiamava ma Filomena ci sta bene). In sostanza Filomena metteva ad asciugare provole per la parmigiana dove presumibilmente Nerone si esibiva con la cetra. Entrambe manifestazioni artistiche di unacerta, sia chiaro.

E dentro quella che fu la Summa Cavea, nel dopoguerra si stabilirono financo una falegnameria e una pizzeria. Proprio spuntando nei locali della Cavea-forno si trova ancora oggi l’insegna “Da Sofia” che non era la PhiloSophia ma proprio la pizzeria della signora Sofia sulla quale campeggia la scritta

“Mangiate oggi e pagate fra 8 giorni”

Da Sofia teatro-pizzeria Napoli

Un sistema per rimettere in moto l’economia nel dopoguerra in un Paese e una città ridotte allo stremo. I salari erano settimanali, ci spiega la guida, e dunque la prima pizza si offriva gratis e quando la persona passava a pagare quella prima le si offriva la seconda e così via.
-Per garantire a tutti quella che noi napoletani chiamiamo la base
-E quale sarebbe la base?
-Pizza e caffè: non può essere che qualcuno non possa permettersi neanche questo. Pizza e caffè, cioè il minimo, la base, proprio.

E’ stato a quel punto che mi son ricordata che ci trovavamo nella stessa città che ha inventato -sempre durante la Seconda Guerra Mondiale- ed esportato un concetto sconosciuto nel resto del mondo: il caffè sospeso. Bersi il proprio caffè al bar e lasciarne pagato anche un altro per qualcuno che verrà dopo e non può permetterselo.

Pizza e caffè. Non pane e acqua. Pizza e caffè e cioè aggiungere, con poco, gusto alla base della vita. Che è come dire vogliamo il pane e vogliamo anche le rose. Ma c’è, a Napoli, un concetto in più: sentirsi responsabili in prima persona di ciò che hanno o non hanno gli altri.

Pizza e caffè sospesi non chiedono “alla politica” “alle istituzioni” “all’economia mondiale” “al Comune” acchivvipare di intervenire per risolvere una disparità: intanto mettono mano al borsellino e lo fanno.

Non è gentilezza. Non è carità. Non è bontà. E’ uno dei gesti politici più forti che esistano: darsi una mossa per primi, senza aspettare che prima accada qualcos’altro.

Che sì,effettivamente, è la base. La base del vivere insieme.

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