Little Wander, una famiglia intorno al respiro del mondo


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La prima volta che li ho conosciuti è stato a Londra sotto a una fermata della metro chenonmiricordo e in cui mi aveva condotta Lady Pennet: Jo, Lorenzo e un passeggino in cui stava Olivia. Baci, abbracci, selfie per nonna e via. Nonna che, va detto, è ‘na specie di cingolato (caratterialmente, intendo, che invece per il resto je l’ammolla che è una bellezza) e che non a caso ha conquistato in un celeberrimo raduno di viaggiatori il soprannome di Scassaminx. Nonna, va detto anche questo, che viaggia per uso personale e professionale da (omissis) anni.

Le premesse dunque c’erano. Pochi mesi fa, intanto, è nato anche River ed è stato poco dopo che Scassaminx mi ha annunciato

-Meripo’, partono per il giro-del-mondo

-Scassamì, partono chi?

-I miei

-Eeeeeehhhhhhhh?

-Eh

Dicolaverità, al giro del mondo mamma-babbo-Olivia 4anni-River 6mesi io ho detto “Uànema” (tipo Ma-ndo-vanno?). I nostri Little Wander (è il nome del loro blog e pagina Facebook e Instagram, poi vi dico tutto) non erano nomadi: sono una normale famiglia stanziale di Londra, lavoro-casacongiardino-thèdellecinqueconletorte.

-Scassamì ma sto giro del mondo in che senso?

-Partenza da Heathrow il 10 settembre, ritorno a maggio 2018

Hanno dunque preparato il piano voli, cercato gli alloggi, si sono sposati

River wedding

ma serviva anche una mano, degli sponsor. Jo un giorno, fra una poppata e l’altra, si è messa a scrivere a mezzo mondo parlando della loro idea. E gli sponsor hanno iniziato ad arrivare. Hanno quindi fatto le valigie -e giustappunto le valigie sono arrivate, insieme a molto altro- affittato la loro casa e via.

Primo mese in Nepal, una settimana in India, volati poi in Sri Lanka dove si trovano adesso. Ci resteranno cinque settimane e poi Thailandia, Laos, Vietnam, Cambogia, Indonesia, Australia, Cile, Messico e dopo un daiquiri e una salsa, nel senso il ballo, a Cuba faranno ritorno a Londra.
Hanno aperto un blog, dove possiamo seguirli e dove ogni giorno rispondono esaurientemente alla domanda che dall’inizio di sta storia mi tormenta:

-Ma pecché pecché pecchè??

“Per mostrare il mondo ai nostri figli. E perché crediamo che il viaggio sia la migliore educazione che possiamo dargli”.

Tutto facile? Eh no. Lo leggerete nel loro blog. Ma il punto è che non è la facilità quella che cercano: è la profondità.

Prima di partire un giorno Jo ha scritto una lettera a River, il piccoletto.

River valigie

River, Olivia e siparte

La trovate qui (preparatevi, è roba forte: anche una come me, cui Erode dentro le rugge, ha dovuto capitolare). Gli parla del suo amore e della sua paura (che spesso quando si fa la prima cosa arriva anche la seconda) di portare lui che è troppo piccolo in un’impresa troppo grande e di cosa voglia dire amare un figlio e farlo “respirare” nel mondo e del rischio invece di “soffocarlo” di amore e insomma leggetela. Poi chiude così:

“We want you to breathe. So, River Alexander Storm Di Francesco, my beautiful boy with the sleepy smiles and crazy hair.
Let’s do this, kid. Let’s order that passport”. Vogliamo che tu possa respirare, nel mondo. E allora, River Alexander Storm (ecco sì, si chiama così) mio bel piccolino col sorriso assonnato e i capelli matti, facciamolo. Prendiamo quel passaporto.

River family

The River’s

Sipario, lacrima e Game-set-match. Gioco, partita, incontro.

E allora i Rivers (io li chiamo così) ora ci aspettano in Sri Lanka. Li possiamo seguire sul blog (littlewander.io) su Facebook (Little Wander) e su Instagram. E respirare insieme a loro nel polmone del mondo.

(E mo’… Down to the River’s
cheogniscusaèbbuona per una delle mie canzoni preferite. Che qua ci sta tutta)

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