Hasta siempre Comandante


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Dice Meripo’ ma perché in caso di SDA – Sindrome da Devastazione Amorosa- consigli sempre di partire?

Perché potrebbe capitarvi, come a me oggi, di poter ricordare i 50 anni dalla morte del Che con gli 8 dalla resurrezione mia. Cosa che, a farla dall’Esquilino sarebbe stata oggettivamente più impervia.

Andò più o meno così: esausta da giorni di straziacuoramenti derivanti dal mio stato di neoseparata, trovandomi in zona dicembre  e con ciò sentendo sul collo la fiatella del Santo Natale, sola come un gambo di sedano e prosciugata come na piantina sul balcone durante le vacanze estive, decidevo la mossa della disperazione:

-Basta, parto. Basta, parto con Avventure nel mondo

il che per me equivaleva a una sorta di estremo gesto, modalità Tosca da Castel Sant’Angelo. Occorreva trovare una destinazione in cui non sembrasse inverno, non sembrasse Natale e non si sembrasse tristi. Fu così che l’occhio cadde sulla pagina Cuba, il Che e la revoluciòn.

La notte prima della partenza non chiusi occhio. Perché va bene la revolucion del “Vabbè vado” ma poi una ragiona e si dice “Ma dove caspita vado? Sola, solissima. Una solissima signora di quasi mezza età dovrebbe andare al concerto di Capodanno a Vienna, non a Cuba, puerca miseria”.

Si rivelò comunque molto più alla portata la rivoluzione cubana che riuscire a trovare un biglietto per la marcia di Radetzky a Capodanno. Seguiva un’ondata di panico straordinario su tutta la fascia centrale della penisola, soprattutto in prossimità del quartiere Esquilino a Roma dove si stava allestendo uno zaino contenente vestiario estivo.

E dunque per me Cuba è stato quel posto in cui, a 48 ore dagli ultimi straziamenti, mi ritrovai in una fumeria di sigari con un Montecristo in una mano e un bicchiere di rhum nell’altra, avendo già prenotato una lezione di salsa con un cubanero locale.

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Perché in quel viaggio, sì, Aprendimos a quererte/ desde la historica altura/ donde el sol de tu bravura/ le puso cerco a la muerte (che diosolosa quella historica altura quanto fosse impettata) ma soprattutto Aprendimos a darce pure una regolata.

E “Tu amor revolucionario/ te conduce a nueva empresa” e alla fine me condusse pure ammè.

In viaggio portai un taccuino di appunti sul quale ancora oggi è possibile ammirare una sola paginetta scritta, la prima. Dove ci si può fare un’idea della mia lungimiranza: “Partenza ore 10 Fiumicino. Zaino, no bagagli rigidi. Comunque se non mi trovo bene torno indietro subito. VUELVO QUANDO QUIERO. Torno a casa quando voglio”.

Dunque cosa altro dire di Cuba e del Che? Nulla, bellimiei. Ricordate solo una cosa: le peggiori sole si preannunciano con la frase “smetto quando voglio” e che quando si comincia una rivoluzione -e quando si parte se ne inizia sempre una- si sa da dove si inizia ma non si sa mai dove si finisce.

Meri Cuba

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