Del perché dove non jelafa manco il Prozac riesce il gloriagaynorismo


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Nel tempo in cui l’unica priorità è fermare il tempo, la mia amica Paola, una figa che levàteve proprio, ha scelto di festeggiare il tempo che continua a passare. E a imprimere i propri segni anche sui passeggeri cioé noi. Dunque invitavami insieme ad altro schieramento variamente composto a un festone per i suoi 60 anni. Distribuiti su un fisico che, vi accennavo prima, manco con l’acqua di Lourdes figuriamoci con la Rocchetta.

Festa sul Tevere. Non dentro, sul. In una serata come solo Roma sa regalarti, nonostante certo sconcerto che ormai la circonda di giorno, si affluiva copiosi ivi trovandola in una forma più smagliante del solito e in compagnia dei figli, degli amici e dello stratificarsi degli affetti nel tempo, appunto. Perché anche questo va detto: insieme alle ineluttabili conseguenze della legge di gravità ci sono a compensazione anche quelle della legge di affettività.

Preceduta da cibarie e soprattutto da un Ribolla gialla ghiacciato a un certo punto, nella migliore tradizione, è arrivato anche Russel Crowe inteso come Al-mio-segnale-scatenate-l’inferno: “ragazzi ora si balla”, annunciava la sessant and the city. Sconcerto dell quippresente che tentava maldestri inguattamenti. Ma non si sa com’è c’è un momento in ogni festa nel quale anche i misantropi si scuotono. E’ il momento Gloria Gaynor. O momento In&Out, che la riscossa di Kevin Klein alla fine è quella di ciascuno di noi. Il momento in cui il freno inibitore se scassa e ci si alza da quella caspita di sedia.

Non so dirvi perché e prima o poi qualcuno dovrebbe dedicarsi invece a scoprirlo con un fondamentale studio dal titolo “Del perché dove non riesce manco il Prozac riesce da 36 anni il gloriagaynorismo”: di quante ne abbiamo viste rialzarsi già all’innesco della prima strofa e direttamente dimenarsi al termine, facendo diventare quell’

And so your back davvero il segnale russelcrowiano. Per non dire dell’

“It took all the strength I had not to fall apart” che si erge a vendicare finalmente i nostri ovunque sparsi broken heart. Di solito sparsi -va detto- nel tinello, nel quale magicamente ci dimeniamo al suon della rinascita.

Ed è giusto il caso di dirvi che quello che a tutti gli effetti è diventato l’Inno mondiale del Daje era stato scartato dai discografici della pora Gloria alla quale dissero
-Mh no, questo brano non funziona. Mettiamolo nel lato B del disco.

Ed è stato così che, guardando quel dimenarsi generale in pista, e meripoppianamente conoscendo i curriculum emotivi di molti,  mi è sembrato che fosse giunta l’ora per riabilitare tutti gli scartati  lati B della storia e irrimandabilmente segnalare Gloria Gaynor all’Unesco. E anche all’Unisco. Che come ci uniscono le sfighe d’amore prima e Gloria dopo, nessuno mai.

Flashdance

E auguri.

Una Risposta to “Del perché dove non jelafa manco il Prozac riesce il gloriagaynorismo”

  1. SuperCaliFragili » Blog Archive » Le 10 cose da sapere prima di uscire con Uno-Più-Giovane. E le 10 che imparerai da lui Dice:

    […] adesso dopo tutto sto pippone sulla menopausa veniamo al dunque: il primo appuntamento con quello più giovane. Non starò a dirvi che la terra […]

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