Going home – Diario africano/Fine


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19-22 agosto – Zambia e Zimbabwe: Victoria Falls           

Per la serie “nella vita niente è gratis” ci è gradito comunicare che non solo è una verità sacrosanta ma che per le cose migliori spesso tocca pagare interessi da strozzinaggio.           

Uno dei conti più salati ce lo ha presentato quel chilometro e mezzo di lunghezza per 128 metri di altezza, che porta 1 milione di litri d’acqua al secondo, che segna il confine tra Zambia e Zimbabwe, che è patrimonio dell’umanità, che c’è un motivo e cavolo se c’è se è una delle 7 meraviglie del mondo, che si chiama Victoria Falls.           

Delle 14 ore di dolon dolon impiegate per arrivarci, del primo esplosivo mal di schiena della mia vita, dell’infinito scorrere di una strada, della stanchezza che non ti fa chiudere più manco gli occhi, dei chili di polvere che ti avvolgono dai capelli ai polmoni, della capacità di sopportazione esplosa come le 5 ruote e la mia schiena, è magicamente e improvvisamente scomparso tutto quando, dopo due giorni di marcia di avvicinamento, di fronte ai nostri occhi è finalmente esploso pure questo:       

Victoria Dart Fener Falls - Foto professor Pi

   e questo:          

Over the rainbow – Foto Meri Pop

  e ancora questo:          

Over the double rainbow - Foto Meri Pop

 e infine questo:          

Witouth words - Foto Meri Pop

 E io non riesco: non riesco ancora oggi, dopo tanto che sono tornata, a disincagliarli dal cuore e farli scendere sulla tastiera. E pure allora stavo lì, impalata. E non me ne sarei voluta andare via mai.
Così ho deciso di restarci.
Perché mentre me ne stavo come un baccalà, pure ammollato per l’acqua che ti arriva a secchiate o vaporizzata a pioggerella da ogni dove, ho sentito che -dopo 23 giorni, 6.000 km., 6 frontiere attraversate, 5 ruote esplose, 4 vetri incrinati, 3 barre laterali perse e 1 penna lasciata al sicuro nella savana- io ce l’avevo fatta.           

Ero arrivata.   

Ero nell’unico posto in cui avrei voluto essere.   

Ero a casa: ero in Africa.        

6 Risposte to “Going home – Diario africano/Fine”

  1. Sunny Dice:

    Io ti adoro mia cara MeriPop.
    Certo che dagli sms che mi mandavi io ero più propensa a pensarti in un campeggio Valtur che non in questo guazzabuglio.
    Sei stata brava a non farmi capire una cippa lippa di ciò che ti stava succedendo.
    E’ stato carino da parte tua.
    Ma io ho sempre e comunque percepito la tua felicità per l’esperienza che stavi facendo.
    Nonostante i 23 giorni, 6.000 km., 6 frontiere attraversate, 5 ruote esplose, 4 vetri incrinati, 3 barre laterali perse e 1 penna lasciata al sicuro nella savana.
    Anzi, forse proprio grazie a 23 giorni, 6.000 km., 6 frontiere attraversate, 5 ruote esplose, 4 vetri incrinati, 3 barre laterali perse e 1 penna lasciata al sicuro nella savana………..

    E dopo tanti anni di “…….” ti meritavi proprio questa meravigliosa esperienza.

    Decido scientemente di dimenticare il programma del prossimo viaggio in attesa che la tua riserva venga sciolta.
    Ovviamente la riserva sono le ferie, mica la follia. Di quel viaggio!

  2. MeriPop Dice:

    Meri VodaPop, la regina degli sms.

  3. First Lady Dice:

    …ecco, il mal di schiena per me è solo l’unico aspetto negativo di “certi” viaggi…perchè ti guasta un po’ l’umore e lo spirito con cui affrontare le giornate….a tutto il resto c’è rimedio, poi quando la ricompensa sono certe meraviglie della natura, allora si sistema tutto…soprattutto l’umore!!
    🙂

  4. Pres Dice:

    Un po’ mi dispiace che il viaggio sia finito: mi ci stavo affezionando al “racconto quotidiano”…

  5. MeriPop Dice:

    Tocca ripartire per zona vieppiù disagiata e impervia onde poter effettuare reportage all’altezza. Andiamo?

  6. SuperCaliFragili » Blog Archive » Tre metri sopra il cielo Dice:

    […] Limpopo che sfido chiunque a dirmi “ah si, il famosissimo parco del Limpopo”. Insomma sbucammo su queste cascate Vittoria e dopo settemila chilometri io mi rifiutai di fare gli ultimi venti meri per affacciarmi dal […]

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