Rosalind Franklin, la “dark” lady del Dna


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Storie calme di donne inquiete/13

Geni, genoma, ereditarietà. Sulle tre parole che hanno rivoluzionato la conoscenza -e svelato il segreto- della vita ci sono le impronte, un Nobel e la gloria eterna di tre uomini, Maurice Wilkins, James Watson e Francis Crick. Ma è stato anche grazie al lavoro, e alla foto fatta ai raggi X, di una donna che quegli uomini hanno tagliato il traguardo: Rosalind Franklin. Dunque anche dietro la doppia elica più famosa della storia c’è uno scippo a una donna.

Rosalind Franklin, donna, ebrea, ricca, scontrosa, biofisica, cristallografa. Nata nel 1920 nell’Inghilterra edoardiana da una famiglia di banchieri, a 12 anni aveva già deciso di “fare scienza”. Si laurea in chimica fisica a Cambridge. Si specializza negli studi del carbone e nel 1951 ha già prodotto ricerche di alto livello anche nella cristallografia. referenze che le aprono le porte del dipartimento di biofisica del King’s college di Londra, diretto da Maurice Wilkins. Il quale molto si lamenta di lei con Watson e Crick tanto da definirla, tutti e tre, sprezzantemente la “dark lady”. Che proprio in una camera oscura, very dark, riesce a ottenere una serie di strabilianti foto del DNA, tra cui la famosa Photograph 51, quella che porterà ad andare a dama i tre moschettieri sulla struttura del DNA. Ma non intende ancora mostrarla e non riesce ancora a trarne delle conseguenze scientifiche.

E’ a quel punto che il giovin assistente di Rosalind, una sera le sottrae la caspita di foto e la porta a Wilkins. Lui, lo racconterà nella sua autobiografia, (La doppia elica, 1968), rimane folgorato: «Nell’esatto momento in cui ho visto la foto la bocca mi si spalancò e il polso cominciò ad accelerare». Scacco matto: la prova che mancava a lui e al socio, la forma B del Dna. La Foto 51, come un’intuizione di Miss Marple per risolvere il caso. Senonché la nostra dark lady a quel punto è fatta fuori da tutto.

Watson e Crick si precipitano a pubblicare gli studi e la rivelazione della struttura del Dna su Nature.

Il resto è una storia ancora più amara. Rosalind Franklin muore nel 1958 a 37 anni per un tumore all’ovaio, forse dovuto all’eccessiva esposizione ai raggi X. Quattro anni dopo Watson, Crick e Wilkins salgono su un palco a ritirare il Nobel per la Medicina, Nobel conquistato grazie agli articoli pubblicati nel 1953. Lei è morta e nessuno al posto suo si batterà per farle riconoscere ciò che era in parte anche suo. Lo stesso Watson nel libro parla di lei sprezzantemente anche sul piano personale: «a trentun anni vestiva con la fantasia di un’occhialuta liceale». Nessuno dei tre farà mai ammenda. Tantomeno Watson, elementare.

Nobel Dna

Una foto, quella del Nobel, che farà il giro del mondo. Una foto nella quale manca una persona. La persona che con un’altra foto aveva reso possibile quel traguardo: Rosalind Franklin.

Rosalind Franklin (1920-1958), British chemist. Pioneer molecular biologist.

Lei non è mai potuta salire sul palco del Nobel ma la storia di Rosalind rivive in questi giorni su un altro palco, quello del Teatro Eliseo di Roma, dove la Franklin è interpretata da un’altra dark Lady, Asia Argento, alla quale ieri sera ho perdonato tutto, financo la conduzione di “Amore criminale”. Perché stavolta le sue spigolosità racchiudono magistralmente quelle di Rosalind. Andate, se potete. Andate a rendere omaggio a questa scienziata, morta un attimo prima di mettere le mani sul segreto della vita.

(Rosalind Franklin, il segreto della vita
di Anna Ziegler
regia di Filippo Dini
Teatro Eliseo, fino al 16 aprile)

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