Catalina de Erauso, la monaca femmina che volle farsi guerriero maschio


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Storie calme di donne inquiete

Di Catalina mi ha parlato la prima volta Nostra Signora dei friarielli passeggiando a Napoli pochi giorni fa. E da allora non sono più riuscita a togliermela dalla cabeza. Annuzza non ricordava il nome ma ricordava la storia di una monaca che si fece guerriero. Poi Santo Google ha fatto il resto.

Troppo presto nacque per essere femmina, Catalina de Erauso. Tempo di conquistadores, esploratori, guerrieri. Tempo della grandezza spagnola sulla quale non tramontava mai il sole. Ma non un tempo per donne, quale Catalina nasce nel 1592 a San Sebastian. Figlia di un capitano e di famiglia muy borghese, muy religiosa y muy facoltosa. Ma alle femmine, al netto delle conquiste dei maschi, tocca il convento. E lì la rinchiudono a quattro anni. La femminazza cresce sognando le avventure dei maschi, le scoperte dei nuovi mondi. Ma non è tempo per i sogni delle donne inquiete. Alla quali toccano lodi, orazioni e vespri. Non quelli siciliani.

Sogna. Sogna di oltrepassare i confini ma le toccano le grate. Ed è così che “ruba dalla cella della zia forbice, ago e filo, nonché delle monete d’argento. Nascosta in un castagneto  taglia e cuce per accomodarsi un vestito: da una gonna ricava un paio di braghe, da una sottana di panno si arrangia una tunica”.

Ed è aricosì che, a 15 anni, un bel giorno di maggio del 1607 Catalina decide che mobbasta e salta giù dal muro di cinta del convento. Inizia a correre a perdifiato tra i boschi e, forse di Venere o forse di Marte, ella dà principio all’arte, quella che l’accompagnerà tutta la vita: andare in cerca di tempesta. E sopravviverle.

Catalina nei panni e nel corpo di donna ci è nata ma ci sta come in prigione. “Alta e forte di taglia, dall’apparenza piuttosto mascolina, non ha più seno di una bambina -scrive Pietro Della Valle, viaggiatore e letterato romano-: mi confidò che aveva impiegato non so che rimedio per farlo scomparire. Credo si trattasse di un impiastro che le aveva somministrato un italiano. L’effetto fu doloroso. Ma di sua soddisfazione”.

E infatti Catalina sarà poi Antonio de Erauso, Ramirez de Guzman, Francisco de Loyola e Pedro de Oribe e sarà agricoltore, mozzo, commerciante, avventuriero e soldato del Re senza mai essere riconosciuta da nessuno. Vivrà in mezzo agli uomini restando vergine e tornerà persino al suo convento a sentire Messa. Una guerriera ostinata. Affidare una missione a Catalina significava garantirne l’esito ovunque, Perù, Cile, Bolivia compresi. “M’imbarcai, sbarcai, trafficai, uccisi, percossi imbrogliai, terrorizzai fino a venir a parare qui davanti ai piedi di Vostra Signoria Illustrissima”, dice al vescovo di Guamanga dal quale a un certo punto si rifugia e per tre anni reindossa la tonaca. Ma pure quella da travestimento, giacché lei monaca professa non fu mai. E lì ricomincia il peregrinare eterno. S’innamorò, anche lei, tanto. Di fanciulle. Di una in particolare, che scortava in Messico Per lei arrivò anche al punto di battersi contro l’uomo con cui poi la damigella si sposò. “Donna Catalina -riporta Alfredo Giuliani su Rep– lo sfidò con una lettera ma alcune persone di un certo rilievo riuscirono a impedire lo scontro”.

Catalina de Erauso, guerriera dentro e fuori. Panni da uomo, cazzimma da femmina. E sapete una cosa? Viene voglia ancora oggi di farsi conquistare da una così.

Catalina de Erauso

Una Risposta to “Catalina de Erauso, la monaca femmina che volle farsi guerriero maschio”

  1. SuperCaliFragili » Blog Archive » Ildegarda di Bingen, l’Abbadessa geniale Dice:

    […] Meripo’ ma n’artra monaca? […]

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