Da quelle che corrono coi lupi a quelle che remano coi piedi


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VIET POP 6

Archiviata la breve ma intensa parentesi di goduria tricologica, uomini e femminazze rientravano in modalità profondissima fanga per sfociare, è proprio il caso di dirlo, sull’elemento principale del Vietnam: l’acqua. Acqua di fiume. Quella del Fiume Rosso, Red River. Che una pensa al Tevere, all’Arno, all’Isonzo. Ma i fiumi del sud est asiatico hanno qualcosa di diverso: più che fiumi sono stati d’animo. Tu ci arrivi sopra e, improvvisamente, fluisci pure tu. Nel silenzio. Intervallato solo dallo splot delle remate. Le remate delle donne. Che a Ben Duc -e non soltanto qui- le barche le portano solo loro.

Viet rematrice

La nostra rematrice sul Red River (Foto Meri Pop)

Non ci si crede. Ma gli uomini (e nella foto i mariti) al massimo fanno i passeggeri. Come spesso accade anche fuori dalle barche. E dal sud est asiatico.

Viet coppia in barca

Moglie ai remi (Foto Meri Pop)

Donne ai remi, ovunque. Anche con i piedi. Non solo pedalano senza sosta in terra ma si estendono anche in acqua: se la bicicletta è, insieme ai motorini, il simbolo nazionale, le donne viet all’eventuale “hai voluto la bicicletta e mo’ pedala” eroicamente corrispondono pedalando pure in acqua.

Viet rematrice coi piedi

Rematrice a piedi (Foto Meri Pop)

come a Bac Ha (ma qui almeno remano pure gli uomini). Le donne viet si fanno un mazzo tanto.

Viet mamma

Women at work, mercato (Foto Meri Pop)

Se lo fanno ovunque, dai mercati ai cantieri edili

Viet mamma 2

Women at work, cantiere (Foto Meri Pop)

a quelli stradali. E se lo fanno coi figli sempre allacciati addosso.

Viet bimbo allacciato

Foto Professor Pi

Le ho viste tappare buche in strada, impastare cemento,

Viet operaie edili

Operaie a Bac Ha (Foto Professor Pi)

saldare con la fiamma ossidrica, smazzarsi chili di filo di rame, le ho viste sbudellare e lavare interiora di bestie col piede in un catino d’acqua e l’altro poggiato fuori a terra tenendo per mano i figli. Claudio Baglioni aveva visto Le ragazze dell’est, “piccole regine”, “stringere le lacrime di una primavera che non venne mai”. Io ho visto quelle del sud est asiatico fare la stessa cosa. E non riesco a dimenticarle.

 

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