Dubitando della riuscita – Diario africano/4


Tags: , ,

Categoria: Africa   |    2 Comments »   |   

12 agosto – Mozambico: Nampula – Mutuali  

Finalmente si ricomincia a ragionare: durante il primo pipì-stop in quel di vattelappesca in non meglio specificato chilometraggio savana mozambicana, mentre l’allegra compagnia saltellava di cespuglio in rovo, Maurizio circumnavigando il mezzo d’epoca e attardandosi su una ruota posteriore, agghiacciava la dispersa platea con un “oè, ma qui non c’è più neanche un perno”.  

Ecco ora io però vorrei essere la penna di Marco Giacobbo di Voyager anziché quella di Meri Pop, per venire a capo dello sconfinamento della sfiga in vero e proprio accanimento terapeutico del destino. E sia chiaro: che non mi si venga a dire che siamo nel campo degli imprevisti. Ennò, imprevisti un tubo, questa è macumba, maledizione nera.  

Scesi dunque per una frugale pipì con al seguito al massimo il pacchetto delle sigarette i nostri si ritrovavano nell’assoluta impossibilità di risalire sul mezzo  dopo che Andrew the driver della tribù degli shona insieme alla squadra ormai ridotta e stabilizzatasi al trio Liano, Luca e Maurizio agilmente issava i 15.000 chili di catorcio su 2 cm di crick ululando nel raggio di chilometri “Nessuno salga sennò so’ c….”.  

Dopo un consulto della durata complessiva di secondi 25, l’equipe medica emetteva la diagnosi: “non c’è niente da fare, tocca trovare dei perni nuovi al paese più vicino”. 80 km. A piedi. Nel gelo degli astanti e in quello meteorologico che tosto li sorprendeva con una buriana di vento e nuvole, gli eroi si sbracciavano inutilmente sulla polverosa e deserta pista in cerca di soccorsi. Ma dopo minuti 15 avvistavano un pickup carico all’inverosimile di locali e di sacchi ammassati, alla guida del quale si scorgeva addirittura un simil poliziotto.  

Polvere nella lochéscion della disastréscion - Foto Professor Pi

Si decideva subitaneamente di sacrificare il destino di Andrew e Fabrizio che venivano stivati nel portabagagli in direzione Nampula senza alcuna assicurazione di poterli un giorno alfin rivedere. Su tutti si stagliava l’ottimistica previsione di Liano: “Regà, qua ce restamo fino a stanotte”, subito completata dalla solerzia di Luca: “se ci va bene”. Il coordinatore, per la prima volta mettendosi le mani fra i capelli -ma lui oggi asserisce trattarsi solo di una ravvivata antipolvere- completava il quadro annunciando: “Ragazzi, prepariamoci a passare qui la notte, cerchiamo uno spiazzo per le tende”. Meri Pop, nell’assoluta impossibilità di rilasciare qualsiasi tipo di dichiarazione, si chiudeva nel proprio sconforto e nella giacca a vento lentamente e con accuratezza sfilata dallo zaino.  

Dopo qualche ora di attesa faceva la sua comparsa anche la pioggia. Si decideva allora che i 45 chili scarsi di Meri Pop avrebbero potuto facilmente -ma con estrema cautela e a suo rischio e pericolo- issarsi nell’abitacolo del camion per tirare giù, oltre un discreto numero di imprecazioni, anche almeno dei Kway. Visto che ci si stava, allora, si scaricavano cibarie di ogni tipo, beni di conforto alcolici, ultimi residui di Nutella, sgabelli, tavolo e fornello così allestendo un simil Autogrill in salsa mozambicana.  

Rifugiatisi poi tutti sotto al pericolante residuo di camion attendendo tempi migliori, i nostri iniziavano a destare l’umana pietà degli sporadici passanti locali che, pur malmessi di loro, certo rifulgevano almeno sulle proprie biciclette rispetto agli appiedati. Tra tutti mi è gradito segnalare il vecchietto che, avvicinandosi, riceveva in dono un nostro panino al formaggio ma dopo un’ora ritornava recando omaggi di pezzi di manioca  da sgranocchiare nell’attesa. Segnalerei a questo punto anche il mozambicano ubriaco e barcollante di passaggio che decideva di intessere uno scambio culturale fra popoli con Liano e Luca strascicando in un improbabile inglese frasi e invettive di ogni tipo.  

En attendant i bullonì - Foto Professor Pi

Otto ore dopo la partenza verso l’ignoto, alle 19 una scassata e scoppiettante macchina bianca riconsegnava a noi Andrew, Fabrizio e 5 bulloni. Alle ore 20,30 stremati, infreddoliti e provati da quanto avete già letto, i nostri salutavano con un applauso l’ordine di risalire in carrozza. E dopo altre 4 ore di dolon dolon di strade sgarrupate affrontate nel buio pesto, si decideva di allestire un accampamento di fortuna in presunta, isolata radura di inquietante e deserta savana mozambicana che alle prime luci dell’alba si rivelava invece essere l’incrocio principale di un villaggio.  

E siccome mo’ pure Meri Pop ne ha le scatole piene di tutto ‘sto casino, vi basti chiudere con un’unica, incredibile, immagine, quella di due indigeni del luogo che bussano all’alba alla tenda e chiedono: “Ma voi… di che Missione siete?”.  

Meri Pop non lo dimenticherà mai. Come non dimenticherà che, proveniente da 3 giorni senza lavarsi e ormai lanciata sulla disinvolta china dell’abbrutimento ma di classe, si recava con nonchalance al bagno delle signore a far pipì, secondo cespuglio dopo la palma. Senonchè il cespuglio in realtà affacciava, nell’altro lato, sulla locale Via del Corso. E dunque riemersa dal cespuglio e contemporaneamente sistemando ciò che restava di un paio di pantaloni un tempo blu, si ritrovava un indigeno affacciato a squadrarla dall’alto in basso. Senza perdere nulla del suo innato aplomb e della sua naturale classe, Meri Pop, gli faceva ciao ciao in segno di pace e amicizia fra i popoli.

2 Risposte to “Dubitando della riuscita – Diario africano/4”

  1. paola Dice:

    Sei grande Meri, ahahahah!

  2. First Lady Dice:

    …troppo bello questo racconto di viaggio, io lo proporrei per il giornaletto di AnM!!!

Lascia una Risposta

Copyleft SuperCaliFragili | Design by Riversman Entries RSS Comments RSS