Ma riusciranno i nostri eroi? – Diario africano/2


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4 e 5 agostoMozambico 
 
In carriera i due giorni più impegnativi della serie “I viaggi di Meri Pop”. Confesso: se lo avessi immaginato non avrei cliccato prenota. E avrei fatto malissimo. Perché non avrei probabilmente mai visto cose, posti e persone che non so quanti possono dire di aver visto. Posti, per capirci, che se non ci vai a finire per sbaglio o disperazione difficilmente ti ci vai a cacciare.
 
Per il nostro mezzo d’epoca è stato impossibile guadare il fiume Limpopo, dove per arrivare avevamo impiegato un giorno di viaggio in condizioni che eufemisticamente definirei complesse, scavallando voragini, arrampicandosi su piste sconnesse e finendo con l’insabbiamento finale sulla riva di questo caspita di Limpopo.
Insabbiamento dal quale siamo emersi con una serie di tentativi di spalamento, 20 nerboruti locali che spingevano insieme a 10 gracili ma tosti viaggiatori e 400 rand ai nerboruti locali. 
Ma è stato nulla al confronto con il giorno successivo. Unico piano B possibile era cercare un ricovero notturno per riscendere verso il Kruger e prendere una fantomatica “litoranea”. Il ricovero prendeva la forma di un campeggio nel Limpopo National park di cui, ci veniva gioiosamente annunciato da un improbabile ranger in boxer, eravamo i primi ospiti. Che fortuna! Park, sia chiaro, da queste parti non ha nulla a che vedere con i concetti Sheraton e Jolly Hotel ma significa solo animali in libertà. Tutti. Pure i “gattoni”.
Dunque, campeggio senza luce ma con acqua e n.1 bagno donne e n.1 bagno uomini.
Al buio e senza lavandino si provvedeva ad allestire un sacro falò e una informale cena a base di scatolette tra le quali risaltavano quantità di simil KiteKat barra Manzotin.
Alle 20,30 Meri Pop era a nanna nella suite del Savana Leone in giro Park.
La notte veniva accompagnata e risvegliata da continue incursioni di fruscii e scricchiolii tipo zampa di leone in stazionamento sulla tenda. Meri Pop, cedendo sul finale della tenuta nervi, svegliava il capogruppo avvolto tipo salama da sugo nel sacco a pelo accanto, ipotizzando: “ma le senti le bestie là fuori, senti questi rumori?” ed egli, per nulla scomponendosi, le rivelava infine: “Meripo’, è la vicinanza ai cessi. Dormi”.
 
5 agosto   

 Descrivere adeguatamente la giornata del Grande Attraversamento del Caspita di Parco del Limpopo è impresa che temo non riuscirebbe manco ad Emilio Salgari e figuriamoci a Meri Pop.
Stiamo parlando di un camion tipo E-Team alto quanto un bibus inglese e pesante quanto un carrarmato afghano chiamato a scalare montagne, arrampicarsi su piste sabbiose devastate dalle piogge ma soprattutto farsi largo fra 180 km. di boscaglia secolare fitta e bassa che non aveva mai visto né un machete e né un viaggiatore.
 
Stiamo parlando di un attraversamento di 180 km. fatto in 12 ore nelle quali abbiamo bucato 2 volte – ripeto: 2 volte – a distanza di 2 ore, perso le barre protettive del serbatoio, incrinato vetri, strappato cerniere di teloni, rigato teli, scarnificato carrozzeria, imbarcato quintali di foglie, rami, insetti, tronchi, bacche e radici che piovevano da ogni dove mentre l’E-team, lanciato alla velocità di 10 km-ora disboscava il Caspita di parco del Limpopo.
Dove, sia chiaro, dei presunti animali residenti, noi abbiamo visto in 12 ore solo un’antilopina che si era persa e stava dentro a un cespuglio tipo lo Smoland dell’Ikea in attesa che i genitori venissero a riprenderla. Chissà quando.
 
In compenso al cambio prima ruota forata l’equipaggio coraggiosamente scendeva dal camion recando seco la cassetta della colazione e gioiosamente iniziando a spalmare Nutella sul pane in una piazzuolina di rossa terra nella gialla savana dove facevano bella mostra di sé inequivocabilmente fresche tracce di orme di bestie piede 50 e peso 300 kg normalmente rispondenti ad identikit leone.
 
Le dodici ore successive di Camel Trophy venivano inoltre ravvivate nell’abitacolo del mezzo con una colonna sonora variante tra la caduta massi sul tetto, l’urlo delle vedette “Rami a destraaaa. Rovi a sinistraaa. Spineee. Tronco in mezzo alla stradaaa scendereee. Rami grossiii a destraaaa” e quello incoraggiante e costante di Liano: “Endriuuu daje er gas”. Il tutto condito dallo stridìo delle spine dei roveti che scarnificavano il mezzo d’epoca.      

   

Disboscamento nel Limpopo - Foto Meri Pop

   Al secondo, inquivocabile, sinistro suono dello “Stuf stuf stuf”annunciante seconda ruota bucata, scesi dal mezzo e trovatisi in un villaggio tipo Misterlivingstonaipresum, in assenza totale di segni di civilizzazioni dopo il Paleozoico e di copertura cellulari, circondati da capanne di fango e paglia decorate ma soprattutto dai coloratissimi rappresentanti locali che accorrevano da ogni dove, i nostri eroi venivano tentati dall’idea di non aggiustare un bel niente e rimanersene lì, non prima però di aver realizzato che le ruote di scorta erano finite e le scorte pure e dunque si guardavano leggermente interdetti con un unico fumetto sulle capocce: “o.s.c – Ora sono cazzi”.
 
La squadra speciale E-team, capitanata dall’agile Liano e dai solidi Luca, Maurizio, Emanuele, Ruggero, Andrea, Franco, Fabrizio, Giovanni e Pietro, acquisiti nella foratura precedente metodo e direzione lavori, procedeva alla riparazione in tempi cronometrati di minuti 37 anziché i 75,  così accedendo di diritto alle selezioni per lo Show dei record e per quello della Sfiga.
 
Circondati dall’allegra tribù ospitante che continuava ad accorrere anche dai villaggi circostanti, richiamati dal passaparola del capo stregone “Aò, venite un po’ a vedere che roba”, i nostri eroi continuavano da circa 7 ore a chiedere ai pochissimi viandanti locali incontrati “Ma quanto manca all’uscita di sto Caspita di posto?” sempre sentendosi rispondere con certezza assoluta “Due ore”.
 
Dopo aver proceduto all’omaggio ai locali di n.1 spazzola con specchio di Paola, n.1 accendino e dopo aver mostrato il prodigio delle macchine fotografiche agli astanti, sempre ricevendo in cambio un “ooohhh” seguito da sganascianti risate sottotitolate da un “Guarda questi che primitivi, con questi aggeggi, noi le cose ce le vediamo in diretta e molto più grandi”, si risaliva sull’ammaccato mezzo con italico vigore e immutato cazzeggio di spirito solo leggermente offuscato dalla consapevolezza di trovarsi, oltre che nell’Africa nera, in un’altra materia nera con la quale era auspicabile, almeno, non fare l’onda.      

    

Foto, questa sconosciuta - Foto Meri Pop

Foto, questa sconosciuta - Foto Meri Pop

 E’ giusto il caso di sottolineare che, dei 20 valorosi, 2 si trovavano lì in modalità “viaggio di nozze”, a riprova del fatto che, pur essendo riusciti a clonare l’uomo e a far prendere la licenza liceale al Trota, l’amore resta a tuttoggi un mistero insondabile.
Il presente resoconto valga comunque, eventualmente, come prova per il tribunale della Sacra Ruota.
 
All’undicesima ora, tramontato il sole insieme alle residue speranze di poter un giorno venir fuori dal Caspita di Parco del Limpopo, il miraggio di una sbarra con casupola annunciava la fine dell’Apocalisse e l’inizio di una strada simil asfaltata. Anche gli atei più incorruttibili e i comunisti più incalliti a quel punto iniziavano ad elevare inni di lode agli dei.
 
Alla 17a ora di viaggio a digiuno, con cambio ruote, aggiustamento carro, rappezzamento vetri, recupero pezzi e lotta a ogni forma di maleficio, Andrew the driver, della tribù degli shona, scendeva dal mezzo con un sorriso a 52 denti diffondendo ovunque ottimismo al grido “no problem, no problem”.
 
Alle 23,30 il Capogruppo faceva sbarcare l’Esausto-Team in un sontuoso african B&B nel quale, a fronte di 21 letti pagati, se ne materializzavano in base al fuso africano, solo 18. Franco si adagiava su un pavimento mentre Enza e Giorgio, a disagio nel passaggio “Apocalypse now-Resort” preferivano mantenere il profilo “notte in tenda nel giardino del Resort”.

4 Risposte to “Ma riusciranno i nostri eroi? – Diario africano/2”

  1. First Lady Dice:

    Addirittura in viaggio di nozze!!??
    Beh diciamo che dopo tanti viaggi stile Avventure, per quello avrei in mente qualcosa di più soft….
    ma il mondo è bello perchè è vario…

    Devo dire che l’Africa è sempre abbastanza impegnativa…ma voi siete proprio andati a scovare tutte le difficoltà possibili e immaginabili!! :-)))

  2. Gimbo Dice:

    …quindi la seconda ruota è stata riparata? e come si dice “tip-top” in zwaili?

  3. MeriPop Dice:

    Sarà riparata nella prossima puntata. Domani. Anzi, e questa è un’anticipazione, sarà vulcanizzata. No swahili: in Mozambico parlano il portoghese, come da indimenticabile film Alberto Sordi “Riusciranno i nostri eroi”, che certamente farà parte di tua personale filmografia di base.

  4. Gimbo Dice:

    acc… giusto, portoghese! come ho fatto a scordare il mitico calciatore eusebio? (e magari dicono anche loro “obrigado obrigado” in continuazione)

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