Riusciranno i nostri eroi – Diario africano/1


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1 agosto 2010 Johannesburg
Nelspruit
 
Si comincia alle ore 20 con una scassinamento di lucchetto valigia, la mia, ad opera di Liano. Con un cucchiaio. Qualcuno ne tragga le dovute conseguenze: sull’utilità di blindare valigie con scassinabili lucchetti e su quella di avere un Arsenio Lupin come compagno di viaggio.
Si prosegue con un grappino a stomaco vuoto e un allestimento cena dopo giorni due – ripeto: due – di viaggio con un sontuoso brodino Knorr con dispersi chicchi galleggianti, presumibilmente farro.
La serata inaugurale si chiude alle 21,30 in una celletta frigorifera a temperatura costante 7 gradi sontuosamente chiamata bungalow di suggestivo Bed and Breakfast africano dall’evocativo nome “Hippo Waterfront”, evocativo al punto che la mattina dopo, all’alba con sveglia puntata a ore 6, Meri Pop si dirigeva nella sala colazioni, all’aperto, imbacuccata come un inuit e già facendo una serie di irripetibili osservazioni critiche sull’idea di aver cliccato il tasto “prenota” sotto la dicitura “Safari australe est”.
 
Mentre passeggiava bel bella assorta tra svariati accidenti, Meri Pop veniva improvvisamente destata da non meglio identificati rumori provenienti dal lago costeggiato, accompagnati da una serie di spruzzi a pelo d’acqua che, complice ancora il grappino a stomaco vuoto della sera prima, sbrigativamente archiviava con un “Uh, staranno accendendo l’irrigazione”.
L’irrigazione, del peso di circa 2 tonnellate, emergeva improvvisamente dal lago travestita da ippopotamo e sbuffando a più non posso.
D’altra parte si chiama Meri Pop e non Piero Angela.
 
2 agosto – Phalabora, South Africa. Ripeto: Phalabora, non Bora Bora.
 
Si comincia con lo svaligiamento del Despar di Sabie dove una folla di curiosi si radunava per commentare, anche con le generazioni future, la razzia di beni più imponente dai tempi del Piano Marshall.
Tralascio ogni commento sul mezzo di locomozione, il “camion”, all’apparire del quale all’aeroporto Meri Pop esclamava “Uh, ci deve essere un raduno di mezzi militari d’epoca, oggi a Johannesburg”. Meri Pop, per la cronaca, non riusciva ad arrivare neanche ad agganciarsi alla scala per salirci, sul mezzo d’epoca, a bordo del quale si preparava gioiosamente a trascorrere i 23 giorni successivi, sempre ripensando a quanto, a volte, un attimo di distrazione e di incoscienza mentre si clicca “prenota”, possa segnare una vita.
 
Nulla in confronto al momento dell’arrivo al campeggio di Phalabora dove, dopo una prima, superficiale osservazione altimetrica, si certificava ufficialmente che l’alto nonché d’epoca mezzo, mai e poi mai sarebbe passato dall’ingresso unico e principale.
Una squadra di guastatori scelti, capitanati dall’intrepido capogruppo, saltava prontamente giù dal mezzo per disboscare, sminare e smantellare una parte di savana vergine onde aprire un varco alternativo al mezzo d’epoca che, infine, si piazzava in una radura polverosa e brulla stile aia per polli.
 
Quello che Meri Pop archiviava come “il parcheggio del mezzo” veniva invece contestualmente annunciato dall’intrepido capogruppo come “Eccoci”. Inutilmente Meri Pop esclamava “Eccoci che?” che l’intrepido le rispondeva “eccoci arrivati a destinazione”.
 
Potendo peggiorare la situazione l’intrepido capogruppo si affrettava a farlo depositando ai piedi di Meri Pop un involucro verde sbiadito simil militare dimensioni scatola stivali Baldinini, annunciandole: “Ecco la suite, madame”.
Le 10 suites imperiali venivano tosto montate da un provato reparto di genio d’assalto in men che non si dica, salvo qualche sporadico urlaccio tipo: “Sto ferro dove va?”, “Sto coso come si apre?”, “Sto coso come si chiude?”.
 
Meri Pop si limitava ad obbedir tacendo ma con un fumetto dimensione poster sulla testa dal titolo: “Se pensate che io possa entrare a dormire qua dentro siete dei pazzi”.
Essi infatti lo sono. Dei pazzi. L’unica alternativa essendo dormire nella savana all’aperto, Meri Pop alla fine optava per dormire nella savana al chiuso.
Essendosi il capogruppo offerto di dividere l’igloo con la neofita, la incoraggiava infine dicendole: “Forza Meri Pop e vedi di non tirarla giù mentre ti ci infili, che deve durare fino al 22”.
 
E siccome la Divina provvidenza, al contrario della tenda, è grande, dopo una cena finalmente degna di questo nome, allestita dal reparto Gambero Rosso capitanato dai fusilli sugopronto Barilla rivisti e corretti da Ruggero, e dopo svariati giri di rum e Amarula attorno al falò, Meri Pop in evidente stato di ebbrezza, si trascinava gattonando infine nella tenda. Dei vicini. Ma al secondo tentativo, nella buia savana rischiarata solo dal barcollante tremolio di una torcia da testa, infine ci caracollava, esausta, dentro.
 
3 agosto – South Africa, Kruger Park
 
Si comincia, a un quarto d’ora dall’entrata nel Parco Kruger, che per la cronaca è più grande della Toscana, con il leone che ci attraversa la strada, costeggia il camion e poi si volta e ci guarda. Lì, a due metri. Meri Pop si è così emozionata che non è riuscita a scattare manco una foto. D’altra parte si chiama meri Pop e non Robert Capa. Per fortuna di lì a poco si scatenava una tempesta magnetica di clic clic clic dei 19 valorosi compagni di viaggio.
 
Poi è stato tutto un susseguirsi di zebre, gazzelle, antilopi, kudu, dik dik, elefanti, bufali, giraffe.
A un certo punto Andrew the driver ha inchiodato il mezzo. Meri Pop guardava guardava senza avvistare nulla. Ma proprio nulla. Solo gialla savana. Finché due gialle savane si sono alzate pole pole (piano piano) e hanno puntato i loro neri occhi di leonesse su un sentiero. Poi, di corsa, sono sparite di nuovo.

(Io ora qui ci dovevo mettere le foto. Io le foto le ho fatte ma sono gigantesche e non c’entrano e non so come si fa a farle diventare bonsai, Ramoooooon….)

 (Blyde River Canion – South Africa – Foto Professor Pi)

 (Il mezzo d’epoca – Foto Professor Pi)

3 Risposte to “Riusciranno i nostri eroi – Diario africano/1”

  1. First Lady Dice:

    AHAHAHAH…grande Meri Pop, questo racconto di viaggio è troppo spassoso….!!!
    Avrei voluto vedere la scena di Meri Pop che saltella per aggrapparsi alla scaletta per salire sul camion…HIHIHIHHIHI

  2. paola Dice:

    E si come antipsto non c’è male!
    ahahah!
    Agiungo una postilla: temperatura Sud Africa notte freddo, freddo,freddo.
    Temperatura giorno gradi 20/25.
    Temeperatura camion tendoni chiusi 25/30 gradi
    Temperatura camion tendoni aperti gradi -5!
    Tempo moderato con venti variabili per chi sedeva nella parte anteriore del camion, tempestoso con burrasca (effetto shaker) per chi sedeva dietro!

    Grazie, garzie, grazie, antendo il proseguo…

  3. Sunny Dice:

    Mitica la mia MeriPop,la penna più gajarda dell’Africa ^_^

    @paola: per quanto mi riguarda voi tutti siete per me degli autentici eroi!

    @paola e tutti gli eroi: Sono disposta a pagare per avere la foto di MeriPop che sale sul mezzo d’epoca….. Da sola. Senza essere issata a braccia 😀

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