Sòcc, il bonso col zellulare


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Quando, ogni volta che mi trascina in loco, chiedo al professor Pi ma come caspita ti è venuto in mente stopostoqquà lui mi risponde che

-Meripo’, cerchiamo di vedere cose che fra poco non ci saranno più o non saranno più come sono state finora

Naturalmente la rassicurazione di essere presumibilmente testimoni del chissàchenesarà di norma non compensa il disagio di machiccaspitacelofaffà. Però, ad esempio, giusto qualche giorno fa Nicki Sventola mi diceva che si sta prosciugando la fonte d’acqua di Dallol, Dancalia, Etiopia, i feroci Afar. E la Dancalia, in assoluto, è stato l’Everest del machiccaspitacelofaffà. Eppure è stato anche l’Everest dell’emozione.

Tutto questo pippone per dire che, giunti dopo gli slalom immunitari che sapete a Luang Prabang, patrimonio dell’Umanità e anche del nostro viaggio -con la bellezza dei suoi templi, il fascino coloniale rimasto quasi immutato e l’affastellarsi di colori, odori e sapori del mercato, delle sue strade e delle sue persone ma soprattutto giunti alle baguette e ai croissant- ci si rendeva conto che è probabile che pure questo bello spirito lao lao abbia le sue belle ore contate.

Dunque potrei dirvi delle bellezze racchiuse nell’ex Palazzo reale, ora museo nazionale, della magnificenza dei suoi monasteri, i suoi Vat

Laos Mauro templi

Foto Mauro Fraboni

della cerimonia con la quale salgono sulla collina del Phou Si e liberano gli uccellini dalle gabbiette (comprati già inscatolati làssotto) come offerta votiva.

Ma sono i monaci la presenza, vera o percepita, che tutto sovrasta o sottende. I monaci che entrano in monastero già a 9 anni -nove anni- e vengono istruiti sui doveri del Sangha, apprendono a leggere e scrivere in lingua pali e devono rispettare i 10 precetti fondamentali che fanno divieto di sopprimere ogni forma di vita, rubare, mentire, usare sostanze inebrianti, violare la castità, assumere cibo dopo mezzogiorno, usare profumi, possedere gioielli o ornamenti, dormire nei letti, accettare denaro o regali personali, frequentare luoghi affollati, ascoltare musica profana e assistere a spettacoli di ogni genere.

Il punto è che i monaci li abbiamo visti anche nei ristoranti, in giro per monumenti con le macchine fotografiche, intenti a farsi i selfie. Ed è stato avvistando l’ennesimo

Laos meri bonzo cellulare

Il bonso col zellulare – Foto Meri Pop

che Mauro ha racchiuso in un’unica frase il senso del cambiamento che sta avvolgendo anche il pacifico, apparentemente imperturbabile e nirvanico Laosse, chiosando sbigottito

-Sòcc…. il bonso con zellulare!

Ma sarebbe un po’ come pretendere, che ne so, che Bertone abitasse in canonica. E certamente non è per la leggerezza di qualcuno che si può trarre conclusioni su tutti. Ma è chiaro che il cambiamento avanza, comunque.

Al netto di tutto ciò e di molto altro ancora forse lo spirito di Luang Prabang sta -ancora- nel Tak bat,

Laos Meri takbat

Tak bat a Luang Prabang – Foto Meri Pop

la processione con la quale i monaci escono all’alba da tutti i conventi per la questua del cibo. E sembrano fluttuare nel buio, in fila indiana, scalzi

Laos Mauro Tak bat

Foto Mauro Fraboni

come un’unica onda arancio e ocra che avvolge la città.

Laos Mauro Takbat2

Foto Mauro Fraboni

Va detto che, essendo stabilita l’ora della levataccia alle 5,30, la spedizione italica si restringeva a Mauro e Meripo’, il resto del gruppo attestandosi sul programma “diamolo per visto”.

Dunque uscivamo nel buio dell’alba in direzione strade centrali ed ecco che intanto iniziavamo a vedere i venditori di cibo e merendine (sì, anche le merendine) per i monaci in pratiche schiscette take away, l’affitto dei seggiolini sui quali aspettare che arrivino i monaci, addirittura a un certo punto sono arrivati tipo degli uomini della sicurezza per tenere lontani i turisti che si assiepavano

-Socc, Meripo’, mo son come gli Uan Dirèssion

chiosava il mio nuovo intellettuale di riferimento.

E sì, la ressa dei turisti, i flash, i bodyguard, il prezzario delle schiscette precotte, i monacelli con le bustone di plastica ove riversare tutto ciò che non entrava più nella bisaccia, tutto vero.

Però. Però dico la verità quel lento fluttuare silenzioso nella notte, quei capi chini in fila, quei piedi scalzi, quelle teste rasate tutte uguali, le persone in ginocchio a bordo marciapiede che li aspettano e mettono un pugno di riso nella bisaccia e beh insomma un certoqual effetto me l’hanno fatto.

Dunque andate. Andate a Luang Prabang. Andate a codesto Laosse anche senza sapere bene indoll’è. Prima che tutto cambi. E non come nel Gattopardo: qui sta già cambiando sul serio.

Un aforisma pare coniato dai francesi dice che “I vietnamiti piantano il riso, i cambogiani lo guardano germogliare, i laotiani lo ascoltano crescere”. Illaosse non vi stupirà con effetti speciali, non è ruffiano come i suoi vicini, non è abbagliante come il Myanmar e non compiace in alcun modo i turisti. Ma andate. Anche solo per ascoltare.

Laos Roby bimbi2

Foto Roby D’Aria

E grazie a Claudia, Mauro, Monica e Roby

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