Quando i bambini fanno “eeeeeehhhh”


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I bambini dell’Africa io non so perchè ho bisogno di scrivervi di loro.
I bambini dell’Africa piangono molto meno dei nostri ma ne avrebbero molti più motivi.
I bambini dell’Africa ti corrono incontro e ti rincorrono ovunque, quando passi con un camion, gridando tutti “eeeehhhhh” allo stesso modo.
I bambini dell’Africa io non lo so come fanno a essere bambini, in Africa.
I bambini dell’Africa hanno denti e occhi bianchissimi.
I bambini dell’Africa non ti chiedono soldi ma una penna. Anche un dolcetto. Ma ti dicono di non darglieli, i dolcetti, perchè una concentrazione di zuccheri tutta insieme gli farebbe malissimo.
I bambini dell’Africa ti chiedono soprattutto una penna. E quando tu gliela regali lei ti prende la mano e ti ci scrive il suo nome sul palmo, poi ti guarda fiera negli occhi e con il dito sul suo cuore ti dice “I can”, io so scrivere.
I bambini dell’Africa sono pieni di polvere.
I bambini dell’Africa portano i fratellini avvolti addosso.
I bambini dell’Africa portano secchi d’acqua in testa, fascine di legno sotto al braccio e lavano i panni al fiume e sono gli unici momenti nei quali non ti sorridono.
I bambini dell’Africa in tanti non diventeranno mai grandi.
I bambini dell’Africa diventano grandi troppo presto.
I bambini dell’Africa si ammalano e muoiono più per l’acqua che hanno che per il cibo che non hanno.
I bambini dell’Africa ti chiedono una foto.
I bambini dell’Africa ne ho incontrati che non avevano mai visto una foto.
I bambini dell’Africa ridono di sé quando non conoscono le foto, tu gliela scatti e poi gliela fai vedere. E ridono anche di te.
I bambini dell’Africa io ora vorrei dirvi che ti viene voglia di prenderli in braccio tutti. Però quando ti hanno presa per mano e la loro era tutta sporca, appiccicaticcia e piena di saliva tu hai avuto paura. E poi ti sei vergognata di te.
I bambini dell’Africa non sono mai meno di tre. Perchè i bambini dell’Africa stanno insieme tra loro.
I bambini dell’Africa sono soli e lontani dalle mamme quando giocano per strada. I bambini dell’Africa io non ne ho mai visto uno insieme al padre.
I bambini dell’Africa giocano nello stesso modo in tutta l’Africa.
I bambini dell’Africa giocano con un copertone fatto correre con un legnetto.
I bambini dell’Africa adorano le bottiglie vuote dell’acqua.
I bambini dell’Africa se tu gliene regali una piena loro buttano l’acqua e giocano con la bottiglia.
I bambini dell’Africa spesso hanno occhi cisposi. Ma molto grandi.
I bambini dell’Africa in tanti hanno la pancia gonfia. Ma non è piena di cibo.

I bambini dell’Africa io non so perchè ho avuto bisogno di scrivervi di loro.
Forse perchè l’Africa è soprattutto i bambini dell’Africa.

6 Risposte to “Quando i bambini fanno “eeeeeehhhh””

  1. manu Dice:

    La nonna di mio marito sta morendo. Stamattina ha avuto un ictus. Ha 90 anni. Ma forse non muore, perchè ha il pacemaker, ed è probabile quindi che il suo cuore continui a battere nonostante. Nonostante abbia avuto una vita piena, 3 figli, 15 nipoti, 6 pronipoti. A 90 anni morire è normale. I bambini dell’Africa no, non dovrebbero morire.

  2. paola Dice:

    E come si fa a non parlare dei bambini…
    Chi parla del mal d’Africa, credo parlasse della gente dell’Africa, più povera e molto più dignitosa di noi. Indimenticabili i sorrisi, i saluti, le urla di gioia di tanti occhi, bocche e mani che volevano toccarti e e toccare la macchina fotografica o la videocamera perchè non credevano ai loro occhi. Ti chiedono un paio di scarpe e sul mentre vorresti chiedergli qualcosa in cambio ma poi pensi, rifletti e ti vergogni di avere solo potuto pensare di fare un baratto quando è lampante che non hanno asssolutamente nulla. E poi il giorno dopo rivedi quello stesso ragazzo sorridente che ti saluta con le tue scarpe ai piedi e sai che adesso potrà camminare più a lungo e magari andare a scuola.
    Doni un accendino ad un anziano e non sa nemmeno cosa sia…
    Dai una spazzola per capelli ( che per una come me che ha capelli lunghi è da suicidio) e pensi che in fondo i capelli te li puoi tenete legati e spettinati per le tre settimane successive, chissene! Ne è nata tanta sorpresa e un sorriso meraviglioso per capire di avere fatto l’unica cosa giusta.
    Poi ti rendi conto di avere anche un pettine nel beatycase e continui a domandarti (ma poi come faccio con i capelli?) e lo doni lo stesso e ricevi tanti sorrisi che ti stringono il cuore.
    Questo è il mal d’Africa, non certo le bellezze naturale e l’immensità della natura che seppur bella e magnifica tocca le corde del cuore ma in altro modo.
    La bellezza dell’Africa è nella gente d’Africa, il nostro Andrew ne è un esempio…6000 kilometri, 5 gomme bucate, le bombole del gas che si rompono,il tronco dell’albero da spostare sulla strada,12 ore di viaggio quando andava bene (anche 15-16 nelle emergenze) sempre gentile e sempre pronto a sorriderti a 15 dollaria al giorno!
    Non scorderò l’odore di bruciato che perennemmente cia accompagnava appena raggiungevamo un viallaggio, le donne con i loro fardelli della testa e i loro bambini sulla schiena che passando ti donano sempre indistamente il loro sorriso, il loro pudore nel coprirsi mentre facevano il bagno appena noi arrivavamo per fotografare e invadere la loro privacy.
    Il funerale collettivo, la messa cantata in un pomeriggio domenicale, le contrattazioni al mercato, i pescatori sulla costa, le donne chine nel mare durante la bassa marea!, le donne che litiano per riempire l’acqua dei loro contenitori, i canti e i tamburi africani sulla spiaggia con la luna sul lago, la cucina di un piccolissimo ristorante a conduzione familiare dove cucinavano per terra, gli odori delle persone, e il non sapore della manioca.
    Non scorderò il viso dell’uomo che durante la nostra sosta forzata di otto ore lungo la strada dopo aver ricevuto un panino al formaggio è ritonato poco dopo per donarci qualche tronco di manioca da mangiare…..
    Quando mai noi doniamo qualcosa nella nostra vita quotidiana?
    Siamo molto più propensi a ricevere e lo pretendiamo pure mentre non ci accorgiamo che spontaneamente non regaliamo più niente…regaliamo quando ce lo imponiamo a Natale, a Pasqua, per i compleanni , per gli anniversari, quando facciamo un viaggio e “dobbiamo” portare dei regali per i parenti lasciati a casa.

  3. paola Dice:

    Devo aver cliccato involontariamente su inserisci per cui mi scuso degli errori di digitazione, troppe cose in contemporanea non si posso fare!:-)
    Una cosa voglio aggiungere a quello che ho detto sopra, andare in Africa è stato per me bellissimo e il Limpopo rimmarrà un pezzo indimenticabile di questo viaggio.

  4. Gimbo Dice:

    molto bello, cara meri. l’africa ti ha donato una vena ancora più poetica. però, povia potevamo benissimo risparmiarcelo… http://www.youtube.com/watch?v=KT6mlW8NlCU&feature=related

  5. Curly Dice:

    Bentornata Meri Pooop!
    Hai visto l’Africa? Uno dice vado in Africa. E ti viene voglia di provare a descriverla un pò, di parlare dei colori, degli odori, dei rumori, e ovviamente dei bambini. Ma ci sono cose che è impossibile descrivere a parole, se non ti chiami Karen Blixen. Tanto poi è impossibile mandare via quel senso di colpa per tutto quel cibo, tutte quelle scarpe, tutti quei medicinali che da queste parti diamo per scontati..
    Io reduce da un Viaggio in Portogallo durante il quale hanno provato ad abbattermi a colpi di aglio e baccalà, e indovina? Non ci sono riusciti.. : )

  6. MeriPop Dice:

    Curly, quanto mi manchi.

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