Quel “tocco” in più


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Ieri, per un attimo, ho incrociato il corteo motorizzato della regina Rania del regno Hashemita di Giordania, appena insignita dal Magnifico rettore de La Sapienza di una magnifica laurea honoris causa in Scienze dello sviluppo e della cooperazione internazionale. Ci s’è laureata dunque pure Vacanze romane, bella e regale più che mai in tocco e toga

Rania Laurea

Ora spiace piombare sulle lucine di Natale con una zona d’ombra (per quanto pure ste lucine con le relative incombenze mi abbiano già abbondantemente sfracassato) ma giustappunto pochi giorni fa anche il Magnifico professor Pi mi raccontava di aver presenziato nel magnifico salone della sua magnifica Università, a una sessione di laurea dei suoi scienziati. E spontaneo m’era uscito un

-Uh Professor Pi, lanciate pure voi il tocco per aria, per poi calcolarne la fisica ridiscesa?

E dopo un attimo di imbarazzato silenzio aveva amaramente chiosato

-No, Meripo’, non abbiamo più né tocchi e né toghe. Quelle vecchie si sono tutte rovinate e non abbiamo soldi per ricomprarli

Ora voi direte -Meripo’ non è che si possa ridurre tutto a una sfilata glamour, non confondiamo la forma con la sostanza. Piuttosto ringraziamiddio che questi si so’ laureati

Però invece secondo me no. Esiste una forma che in certi casi diventa anche sostanza. Il giorno della Laurea è uno dei riti di passaggio, non solo per chi quel riconoscimento lo riceve ma anche per quel contorno che t’ha aiutato ad arrivarci (e chi ha la fortuna di aver avuto uno o più nonni alla laurea lo sa).

E’ il passaggio all’età adulta (ora che il servizio militare l’avete rottamato) e certo il retrogusto cinico mi fa sentire anche qualche voce dal fondo che dice “Meripo’ è pure il rito di passaggio verso la disoccupazione” ma no, su questo oggi non mi avrete.

E’ il momento in cui uno Stato, che su questi cervelli ha investito per una venticinquina d’anni quel bond chiamato “formazione”, sa che può iniziare a incassare i rendimenti delle cedole.

E fa un certo effetto pensare che uno dei momenti più solenni della vita possa rimanere agli atti con una foto dentro a una toga sdrucita e un tocco squaqquerato. Che in effetti, a quel punto, è vero: meglio niente. Per cui, sommessamente, dotare ogni Ateneo di un armadiuccio comesideve non è solo forma: sarebbe anche rispetto. Voglio rovinarmi: per l’occasione sarebbe propizia anche la sponsorizzazione di qualche stilista ammodo. Che alla fine anche Armani, Missoni &C avrebbero le proprie soddisfazioni a vestire nonsoloRania ma anche qualche nostrana scienziata.

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