Quei giorni perduti a rincorrere Wellington


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11 agosto

Della città di Wellington direi che salviamo solo il Cable car

NZ Wellington cablecar

Cable car a Wellington (Foto Meri Pop)

e il bar del Royal Port Nicholson Yacht Club. Che Pi si era dimenticato una cosa in macchina, parcheggiata un po’ lontano dall’ostello, e sfidando sti zero gradi ventosi e le stalattiti a bordo marciapiede, decidevo di accompagnarlo. Al ritorno alzando gli occhi dallo scafandro termico leggevo “Royal Port Nicholson Yacht Club – Bar” e, dico io, se tu vedi un nome del genere non puoi far altro che entrare. E infatti ci accoglieva questo

NZ Wellington bar

Wellington, Royal Port Nicholson Yacht Club Bar (Foto Meri Pop)

che affacciava su questo

NZ Wellington bar baia

Lookout del Royal Port Nicholson Yacht Club Bar (Foto meri Pop)

e che ci serviva la nostra bella cioccolata con marshmallow a bordo tazza che, è ora di dirvelo, vanno gettati nella tazza e fatti sciogliere tipo zuccheroni. Bleah. Peccarità.

Chocolate&marshmallows

E questo è stato un altro dei “momenti” da collezione di viaggio. Dice -Meripo’ se sei andata fino a là solo per collezionare bevute di cioccolata con Pi, ve le potevate far fare dal Neri a Sesto Fiorentino. O esagerando Guido Gobino a Torino o Peratoner a Pordenone. Evvabbè.

Dunque Wellington. Climaticamente è come stare davanti alla porta spalancata del freezer a febbraio. In più soffia vento perenne gelido che andava a 100 all’ora jejejejè.

L’unica cosa che ci si può fare è stare al chiuso. O farci girare film. Da altri. Tra i film recenti girati parzialmente o totalmente a Wellington-Miramar: Il Signore degli Anelli, King Kong e Avatar.

Naturalmente piove. Piove ghiaccio. Ma questi se ne stracicciano altamente, dato che delle prime venti donne avvistate non ce n’era una che portasse le calze. Per altro andando in banca per cambiare i denari il professor Pi mi ammollava una paccata di euri da convertire poiché non poteva cambiare lui per tutti. Lasciatami inerme di fronte alla signora dello sportello a cercar di capire l’inglese neozelandico-maoro locale, la signora – appresa la italica provenienza- chiedeva

-E quanto vi trattenete a Wellington?
-Ah guardi, il meno possibile
No, non le ho detto così. Ho detto
-Partiamo domani, andiamo all’isola del Sud

E lei, giuro,
-Ah ma all’isola del Sud fa freddo

No perché invece qui si boccheggia. Roba da pazzi.

Comunque non divaghiamo. Da Wellington si ripartiva l’indomani mattina, dopo uno stazionamento di neanche quindici ore e non prima di aver assaggiato la locale pizza take away. Si ripartiva con destinazione Isola del Sud previo attraversamento con traghetto di circa tre ore e mezza.

E qui spiace ma tocca riaprire il capitolo squaqqueramenti di stomaco. Che il professor Pi è un santantonio che lèvati ma soffre il mal di mare. Anche il mal di curve, come è ormai noto. Non che questo gli impedisca di attraversarne. Di specchi d’acqua di tutti i tipi. Ma lo fa accompagnando il tutto da svomitazzate e annoccamenti. Mai che una volta gli avessi visto prendere una pilloletta. No, se deve soffrì. Stavolta però nel neozelandico gruppo trovavasi Rob Christinelagarde, la nostra cassiera, che in realtà è un panzer che agisce sotto elegantissime, signorili e bionde sembianze.

Rob, la sera prima, metteva accanto alle fette di pizza di Pi una pilloletta accompagnata da un laconico e inappellabile

-Questa la prendi domani mattina, prima della colazione

Ragazzi, una bomba. Saliti a bordo e parcheggiate le macchine al piano terra, giusto il tempo di ascendere nel salone mediano e Pi, tra uno sbadiglio e una calata di palpebra, prima faceva onore a un piatto di uova strapazzate, bacon e crocchette di patate (-No, grazie, il caffèllatte no, non vorrei appesantirmi) poi si appoggiava su un divanetto ed entrava in un sonno letargico. Tre ore. Un annoccamento come manco il Roipnol.

Trattavasi della stessa Rob che un giorno mi aveva fatto trovare una sciarpa sul letto: “Ho visto che tiri sempre su il collo del pile”. Sciarpa DI SETA. Caldissima. E sempre lei di fronte al raffreddore di Maci aveva estratto una specie di pozione di Asterix che l’aveva guarito tipo in venti minuti. Una serie di performance che le valevano il meritato soprannome di Emergency.

Con ciò Emergency, che usufruiva delle stesse pasticchette, col ciufolo che si addormentava: stava sveglissima. Al che iniziavamo a ipotizzare che la dose di Pi fosse stata opportunamente dopata per finalmente impossessarsi della cassa comune e fare una spesa come si deve.

In un divanetto accanto il nostro Ago era intanto intento (nto) a riparare gli occhiali da sole de laNonna (e qui va detto che la borsa di Ago è anche meglio di quella di Mary Poppins ed Eta Beta messi insieme che ora, dicoio, come ti viene in mente di portarti gli aggeggini per gli occhialetti), che
-Santocielo si è staccata la stanghetta, ma guarda che disdetta, proprio ora, ma com’è possibile?
e Ago -Si ma sono ai minimi termini, quanto l’hai usati?
-Venticinque anni

Contestualmente laNonna conversava amabilmente con un gruppo di vegliarde canadesi, alle quali decantava (è il caso di dire) le magnificenze dei vini italici con un fluently english che ogni tanto però riservava qualche intoppescion. Tipo quando le hanno chiesto se a lei piacesse di più il vino fermo o frizzante e lei ha calato il jolly:

-Ah beh, I love the plin plin wine
(frizzantly)

 

 

2 Risposte to “Quei giorni perduti a rincorrere Wellington”

  1. Franka® Dice:

    Cioccolata e marshmallow bleah?

    Buono a sapersi
    (anni di Gilmore Girls mi avrebbero convinta del contrario)

  2. SuperCaliFragili » Blog Archive » Aria sottile Dice:

    […] tavolo la cioccolata calda con i caspita -di nuovo- di marshmallow (che gli assidui del disgusto ricorderanno dalla Nuova Zelandia). E contestualmente appariva pure Pi facendo capolino col capoccione e […]

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